I banchieri al tempo del Virus

3' di lettura 11/04/2020 - Le banche nel mezzo della crisi del Covid-19. Tutto il potere agli istituti di credito. Ma si può essere diversi? C'è un Minore che sarebbe un Maggiore, ma non è un VIP, non ha fatto in tempo ad entrare nelle alcove del Grande fratello

È venuto molto prima della società euforica e comunque avrebbe avuto ben altro da fare. Procediamo per gradi.
Qualche settimana fa, mi arriva da un parente prossimo un video della Fondazione Luigi Einaudi. Il convegno annuale non ci sarà, c'è però una sorta di lezione, interessantissima. Probabilmente di un docente. Nel video non è spiegato. Mi soffermo, attivo il video e scopro un mondo. Meglio, scopro un italiano, grande grandissimo, che può insegnarci molto specie in questo periodo. E scopro che lui iniziò una banca diversa. E che una banca diversa la si può fare, volendolo.

Il relatore fa una premessa indicando la sua foto: nessuno conosce quel volto; poi, indica la foto del Padrino don Vito Corleone, il film tratto dall'opera di Mario Puzo. Questa immagine è famosa nel mondo.
Tutti conoscono don Vito Corleone, che è stato un criminale - spiega il professore -, nessuno conosce però Amadeo Pietro Giannini, un grande uomo e un grande banchiere, con un fare diverso dai banchieri odierni. E parte la ricostruzione del personaggio e della sua opera.

Sono gli anni dell'emigrazione di fine Ottocento. Giannini nasce a San Jose il 6 maggio 1870. I suoi genitori provengono dalla Liguria, da Favale di Malvaro, in provincia di Genova. Il babbo, di origini contadine, apre un piccolo negozio di frutta e verdura a San Francisco. Vende ciò che coltiva, oggi diremmo a km0.
Pietro-Peter ha sette anni quando vede uccidere il padre. A sparargli è un poveraccio che gli doveva un dollaro. Una scena che gli si imprime nella mente. Studia, con sacrificio, frequenta l'università, con sacrificio. Si laurea in economia e viene assunto in un istituto di credito. Ci resta sei mesi. Quando se ne va, così motiva la scelta: non condivido il vostro modo di essere banca: prestate i soldi ai ricchi, pensando di essere più garantiti; non li date ai poveri che, invece, li renderebbero sicuramente. E dà conseguenza a questa sua convinzione: apre una piccola banca, poco vicino a San Francisco, e inizia a prestare soldi ai poveracci. La banca si chiama Bank of Italy.

Quando il terremoto del 1906 sconvolge la città, lui porta via gli unici tre lingotti d'oro di cui il suo istituto è possessore. Gli serviranno ad aprirne un'altra, di banca, in una baracca del porto dove su una parete fa scrivere: «Si prestano soldi come prima e più di prima».

Arrivano gli anni della grande crisi: gli chiede soldi Frank Coppola, ingegnere senza più lavoro. E gli chiedono soldi due altri ingegneri che vogliono costruire quello che sarà il Golden Gate, il ponte senza mattoni che unisce le due punte della Baia di San Francisco.

Giannini – attenzione - elargisce soldi e non chiede interessi. E qui sta il punto: non chiede interessi ma fa di più. Chiede solo una cosa: che gli operai impiegati nella costruzione dell'opera siano i suoi clienti. Cioè, gli trova lavoro, riesce a far aver loro un salario con cui far fronte ai prestiti bancari ottenuti. È il lavoro che va creato!

Oggi quella banca, nata in una baracca, è la Bank of America. Ma noi sappiamo tutto di Corleone e nulla di Giannini. Da arrossire di vergogna.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 11-04-2020 alle 14:04 sul giornale del 13 aprile 2020 - 235 letture

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