Ospedale, Territorio, Prevenzione e Servizio Professioni Sanitarie. Settore per settore le impressioni dei Direttori circa l’emergenza Coronavirus

7' di lettura 10/04/2020 - «Settori della nostra sanità che operano sì ciascuno nel proprio ambito di competenza ma in un sistema ad ingranaggio. Il movimento di uno dà impulso anche agli altri», così il Dr. Licio Livini, Direttore di Area Vasta 4 nell’introdurre la videoconferenza di quest’oggi.

Parola ai rappresentanti dei vari settori impegnati nella lotta contro il Coronavirus.

- Direttore Medico Ospedaliero: Dr.ssa Fiorenza Anna Padovani

«Partendo dall’organizzazione dell’ospedale, sono stati previsti vari step man mano che la situazione si andava ad aggravare, andavamo cioè ad attivare dei moduli; nel complesso siamo stati bravi. Professionisti eccellenti. Tutti gli operatori di tutto l’ospedale hanno risposto in modo molto professionale. I reparti più esposti non hanno infetti tra gli operatori. Questo vuol dire che sono stati molto bravi ad operare con ogni accorgimento. A livello di risorse invece la risposta all’emergenza è stata più complicata, come in tutta Italia. Ora c’è un problema che è quello della collocazione delle persone negative o guarite, quindi non più acute, ma ancora positive che vanno comunque confinate per cercare di spegnere questi focolai. Ringrazio poi la popolazione locale che ha mostrato una grande generosità. Mi sono arrivate stamattina 1000 mascherine da due farmacisti che vogliono rimanere anonimi. Nel mese di marzo abbiamo avuto un morto in meno rispetto al marzo 2019 nonostante il Covid e questo vuol dire che abbiamo tenuto bene. La gente non dovrà aver paura di venire in un ospedale Covid perché in esso è stato comunque previsto di continuare a dare una risposta al territorio anche per gli altri ammalati che sono di pari dignità».

- Direttore Dipartimento Prevenzione: Dr. Giuseppe Ciarrocchi

«Che cosa è accaduto, cosa sta accadendo e cosa avverrà? Il nord delle Marche è stato colpito in maniera più violenta rispetto al sud delle marche, al nord il virus è circolato per un periodo più a lungo che al sud. Le misure di contenimento cioè sono state intraprese più tardi al nord mentre a sud ci siamo subito attivati nella sorveglianza sanitaria e nell’ isolamento dei casi. A Pesaro ad esempio hanno avuto un numero pari a 5 volte superiore di quello di Fermo. Se allentiamo la presa ora avremo altri focolai e picchi epidemici. In Area Vasta 4 abbiamo avuto 347 soggetti che sono risultati positivi e 1500 contatti stretti con i suddetti positivi che sono stati messi in quarantena: 4 persone in quarantena per ogni caso positivo. Dietro a questi numeri c’è un lavoro immenso che è stato fatto in pochissimo tempo. In 20 giorni abbiamo fatto con il team 750 tamponi a casa e 160 con il “drive through”, il tampone in auto. Tamponi infine anche ai guariti, ma quando? Quando sono trascorsi 14 giorni dalla fine dei sintomi. Solo così il tampone risulterà con molta probabilità negativo. Ad oggi - altro dato importante - abbiamo pareggiato le 1000 richieste che ci sono piovute dal territorio».

- Direttore Distretto: Dr. Vittorio Scialè

«Attenzione concentrata su due aspetti. Il primo riguarda le residenze extra ospedaliere - il settore anziani - e nel territorio ne abbiamo 20 (7 a gestione diretta e 13 private). Il secondo ambito è quello dell’ assistenza domiciliare nel quale il ruolo chiave è quello del medico di famiglia e di quegli operatori che si recano presso il domicilio di chi necessita di assistenza. In questi due ambiti un momento determinante in questa situazione di difficoltà è stata la prima decade di marzo nella quale le decisioni determinanti sono state due: anticipare il blocco totale dei visitatori nelle strutture residenziali e qualche giorno dopo il blocco delle movimentazioni, nessun paziente sarebbe stato dimesso e nessun altro ammesso in modo da blindare le strutture. Ad oggi abbiamo 622 ospiti anziani in queste strutture che sono tutte potenziali bombe di contagio. Parliamo infatti di strutture nelle quali la convivenza, la relazione diretta è elemento fondante. Altra decisione determinante è stata la straordinaria collaborazione coi medici di famiglia di Area Vasta 4. A metà marzo attivate le c.d. USCA (Unità Speciali della Continuità Assistenziale) partite formalmente il 1 aprile. Siamo riusciti a fare più di 100 visite a domicilio, passo determinante nel governo di una situazione enorme dal punto di vista delle segnalazioni e delle richieste. Da circa 3 settimane sono attive anche delle équipe infermieristiche per effettuare dei tamponi sia a domicilio, sia nelle residenze che in auto. Anche per quanto riguardo il territorio nulla si è fermato, visite urgenti e non differibili sono andate avanti, e ancora, tutte quelle che sono le aree della disabilità hanno continuato a essere seguite in forma telefonica o attraverso video coi pazienti stessi. Triage fuori dal carcere per gli operatori che entrano ed escono. Tutto quello che è territorio non si è fermato. Quello che hanno fatto - conclude - i 40 infermieri che hanno 500 contatti al giorno è straordinario, loro stanno davvero in prima linea».

- Direttore Servizio Professioni Sanitarie: Dr. Renato Rocchi

«Ho il privilegio di rappresentare oltre 900 operatori della salute che stanno dando il massimo. Abbiamo dovuto ripensare le strategie, nessuno di noi era preparato. Abbiamo dovuto ridisegnare l’offerta dei servizi, la geografia degli ospedali e dei distretti e riorganizzare l’impegno assistenziale. Sono attualmente in campo 250 infermieri nell’ambito ospedaliero e dell’emergenza territoriale e oltre 40 altri infermieri che garantiscono la presa in carico in ambito distrettuale. L’arbitro ci ha contato ma non siamo caduti. Abbiamo preso le misure e siamo in grado di dare una risposta migliore. Quanto al contributo infermieristico, l’infermiere è abituato a lavorare insieme al medico, è una sinergia indissolubile e fortissima e la gestione di questo momento ci ha rafforzato ancora di più. Siamo andati avanti spediti usando le armi migliori, ossia la capacità relazionale e comunicativa dell’infermiere al servizio di pazienti soli, in difficoltà e spaventati e facendo da ponte per far sì che essi fossero collegati alle loro famiglie. Aspetto che potenzieremo, questa esperienza ci ha insegnato molto».

- Medico di Medicina Generale: Dr. Paolo Misericordia

«Noi ci siamo mossi con tempestività perché già negli ultimi giorni di febbraio, vista la situazione del Nord Italia, abbiamo subito percepito che era il caso di attivare dei meccanismi di prevenzione importanti. Abbiamo ragionato in un ottica di centralizzazione e ottimizzazione dell’utilizzo dei dispositivi di protezione. Abbiamo costituito dei Covid-team a domicilio con una grande disponibilità della direzione del Distretto e dell’Area Vasta. I medici ingaggiati in questi team si sono trovati anche disposti a intervenire economicamente per offrire questo servizio, unitamente al sostegno economico dell’associazione di categoria. Rispetto alle altre Aree Vaste si è partiti subito anche con le citate USCA il 1 aprile. Siamo stati i primi dal 12 marzo a partire con iniziative di questo tipo, riprese poi a livello governativo. Abbiamo cambiato approccio con il paziente, abbiamo attivato tutta un’altra serie di iniziative che ci hanno messo vicino al paziente attraverso altri canali: piattaforme audio video con gli assistiti, disponibilità telefonica estesa fino a sera tardi, mezzi telematici per corrispondere le ricette da remoto, abbiamo attivato nuovi account, la relazione è anche su Whatsapp. Abbiamo fatto passi in avanti rispetto alla gestione telematica della nostra attività che dovremmo consolidare anche successivamente. Vogliamo esserci in una gestione in prima persona, coordineremo pertanto anche il lavoro dei tamponi in auto presso il parcheggio auto della pista d’atletica».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 10-04-2020 alle 15:16 sul giornale del 11 aprile 2020 - 465 letture

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