Coronavirus, dieta mediterranea e diabete. Intervista al dottor Paolo Foglini

6' di lettura 09/04/2020 - Coronavirus e Dieta Mediterranea, che legame c'è? Coronavirus e diabete, cosa c'è da sapere?

Ne parliamo con il dott. Paolo Foglini, diabetologo e nutrizionista, già primario del Centro Diabetologico dell’Ospedale Murri di Fermo nonché vicepresidente del Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea.

- La Dieta Mediterranea rappresenta il modello di alimentazione per eccellenza, quello che andrebbe sempre seguito.
Ebbene, qual è il concetto di Dieta Mediterranea? Perché fa così bene?

Dieta mediterranea significa un’alimentazione ricca dei prodotti della natura. Dire dieta mediterranea è dire alimentazione frugale - nel senso etimologico del termine. Significa fruire dei frutti della terra. Essa è parte integrante del nostro patrimonio genetico. Non a caso la validazione scientifica della dieta mediterranea è stata effettuata proprio sulla popolazione marchigiana. Nell’ambito di uno specifico studio condotto in materia di dieta mediterranea durante il secolo scorso, il Seven Countries Study, una delle località prese a campione fu proprio Montegiorgio.
Risultato: la constatazione di straordinaria longevità ivi legata allo stile di vita mediterraneo.
Sulla tavola il tutto si traduce in un’alimentazione ricca di legumi, pane, pasta, verdure e in un consumo della carne in modiche quantità. Da tenere presente inoltre che, da un punto di visto biochimico, gli alimenti ricchi in carboidrati contengono il triptofano, precursore di una sostanza chiamata serotonina, ormone della tranquillità e del buon umore che, specie in questo momento di profonda tristezza, non guasta.

- In questi giorni di forzata inattività è ancor più necessario alimentarsi in maniera corretta. Questo momento così tragico è stato forse il momento propizio per far riscoprire alla popolazione il modello della Dieta Mediterranea?

Certamente. Mi piace parlare a tal proposito di Dieta Mediterranea al tempo del Coronavirus. Sono da considerare due aspetti: una vita forzatamente casalinga e una limitazione del lavoro. Il tempo per cucinare oggi è maggiore. Ciò ha fatto sì che le famiglie riscoprissero il momento, prima d’ora trascurato, della preparazione dei pasti in casa. Non a caso le statistiche parlano di un incremento della vendita di farina, lievito e verdure. C’è però un problema, la segregazione imposta sta limitando l’attività fisica, altro aspetto fondamentale di uno stile di vita mediterraneo. Ecco che l’assunzione di alimenti ricchi di fibre, come ad esempio le verdure, aumentando gli indici di sazietà potrebbero senz’altro aiutare a bloccare quell’aumento di peso ancor più inevitabile se l’alimentazione fosse disordinata.

- Quando si parla di Dieta Mediterranea si parla solo di alimentazione?

Non solo. I principi della Dieta Mediterranea non sono legati solo all’alimentazione ma anche allo spirito peculiare di questa nostra terra. Mi riferisco all'ospitalità, alla convivialità, al mangiare insieme. Questo non è un fattore così scontato come sembra. Non a caso quando Michelle Obama venne a Milano in occasione di Expo 2015 disse: «Giungo nella terra dove si mangia insieme». E questo aspetto è probabilmente da riscoprire. Ecco il momento giusto per farlo.

- Il Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea vanta un marchio registrato nel 2018 presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze dove risaltano le paroleDieta Mediterranea”, “Patrimonio dell’UmanitàeTerra di Marca Felix Terra”. In cosa consiste?

Consiste nella possibilità di certificare i prodotti di quei piccoli produttori locali che rispondono ai principi della dieta mediterranea. Questa terra ne è particolarmente ricca. A tal proposito proprio lunedì noi membri del Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea ci siamo riuniti virtualmente e abbiamo deciso di concedere questo nostro marchio a dei piccoli produttori agroalimentari di modo che si sappia quali sono quei prodotti dietro cui il buono si cela. Questo vuole essere anche un piccolo contributo al rilancio dell’economia messa a dura prova.

- Dottore da quarant’anni. Oggi in pensione. Nonostante questo, cuore di medico, ha scelto di dare il suo contributo nella lotta contro il Coronavirus. Gran bel gesto.

Sì. Come tanti altri medici e operatori sanitari in pensione sono tornato in campo per dare il mio contributo attivo nella battaglia contro il Covid-19. Sono all’interno del Pronto Soccorso di Fermo nel settore del triage. Il mio pensiero va in particolare a tutti quei medici che hanno perso la vita in questa battaglia. Tra questi il dott. Cifola, sangiorgese, tornato a combattere contro il nuovo virus all’ospedale di Bergamo dove un tempo rivestiva il ruolo di primario dell’Otorino. Fortunatamente le misure restrittive adottate dal Governo stanno dando i frutti, la pressione si sta attenuando e i contagi stanno diminuendo ma non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia.

- Secondo un recentissimo studio condotto dall’Università di Miami il farmaco anti-diabete sembra poter ostacolare l’azione del Coronavirus. Che ne pensa?

Adesso non ci sono certezze ma studi. Studi, devo dire, estremamente promettenti, peraltro già avviati durante l’epidemia di Sars. Ne scaturisce che i farmaci utilizzati per la cura del diabete, chiamati GLP-1 agonisti o inibitori del DPP-4, sembrano competere con la possibilità di aggancio del Coronavirus nelle cellule polmonari. Non sono ancora la terapia ma questo ci può far ben sperare per un futuro prossimo.

- In che termini i pazienti diabetici sono più vulnerabili al Coronavirus? Ѐ davvero così? Cosa c’è da sapere?

Premetto intanto che il diabete non è tutto uguale, possiamo distinguerlo in maniera semplice in diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2. Il diabetico che fa l’insulina è un soggetto a rischio non perché sia più facilmente aggredibile dal virus quanto piuttosto perché, se dovesse fatalmente contrarlo, nella già complessa terapia di emergenza polmonare, la terapia insulinica risulterà più difficile. Il controllo della glicemia infatti, in presenza di una qualsiasi altra infezione, è più complicato. Ma l’elemento più importante per quanto riguarda la gestione del paziente con Coronavirus è il diabete di tipo 2 con obesità. Obesità, ipertensione e diabete è una triade in grado di aumentare il grado dell’infiammazione nell’organismo. Dunque ci sarà una maggiore difficoltà nel controllo delle infezioni generali. Ecco perché il paziente obeso, iperteso e diabetico è quello che sta pagando il prezzo più alto in termini di mortalità dopo aver contratto il Coronavirus.

- Quali consigli si sente di dare ai pazienti diabetici?

Di controllare l’alimentazione con i consigli che ben conoscono approfittando del tempo a disposizione in casa per metterli in atto. Ma anche di non stare seduti sul divano perché lo stare semplicemente in piedi consente già un abbassamento della glicemia in tempi successivi significativo. Ѐ questo l’ABC del paziente che gli consentirà di “compensare” quello che si chiama diabete “scompensato”.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questa è un'intervista pubblicata il 09-04-2020 alle 08:37 sul giornale del 10 aprile 2020 - 8258 letture

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