Cesare Bocci, testimonianza della marchigianità

6' di lettura 09/04/2020 - Se i lettori sono marchigiani di sicuro sono già pronti per affrontare le grandi difficoltà. Basta pensare che abbiamo saputo reagire e siamo riusciti a riprenderci dopo il terremoto che ha interessato la regione quasi quattro anni fa. Di sicuro sapremo reagire anche a questa situazione. La marchigianità ci aiuta!

Il Covid-19 sta stravolgendo l’economia e la vita di ciascuno di noi, a qualsiasi latitudine. Le restrizioni adottate per contrastare il diffondersi del virus hanno interessato anche il mondo dello spettacolo bloccando le riprese sui set cinematografici e televisivi che saranno chiusi fino a nuovo ordine. Anche gli attori restano a casa ed hanno aderito all'iniziativa iorestoacasa per invitare il pubblico ad effettuare spostamenti solo se strettamente necessari, in modo tale da impedire al virus di diffondersi. Non uscire è fondamentale in queste giornate così delicate. Niente ci vieta, però, di scambiare due chiacchiere con i personaggi amati dai lettori e scoprire come stanno vivendo questo momento di pausa forzata.
Noi di Viverefermo siamo riusciti a metterci in contatto con Cesare Bocci che ci ha gentilmente concesso un'intervista telefonica.
Anche se non ha bisogno di presentazioni vogliamo dare un cenno biografico ai nostri lettori.
Cesare Bocci all'anagrafe Cesare Adolfo Bocci nasce a Camerino il 13 settembre 1957. Cresciuto a Camporotondo di Fiastrone, assieme ai genitori e ad un fratello ed una sorella, scopre relativamente tardi la passione per la recitazione. Iscritto alla facoltà di Geologia dell’Università di Camerino, frequenta contemporaneamente una scuola di recitazione a Tolentino ed inizia la carriera in teatro fondando, nel 1982, insieme ad altri cinque giovani attori, la Compagnia della Rancia di Tolentino. Si trasferisce poi a Roma, dove continua a fare teatro ed inizia a lavorare in televisione e al cinema.
Cesare ha saputo fare della versatilità la sua arma vincente, divenendo uno dei volti più celebri e amati del mondo dello spettacolo. Nel corso degli anni lo abbiamo visto alternarsi tra teatro, cinema e televisione dove ha interpretato tantissimi personaggi. Sicuramente tra quelli che lo hanno reso popolare ci sono Mimì Augello nella fortunata serie Tv "Il commissario Montalbano", il dottor Antonio Ceppi in "Elisa di Rivombrosa" ed il primario Sergio Danieli in "Terapia d'urgenza". Nel 2018 partecipa a "Ballando con le stelle", il talent show condotto da Milly Carlucci, che vince in coppia con Alessandra Tripoli. È molto attivo nel sociale come testimonial dell'ANFFAS di Macerata e collabora da cinque anni alle campagne di raccolta fondi per Save the Children. Dal 1993 è legato a Daniela Spada da cui nel 2000 ha avuto una figlia, Mia. Pochi giorni dopo il parto, il giorno 1° aprile 2000, Daniela viene colpita da un ictus che la fa rimanere in coma per venti giorni. Dopo la riabilitazione e la ripresa, Daniela e Cesare raccontano la loro storia in un libro autobiografico uscito nel 2016 e intitolato "Pesce d'aprile. Lo scherzo del destino che ci ha reso più forti".
Il 22 settembre 2016 ho avuto il piacere di essere tra il pubblico di Villa Baruchello a Porto Sant'Elpidio durante la presentazione del libro e da quel momento ho apprezzato ancora di più Cesare Bocci che era già tra i miei attori preferiti.

Buon pomeriggio Cesare, grazie per la tua disponibilità.
In questi giorni di reclusione forzata come passi le tue giornate?

Guarda, da una settimana sto facendo un lavoretto nel condominio in cui abito. Sto sistemando il portone, un portone che ha centanni. L'ho sverniciato ed ho appena finito di prepararlo in attesa che mi arrivi l'impregnante. Appena riceverò l'impregnante, darò l'impregnante così avremo il portone nuovo. Quando ho iniziato a fare l'attore ho fatto anche il tecnico per cui ho imparato la manualità che mi porto dietro come bagaglio ed al momento passo le giornate così.

Riguardo il Coronavirus, ti spaventa quello che sta accadendo?
Eh sì, chi non spaventa?! Mi spaventa per tanti aspetti. Innanzitutto perché se ti becca può essere veramente molto pericoloso perciò già quello ti fa stare in allerta, giustamente in allerta. Poi, perché è una cosa davvero grossa, sta condizionando la vita ed il lavoro di tutti e questo sta creando grandissimi problemi. Al nostro settore enormi problemi perché era già un settore con un equilibrio molto delicato. Tra l'altro sarà tra gli ultimi settori che ripartiranno perché noi quando facciamo teatro abbiamo bisogno del pubblico lì. Già i teatri fanno fatica quando non sono pieni quindi se dovessero confermare le disposizioni che limitano i posti in sala sarebbe impensabile. Speriamo si troverà una soluzione adeguata.

A quali progetti stavi lavorando prima che si venisse a creare questa situazione?
Ero impegnato nelle riprese televisive del programma di divulgazione culturale "Viaggio nella grande bellezza" prodotto da Mediaset per Canale 5 che era già andato in onda lo scorso dicembre. Visto che aveva riscosso un grande successo era prevista una nuova programmazione per il prossimo settembre con sei puntate speciali in prima serata dedicate a: Orvieto-Assisi, Venezia, Torino, Firenze, Milano e Gerusalemme. Purtroppo siamo riusciti a girare soltanto la prima puntata, a Assisi e Orvieto, perché poi ci siamo dovuti fermare, speriamo che a giugno si possa ricominciare. Intanto stiamo portando avanti le sceneggiature, poi si vedrà quando ci daranno il via per ripartire.

In questo momento cosa ti senti di voler dire a chi sta leggendo? Quale messaggio vorresti dare ai nostri lettori?
Se i lettori sono marchigiani di sicuro sono già pronti per affrontare le grandi difficoltà. Basta pensare che abbiamo saputo reagire e siamo riusciti a riprenderci dopo il terremoto che ha interessato la regione quasi quattro anni fa. Di sicuro sapremo reagire anche a questa situazione. La marchigianità ci aiuta!
Poi c'è da dire che da questa situazione possiamo anche imparare. Vedere le immagini trasmesse dai satelliti che mostrano come si è ridotto l'inquinamento in questi giorni ci deve far pensare che forse dovremmo riconsiderare i nostri stili di vita. Capisco la preoccupazione del lavoro per chi non sta lavorando, capisco la preoccupazione per la nostra salute e quella dei nostri cari però questo rallentamento del ritmo di vita probabilmente serve a farci riflettere su come ci siamo sempre concentrati soprattutto sulle cose superflue.

Grazie Cesare, è stato un piacere! Speriamo di vederti nelle Marche appena possibile.


di Keti Iualè
redazione@viverefermo.it







Questa è un'intervista pubblicata il 09-04-2020 alle 15:22 sul giornale del 10 aprile 2020 - 1675 letture

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