Roberto Rossetti partecipa allo Speciale Rai su Raffaello Sanzio

4' di lettura 06/04/2020 - Il regista della Compagnia della Marca apre il sipario sulla collaborazione con Sydonia Production e offre uno sguardo di riflessione sull'utilità del teatro in questo periodo di allerta.

La programmazione Rai "Raffaello. Il genio sensibile" ha raccontato ieri sera, 5 aprile, la storia di Raffaello Sanzio, il grande pittore nato nelle Marche riconosciuto come una pietra miliare dell'arte.

Roberto Rossetti, regista della Compagnia della Marca, ha partecipato al progetto mettendo in scena per la Rai uno spettacolo incentrato sulla vita di Raffaello, curando la scrittura delle parti teatrali e la scelta degli attori, interpretando lui stesso la parte del regista.

Agli occhi dello storico dell'arte Luca Tomìo dirige i suoi attori alla scoperta dei sentimenti che animarono la personalità dell'artista. Alla redazione Vivere scosta le tende del sipario teatrale per offrire i retroscena della realizzazione della fiction nella fiction.

"Sono stato contattato dalla Sydonia Production nella figura di Luca Trovellesi – racconta Rossetti - per scrivere e intrerpretare la drammaturgia di questo spettacolo pensato appositamente per il documentario su Raffaello, ed ho accettato volentieri. Raccontare una storia come quella di Raffaello è un grande privilegio".

Lo speciale.

Lo storico Luca Tomìo inizia un viaggio alla scoperta del Genio rinascimentale partendo da Urbino, dove incontra Luigi Bravi, presidente dell'Accademia Raffaello, che racconta la storia famigliare di Raffaello a partire dall'infanzia. La visita alla Galleria Nazionale delle Marche è lo spunto per un'analisi approfondita sulla tecnica pittorica dell'artista, il quale dopo aver lasciato la terra natia si muove tra Umbria e Toscana.

Il viaggio prosegue passando da Milano a Roma, e toccando il Castello Sforzesco, la Basilica di San Lorenzo e la Pinacoteca di Brera, in cui si ammira Lo sposalizio della vergine.

Le tecniche sull'illusione prospettica apprese dal Bramante finiranno per rendere Raffaello quel genio che realizzò un'illusione di nove metri di profondità in uno spazio effettivo di novanta centimetri (Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, Milano).

La collaborazione di Rossetti.

Le riprese delle prove dello spettacolo, effettuate all'interno del Teatro Alaleona di Montegiorgio, gioiello di rara bellezza, sono durate un paio di giorni, mentre il lavoro di produzione e scrittura è durato mesi.

Una scena peculiare per comprendere il lavoro di sinergia tra realtà e finzione è quella del dietro le quinte dello spettacolo, incentrata sul trucco dell'attore protagonista (Enrico Verdicchio), in cui è importante notare le precise direttive registiche dello stesso Rossetti: deve trattarsi di un trucco "che doni al personaggio uno sguardo dolce, innocente ma allo stesso tempo prudente e lavoratore, che fissa un obiettivo e cerca di raggiungerlo", così come "Raffaello era considerato un cuore di ferro dall'animo buono", precisa Tomìo.

Il documentario si chiude sulla messinscena della morte di Raffaello.

"La ricostruzione in costume – dichiara Rossetti – è stata facilitata dall'aiuto di Giovanni Martinelli, che ha gentilmente concesso al cast i costumi storici de La contesa del Secchio".

Ci saranno ancora collaborazioni con la Sydonia Production? "Me lo auguro. Sarebbe bello vedere di nuovo due eccellenze del territorio che lavorano in ambito nazionale".

La situazione di emergenza che viviamo ha apportato dei cambiamenti anche al modo di vivere il teatro: molte compagnie si sono ingegnate con lo show in streaming. La Compagnia della Marca come sta vivendo il momento?

"Aspettiamo che questo periodo passi. Questo è il momento dell'ascolto. Poi, quando il periodo sarà passato, lo andremo a raccontare come sempre, vestendoci da menestrelli. È bellissimo che questa situazione stia portando noi artisti e attori ad adattarci a nuovi spazi come finestre e balconi, ma questo è il momento di vedere la gente, che non fa il nostro mestiere, esprimersi nel frutto dell'espressione: mamme ballerine, bambini che cantano, ci fanno capire che il teatro non è un bene effimero ma una necessità dell'essere umano".


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2020 alle 14:28 sul giornale del 07 aprile 2020 - 688 letture

In questo articolo si parla di cultura, teatro Alaleona, articolo, marina mannucci

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