Il mio BUON GIORNO

2' di lettura 06/04/2020 - Sto leggendo un interessante libro di Gian Maria Fara, presidente dell'Eurispes. S'intitola “L'Italia del Ni”. Quell'Italia che non decide mai, che rinvia, che è fortemente conflittuale. D'altronde siamo nati da un fratridicio.

Fara lo ha scritto prima che scoppiasse il Maledetto. È una fotografia dell'esistente. Sono arrivato a metà. Al momento non propone soluzioni, a meno che non le si ribalti dal negativo raccontato. Dal negativo al positivo. Un concetto ben espresso, che mi ha colpito, è quello della «qualipatia» sintetizzato dagli studiosi come «il rifiuto o il disprezzo per tutto ciò che richiama la qualità; dove il contenitore è diventato più importante del contenuto». La qualipatia, scrive Fara, «si esprime in forme diverse, ma ugualmente pericolose: dall’invidia per il successo dell’altro, anche se dovuto alla capacità e alla competenza, sino all’aspirazione a una società di“uguali” dove uno vale l’altro indipendentemente dall’esperienza e dai titoli posseduti».

Farei una chiosa. Non è il rilancio della meritocrazia però che ci salva, ma del merito, che è cosa ben diversa. Ed i meriti possono essere diversi, tanti, e non determinati dalla ricchezza. Cadremmo altrimenti nella concezione calvinista: merito e successo come segno della predilezione di Dio. Concetto del tutto estraneo al cattolicesimo di cui siamo, volenti o nolenti, ancora figli.

Perché scrivo questo? Perché mi auguro – ma sono molto timoroso – che questo mese di prigionia possa cambiare qualcosa, nelle idee, nei contenuti, nelle persone.

Diceva Machiavelli: «Una Repubblica senza cittadini riputati non può stare, né può governarsi in alcun modo bene; dall’altro canto, la riputazione dei cittadini è cagione della tirannide delle Repubbliche». La reputazione, dunque! Ma di cosa è fatta, da dove scaturisce la reputazione? Un tempo il buon padre e la buona madre di famiglia erano reputati, il bravo artigiano era reputato, il contadino che sapeva rispettare la terra era reputato, il medico, gli infermieri, i volontari che si spendevano – e si spendono - senza sosta per gli altri erano – sono – reputati.

Quelle persone non sono passate, esistono ancora. Lo abbiamo visto in queste settimane. Sarebbe bene che la gratitudine per loro non sia un fatto emozionale del momento. Un atteggiamento di pancia. È augurabile dunque una totale inversione del pensiero e della considerazione. Una ripresa di reputazione diversa dalla mentalità attuale. Occorrerebbe il rilancio della reputazione della persona seria, dell'onesto commerciante, del preparato professionista, dell'imprenditore cui sta a cuore la sua gente e la sua terra... E non dei pescecani dai denti aguzzi e, per dirla con De André, «dal cuore a forma di salvadanaio».




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2020 alle 00:02 sul giornale del 07 aprile 2020 - 296 letture

In questo articolo si parla di attualità, adolfo leoni

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bi60





logoEV
logoEV