Coronavirus Fermo: Il direttore Livini e il primario Amadio fanno il punto sull’emergenza

4' di lettura 06/04/2020 - Una lunga videoconferenza stampa si è tenuta poco fa, a parlare Licio Livini e Giorgio Amadio, volti di entrambi coperti dalla mascherina. Insieme hanno fatto il punto della situazione attuale al Murri.

“L’emergenza dura da 45 giorni. 148 le persone passate nei nostri reparti. Di questi, ad oggi, 34 sono stati dimessi, sono quasi completamente guariti e rappresentano il 20% di quelli che abbiamo ricoverato. 43 invece sono deceduti. Il 30% dei decessi lo abbiamo avuto al Pronto Soccorso, il 28% nelle malattie infettive, fino ad arrivare a un 8% dei decessi della terapia intensiva.

Questo significa che chi arriva al Pronto Soccorso ci arriva già in condizioni abbastanza gravi.

E’ il caso pertanto di riporre più attenzione a quello che succede fuori dall’ospedale, sul territorio. Di più di quella prestata già finora con le due equipe di medici e infermieri in giro dal 12 marzo a fare visite e tamponi per le case ”, così Licio Livini, Direttore di Area Vasta 4 prima di lasciare la parola al dott. Amadio, primario del reparto di Malattie Infettive del Murri di Fermo.

Il primo pensiero del dottor Amadio va a tutti gli operatori sanitari che hanno lavorato e stanno lavorando incessantemente senza badare a orari e riposi.

“Abbiamo notato una riduzione di accessi al pronto soccorso, questo significa che le misure restrittive stanno dando il loro risultato. Non è facile spiegare quello che è successo in questi giorni, sono stati giorni faticosi, turbolenti. L’isolamento non ci permette di comunicare bene con il malato e i con i suoi familiari. E’ difficile riuscire a spiegare le condizioni di un paziente sempre, specie ora”.

Non ci sono neppure farmaci dalla sicura efficacia. Si somministrano talvolta farmaci per l’artrite reumatoide, farmaci per l’HIV ( poi tolti dall’armamentario) ma nulla di miracoloso. Qualcosa in più lo ha dato un farmaco biologico ma non c’è una terapia certa, una medicina accreditata per questa malattia.

Il bersaglio preferito del virus sono i polmoni ma - precisa il dottore - di fatto il virus riesce a colpire tutto l’organismo danneggiando apparati e organi diversi, non solo i polmoni.

Il prezzo più alto lo stanno pagando gli anziani, soprattutto quelli che hanno delle patologie di base.

L’interno del reparto di malattie infettive dall’inizio dell’emergenza ad oggi è totalmente cambiato - spiega. Prima 13 posti letto autorizzati, che potevano arrivare fino a 18 in situazioni particolari, ora invece sono 32 i pazienti ricoverati.

Il virus è entrato nei reparti molto prima e ce lo siamo ritrovato senza sapere che c’era fino a che non è esploso il fenomeno - dice.

“Abbiamo blindato subito l’ospedale, è stata una casualità il suo ingresso nel reparto di Medicina. Sono state delle sfortunate concause quelle che hanno permesso che ci si sporcasse l’ospedale”, aggiunge Livini, “e quello che mi preoccupa è il fatto che i vari sistemi sanitari regionali funzionano tutti in maniera diversa".

Il tampone ad oggi è ciò che fornisce i dati, che ci fa capire la situazione.

705 persone sono in isolamento domiciliare. 189 sono sintomatiche: almeno su questi i tamponi vanno fatti e li stiamo facendo - afferma il Direttore. La difficoltà spesso sta nel reperire il materiale per farli, nel reperire il reagente. Dal 12 marzo sono stati fatti 2.700 tamponi. Negli ultimi giorni anche lo Zooprofilatico processa i tamponi. 2300 sono stati processati dall’ Area Vasta 4 e 300 circa dal suddetto istituto. Tamponi fatti inoltre a 580 operatori dell’ospedale, ben 2/3. 74 di essi sono risultati positivi: 20 medici e 31 infermieri.

Per quanto riguardo il caso Casette d’Ete, ossia l’appello lanciato a mezzo social dal giovane ragazzo per avere un tampone, Livini rassicura che si tratta di un nucleo familiare già in isolamento domiciliare che aveva il tampone già programmato per domani, indipendentemente dal fatto che si sia mosso per altra via.

E’ stato fatto un lavoro mastodontico - riprende Amadio - con tutte le risorse che avevamo disponibili. E’ stato come avere un muretto di contenimento alto un metro e poco più per contrastare un’onda alta tre metri. Mi sono sentito spesso impotente. La vicinanza della popolazione mi ha commosso - confessa.

Conclude Livini con una puntualizzazione: no alla scelta di destinare il Murri ai soli pazienti Covid-19. In periferia andranno sì pazienti post critici ma portare via da Fermo interi nuclei operativi arrecherebbe solo grossi danni.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2020 alle 15:02 sul giornale del 07 aprile 2020 - 1961 letture

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