GENTE DI CAMPO: Cercare il "Furnace" con La Pila

3' di lettura 27/03/2020 - Sulla strada per Francavilla d'Ete, subito dopo il campo sportivo Marziali, ancora è visibile la vecchia fornace smessa ormai da tempo.

È stata lavoro e ricchezza per Montegiorgio nella seconda parte del Novecento. Patron fu Enzo Giuggioli. Oggi, nella contrada che ne prende il nome, opera l'azienda agricola La Pila.
Il bellissimo casale ristrutturato, che fu l'abitazione dove il sig. Enzo nacque, inserito in una morbida campagna e il vino considerato di ottima qualità hanno colpito i giornalisti di settore scesi dal nord e i sommelier marchigiani in occasione del San Martino d'Oro. Anzi, il Furnace, che è un gran rosso, è stato premiato all'unanimità.
L'azienda è nata nel 2007 quando il figlio di Enzo Giuggioli, Pier Filippo, avvocato e docente universitario residente a Milano come i fratelli ma legato da sempre alle Marche, decise di acquistare una vigna insistente su quattro ettari di terreno, pre-esistente in quei paraggi. La vigna fu curata e rimessa in funzione.
Due anni dopo si poteva vendemmiare e il vino uscito da quei grappoli odorosi fu proprio il rosso Furnace, nel ricordo dialettale dell'impresa di famiglia. Nel 2011 è stata la volta invece dell'Emmar, un bianco tratto dalla malvasia di Candia. Un tipo particolare di quella malvasia che gli studiosi dicono «attorno al 1500, e nei due secoli successivi, divenne il vino più famoso d’Europa». Emmar: dal nome della figlia del titolare.
Altri due vini sono venuti fuori dalle successive vendemmie: il Cinabrum, sangiovese in purezza, che prende il nome dal rosso cinabro, e il Refolo, un'altra malvasia, «vino delicato come il vento» spiega Diego Pierini, agronomo di 25 anni, collaboratore prima, socio poi de La Pila. Qualche mese fa sono stati acquistati altri quattro ettari di vigna che saranno sistemati prossimamente.
Al momento, la produzione si aggira sulle 12 mila bottiglie annue che vanno ripartite tra i ristoranti del Fermano, quelli di Milano, e clienti tedeschi. Con il vino rimanente, spiega Diego, sono state realizzate confezioni da tre litri acquistate per lo più da cittadini montegiorgese e dei paesi limitrofi.
La promozione scelta è stata quella della partecipazione ai grandi appuntamenti come il Vinitaly di Verona o il Prowein di Düsseldorf. Un'attenzione particolare però il giovane agronomo l'ha posta nelle degustazioni in cantina. Il casale, tipica costruzione agricola marchigiana, rimesso completamente a nuovo offre la possibilità di gustare il vino in un ambiente che i giornalisti del nord hanno definito bellissimo e che Pierini arricchisce con un senso di ospitalità molto coinvolgente.
Nel prossimo futuro, spiega l'agronomo, la prima azione da compiere sarà quella di sistemare a dovere il nuovo vigneto. C'è dell'altro. Un progetto importante. Ma su questo top secret: Diego non si sbilancia.
In campagna, le cose prima si fanno poi si dicono. Una cosa però me la dice: la famiglia Giuggioli ci tiene molto a questa terra, vi torna spesso. Una questione di radici e, ora, di... vitigni.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 27-03-2020 alle 11:23 sul giornale del 28 marzo 2020 - 1330 letture

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