Erika Raniolo: nulla accade per caso

9' di lettura 26/03/2020 - «Siamo tutti apprendisti in un mestiere dove non si diventa mai maestri». Ernest Hemingway

Erika Raniolo frequenta il dottorato di ricerca in «Studi letterari, filologico-linguistici e storico-filosofici» presso l’Università degli Studi di Palermo. Si occupa nello specifico di ricerca sulla linguistica e la traduzione delle lingue dei segni. È interprete LIS e Assistente alla Comunicazione per alunni sordi.

1) Come è nato il tuo interesse per la Lingua dei Segni Italiana?
Io dico sempre che il mio interesse per la LIS è nato per caso, ma spesso le cose che non cerchiamo e che ci accadono per caso sono le migliori! Nel mio caso, risale ai tempi del mio primo anno all’università (Facoltà di Lingue di Ragusa, sede distaccata dell’Università di Catania), frequentando il corso di Linguistica generale tenuto dalla prof.ssa Sabina Fontana, il cui approfondimento era proprio dedicato alle lingue dei segni. Mi resi conto per la prima volta del fatto che, benché credessi di saperne abbastanza sulle lingue (avevo frequentato percorsi bilingue e trilingue dai miei undici anni in poi), non avevo mai, e dico mai, considerato che una lingua potesse utilizzare un canale diverso da quello vocale. Fu una scoperta sorprendente! Capii che la mia visione sulle lingue era limitata. Il bisogno di arricchire le mie consapevolezze si fece sempre più pressante, finché mi resi conto che volevo, dovevo, saperne di più. Da quel momento in poi intrapresi la mia formazione di lingua dei segni, parallelamente all’università (oggi a Ragusa è possibile scegliere di studiare la LIS, ma dodici anni fa, quando io frequentavo il primo anno, non era stata ancora inserita nei piani di studio). Adesso, ripensando a tutto ciò, sono sempre più convinta che ciò che nella nostra vita sembra arrivare per caso è in realtà un’occasione che in qualche modo ci appartiene, che è già dentro di noi, quindi magari, nel momento in cui la cogliamo, non è del tutto un casuale…

2) Quale percorso formativo hai intrapreso per diventare interprete LIS?
Come dicevo, ai tempi della mia «scoperta» della LIS, ero una studentessa universitaria. Parallelamente al mio percorso di laurea, quindi, ho frequentato il mio primo anno di corso LIS a Ragusa (organizzato dall’associazione «Integra»). Fin da subito, ho avuto chiara la necessità di entrare in contatto con la comunità sorda, così ho iniziato a prendere parte ai vari eventi organizzati nella mia città. Non mi sono persa una singola partita di calcetto, una sola passeggiata all’aria aperta, una sola cena in pizzeria… Ero enormemente desiderosa di scoprire una realtà che non conoscevo affatto, e devo dire che tutte le persone sorde che ho incontrato a quei tempi (molte delle quali frequento ancora oggi) hanno avuto piacere di accompagnarmi in questa mia scoperta. Ricordo in particolare la pazienza e la tenacia di un ragazzo sordo, che durante una passeggiata di gruppo ha avuto da faticare prima che io capissi che mi stava chiedendo semplicemente se preferivo fare le vacanze al mare o in montagna… È stato proprio grazie all’assidua frequentazione dei sordi che ho imparato la LIS e ho cominciato a far parte a tutti gli effetti della comunità. Sono seguiti poi ulteriori studi (in particolare, il secondo e il terzo livello di LIS), che ho svolto a Roma presso il Gruppo SILIS: è stata per me una magnifica esperienza, che per la prima volta mi ha concesso anche di conoscere il segnato di un’altra regione. Il fatto di vivere a Roma mi ha consentito anche di frequentare vari seminari presso il CNR, con la possibilità di avvicinarmi a temi della ricerca sulla LIS (o sulla sordità) che fino a quel momento conoscevo solo marginalmente. Infine, ho frequentato il corso per interpreti presso Lis-Learning di Bologna: questo percorso mi ha dato la possibilità di affinare le mie competenze linguistiche sulla LIS e di acquisire le conoscenze sull’interpretariato, consentendomi di ottenere la professionalità che si richiede a questa figura.

3) Chi è l’interprete di Lingua dei Segni?
È una figura professionale il cui ruolo è quello di effettuare interpretazione da e verso la lingua dei segni. Il percorso di formazione per diventare interprete dura molti anni. Durante tutto il periodo di esercizio della professione, gli interpreti sono comunque tenuti a prender parte a proposte formative che gli consentano un costante aggiornamento. Gli interpreti di lingua dei segni lavorano in contesti lavorativi molto differenti. Come per gli interpreti di lingua vocale, si effettua una distinzione fra «interpretariato di trattativa» e «interpretariato di conferenza». Nel primo caso si fa riferimento a un servizio espletato in un contesto che prevede un numero limitato di persone (es. consulti legali, visite mediche…), nel secondo è prevista una platea (es. congressi, comizi politici…). L’interprete viene formato per lavorare in entrambi i contesti. È importante sottolineare che sia gli udenti che i sordi possono svolgere il lavoro di interprete della lingua dei segni. I sordi generalmente lavorano con due lingue dei segni differenti (ad esempio, da Lingua dei Segni Italiana verso Lingua dei Segni Americana e viceversa). In Italia, per la professione di interprete LIS non è previsto un albo professionale. La Legge 4/2013 regolamenta le professioni prive di albo, prevedendo l’esistenza di associazioni alle quali il lavoratore può scegliere di iscriversi, che hanno il compito certificarne la professionalità e lo standard qualitativo. In Italia esistono due associazioni professionali per gli interpreti LIS, l’ANIMU e l’ANIOS, i cui soci sono interpreti LIS provenienti da tutta Italia.

4) Esiste in Italia un percorso formativo universitario per i futuri interpreti di Lingua dei Segni?
Sì, esiste. Presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia è possibile frequentare il master in «Traduzione e Interpretazione Italiano – Lingua dei Segni Italiana (LIS)», pensato proprio per preparare alla professione di interprete di lingua dei segni. Inoltre, anche presso l’Università degli Studi di Catania (SDS di Ragusa) è prevista a breve l’attivazione di un master per interpreti di lingua dei segni. Ritengo comunque opportuno specificare che in Italia, ad oggi, gli interpreti il cui titolo è stato rilasciato da un’università costituiscono una piccola percentuale (il 13%, secondo un sondaggio ANIOS del 2018).

5) Qual è il tuo ruolo nel Consiglio Direttivo Nazionale di ANIMU?
In quanto membro del Consiglio Direttivo Nazionale di ANIMU, ruolo che rivesto da luglio dell’anno scorso, mi occupo in prima persona di portare avanti gli obiettivi che l’associazione si propone. Primo fra tutti la promozione della figura dell’interprete di lingua dei segni, nonché, naturalmente, della LIS stessa. ANIMU è stata inserita nell’elenco delle Associazioni Professionali istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico. Questo traguardo ha consentito all’associazione di acquisire visibilità, ma molto c’è ancora da fare. Il Consiglio Direttivo Nazionale mira ad accrescere la consapevolezza dell’importanza delle associazioni atte a certificare la professionalità dell’interprete (garanzia per i clienti di scegliere un servizio di qualità, per gli interpreti di essere opportunamente tutelati, rappresentati e valorizzati). Così come gli altri consiglieri, ho il compito di curare il sito web e la corrispondenza tramite mail (io mi occupo in particolare della corrispondenza internazionale). All’interno di ANIMU il mio incarico è anche quello di responsabile del Comitato Scientifico. Il Comitato ha il ruolo di proporre attività di formazione e/o aggiornamento ai soci, assicurando la qualità scientifica, nonché di esprimersi, sulla base della letteratura e della ricerca, in relazione a questioni che concernono la professione dell’interprete.

6) Su cosa verte la tua attività di ricerca sulla Lingua dei Segni?
La mia ricerca concerne la linguistica e la traduzione della lingua dei segni. I miei studi trattano prevalentemente la traduzione poetica da e verso le lingue dei segni. Mi occupo non soltanto di Lingua dei Segni Italiana (LIS), ma anche di Lingua dei Segni Francese (LSF), che ho avuto modo di studiare proprio in Francia. Inoltre, fra i miei interessi di ricerca vi è l’onomastica in lingue segnate, le labializzazioni in LIS e la didattica delle lingue vocali a persone sorde.

7) Che cos’è Sign Café 2?
Si tratta di una conferenza ideata dal prof. Adam Schembri (dell’Università di Birmingham) come forum permanente in cui discutere gli approcci alla linguistica della lingua dei segni. È dedicata, nello specifico, agli approcci cognitivi e funzionali. Sign Café è giunta alla sua seconda edizione, che si terrà in Italia a cura dell’Università di Catania e dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR. La conferenza avrà luogo presso l’Università degli Studi di Catania, Struttura Didattica Speciale di Ragusa. Era previsto che si svolgesse dal 21 al 23 maggio 2020, ma l’emergenza sanitaria ha costretto a rinviarla. A Sign Café 2 saranno presenti relatori a invito di fama internazionale: Gabrielle Hodge, Marie-Anne Sallandre, Brigitte Garcia, Erin Wilkinson e Virginia Volterra. Interverranno anche altri relatori selezionati dal Comitato Scientifico di cui ho l’onore e il piacere di far parte. Le lingue ufficiali della conferenza saranno l’inglese e i Segni Internazionali (IS), con la Lingua dei Segni Italiana (LIS) come lingua aggiuntiva. Sign Café 2 rappresenta un’interessante occasione di scambio sui temi più attuali della linguistica della lingua dei segni e pertanto non può che configurarsi come un’ottima occasione formativa per tutti gli interessati alla tematica, anche per gli stessi interpreti.

8) Qual è il tuo motto?
Non posso dire di avere un motto, in realtà. Tuttavia, se dovessi indicare una frase che condivido particolarmente, mi verrebbe in mente una celebre citazione di Ernest Hemingway: «Siamo tutti apprendisti in un mestiere dove non si diventa mai maestri».


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 26-03-2020 alle 14:43 sul giornale del 27 marzo 2020 - 2316 letture

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