RosaIncanto-Donne di paese# Marisa Calisti

7' di lettura 17/03/2020 - Montegiorgio. Lei da piccola disegnava sempre e su ogni superficie. In particolare usava le stoffe che suo padre sarto doveva confezionare per i clienti. Le metteva a rovescio e con i gessetti bianchi faceva disegni

Fino a quando il padre, non potendone più, a 12 anni le regalò i suoi primi colori a olio. Ma siccome non sapeva come usarli si fece aiutare da 2 artigiani di Montegiorgio, i suoi 2 primi maestri: il fornaio Gino Mennecozzi, pittore autodidatta di fine bravura che, tra una sfornata e l’altra di pane fragrante, le insegnò come utilizzare i colori; il doratore Alfredo Alessandrini dal quale apprese l’arte di come preparare il fondo e trattare le tele su cui dipingere, perché a quei tempi, parliamo degli anni 60, non erano pronte all’uso come quelle che si trovano oggi.
Di quel periodo di esordio conserva due dipinti che le sono molto cari.
Lei è Marisa Calisti, classe 1953, montegiorgese doc, artista, pittrice pluripremiata, scrittrice, critica d’arte, molto nota e stimata nel mondo artistico internazionale.
Mi piace raccontarla così: la persona dietro il personaggio, il lato umano intrecciato a quello artistico, con la sua sensibilità di donna di cui le sue tele sono pregne, la sua sete di ricerca sempre in divenire, la sua inquietudine interiore mai sopita. Un viso dolce il suo, con due occhi profondi che possono sembrare tristi, due buchi scuri affacciati al pozzo della sua interiorità.
“Due occhi pensosi”, come li definisce lei. Una famiglia povera quella in cui è vissuta, composta dal padre Dino che faceva il sarto, dalla mamma Maria che lavorava in fabbrica, dai Fratelli Alcide e Giuseppe.
Poi c’era la zia Clara che viveva con loro, perché non era sposata e che per lei è stato un grande affetto e punto di riferimento. Poveri, ma di grande dignità e riservatezza.
”La caratteristica di noi Calisti”- sottolinea.
La sua casa natia, ormai disabitata, è ancora lì, in Via Umberto 1° al civico 2, proprio su quella curva dove, venendo da Piazza, si svolta a destra per andare verso il Monumento ai Caduti, verso il Teatro Alaleona.
A due passi da quello che a Montegiorgio chiamiamo il Viale delle Noci, anche se in quel viale ci sono ippocastani.
Da quel punto preciso, dove lo sguardo facendosi largo tra il fitto degli alberi si affaccia sul panorama dell’incasato storico, scivolando dai tetti più vicini fino ad allargarsi sul paesaggio che declivia verso Piane, Marisa ha cominciato ad osservare la natura, la luce che la pervade.
Quello scorcio lo ha dipinto ripetutamente, cogliendo tutte le sfumature della luce che mutava col mutare delle stagioni, cercando di esplorare il segreto delle cose, perdendosi in questa infinita ricerca del particolare fino all’universale.
“Questo angolo di paese - confida - è il luogo della memoria, dove ho costruito sogni, affetti. Ancora oggi quando torno a Montegiorgio e percorro quella strada, sento come se quelle pietre mi parlassero, e mi fermo a guardare quel paesaggio mentre trascolora”.
Lei, da ragazzina, a differenza delle sue coetanee non faceva molta vita sociale, stava in casa a leggere.
“Da adolescente la lettura è stata l’elemento dominante delle mie giornate, saccheggiavo la Biblioteca di paese e leggevo di tutto. E il mio incontro con gli scrittori russi per me segnò un punto di non ritorno. Ero completamente immersa nel mio universo, quello che stavo scrivendo con la lettura. Poi mi iscrissi all’Istituto D’Arte a Fermo e rimasi in convitto per 5 anni. Determinante fu il mio incontro con il Professor Pende. Seppure nella perentorietà del suo pensare, ci insegnò il lessico del disegno e ci diede gli strumenti per la comprensione della pittura. Dietro questo rigore impostai il mio pensare d’arte. Mi resi conto che un artista, a quei tempi, se non fosse stato anche colto sarebbe rimasto un artigiano. Che dovevo impossessarmi di un bagaglio culturale che mi desse la possibilità di essere critica e autocritica”.

Seguirono gli anni dell’Università a Bologna, dove frequentò la Facoltà di Lettere Moderne, perché quella artistica, secondo sua madre era “poco adatta per una ragazza”.
“In quel periodo cominciai finalmente a vivere quel mondo che avevo solo letto nei libri - racconta con voce accesa dai bei ricordi - Iniziai uno studio sistematico della storia dell’arte avviando quella dualità tra la teoria e la pratica. Lì conobbi mio marito con il quale mi sposai nel 1985. Ebbi modo di avere tanti incontri interessanti, scambi culturali ed esperienze formative. Incontrai l’arte e la cultura a tutto tondo ”.
Per molti anni Marisa ha abitato a Bologna, per conciliare la professione medica del marito a Milano e il suo impegno di assistente universitaria. Quando questo incarico terminò, se ne tornarono nelle Marche. Dapprima a Porto San Giorgio e infine a Rapagnano, dove vivono con il figlio Mario in un antico casale restaurato.
“Il mio esilio” come lo chiama lei, pur ammettendo che “nella maturità non esiste più un centro unico, e ovunque si può avere una finestra sul mondo”.
Mi parla dal suo studio, infatti, dove campeggia un lungo tavolo in legno scuro, appoggio per tavolozze, tubetti di colore, pennelli, e un computer.
Dietro di lei un cavalletto con un nudo di donna, un acquerello su carta tratto liberamente da un disegno di Guercino da Cento, lo stesso che ha postato su facebook l’8 marzo dedicandolo a tutte le donne.
Nei suoi anni bolognesi per ben 2 volte la UNI (Unione Donne Italiane) le commissionò il manifesto per l’8 marzo.
Da anni insegna lettere nelle scuole del territorio fermano, dapprima alle Superiori e poi, per sua scelta alle Medie, per poter avere più tempo per dipingere. Non sa quantificare quanti quadri ha dipinto. Tantissimi. Molti li tiene in casa, molti ne ha venduti. La sua prima mostra la fece nel foyer del Teatro Alaleona di Montegiorgio quando aveva appena 19 anni.
“Me la organizzò il concittadino Oreste Marcucci- racconta- Vennero dei collezionisti e ne acquistarono alcuni. Mai prima di allora avevo pensato che di arte avrei potuto vivere”.
La Mostra personale “Silenzio di una strada” del 1994 e la struggente malinconia del paesaggio marchigiano in “Luce per Antichi borghi” del 1997 a Milano, sono i momenti che l’hanno imposta all’attenzione della critica. Proprio nel 1994 è finalista al premio Arte Mondadori con il dipinto “La Luce penetrò l’ombra”.
E con il dipinto Cristalli d’inverno nel 1995 si aggiudicò il terzo premio della città di Milano.
“I miei paesaggi non sono mai una immagine di cartolina, ma una ricerca dell’universale, del sublime, del particolare, l’origine spirituale della materia stessa. La rappresentazione dei paesaggi ispirati ai colli marchigiani nasce dal desiderio di raccontarli come percorso di vita personale e poi farli conoscere nella loro bellezza poetica e struggente, un vissuto di storia che è passato ma è presente”. Dai paesaggi ai labirinti, Marisa ha poi iniziato una ricerca più astratta , ”dove il particolare, come l’intreccio di un sottobosco, diventa l’universo”.
Poi ci sono i ritratti, quelli su commissione, e gli autoritratti che segnano i diversi periodi della sua vita. Quello a cui tiene di più è il ritratto che fece a suo marito. Ma anche le monografie, come quella sullo scultore Gaetano Orsolini, le pubblicazioni di saggi e libri in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. E persino una scultura della Madonna, alta 1 metro, ospitata in una teca nella Chiesa Collegiata di Montegiorgio. E, di recente, il Palio realizzato per il 140mo della Confraternita della Misericordia di Montegiorgio. E’ molto assorbita dal presente ma ha un progetto per il futuro: una serie di Mostre itineranti, partendo da Milano. Non sopporta l’autopromozione, è semplice e alla mano. Sono fortunati i suoi alunni con cui condivide la sua interdisciplinarità. Lei è Marisa Calisti, Donna di paese, donna di Montegiorgio.








Questo è un articolo pubblicato il 17-03-2020 alle 09:27 sul giornale del 18 marzo 2020 - 1663 letture

In questo articolo si parla di arte, attualità, pittura, montegiorgio, articolo, marina vita

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bhPb





logoEV
logoEV