"L'Angolo della Psicologa": La funzione della paura ai tempi del coronavirus

3' di lettura 17/03/2020 - In questo momento la paura ha preso il sopravvento sul tutto, la nostra quotidianità è pervasa dalla paura, ma cos’è la paura ? Sono stati di diversa intensità emotiva che possono andare da una polarità fisiologica come il timore, la preoccupazione, l’apprensione, un senso di inquietudine ad una polarità patologica che si identifica con l’ansia, il panico e la fobia.

Quando la paura coincide con la preoccupazione o con uno stato di incertezza , lo stato emotivo ha una valenza difensiva. La paura rientra nel gruppo delle emozioni primarie, cioè quelle emozioni che sono presenti fin dalla nascita come gioia, sorpresa, tristezza, disgusto e rabbia. Grazie alla paura, che è un meccanismo adattivo, l’individuo riesce a modulare il suo rapporto con l’ambiente ai fini della sua sopravvivenza. Nello specifico, la paura si attiva quando i sensi percepiscono uno stimolo potenzialmente dannoso per l'organismo, cioè quando incombe una minaccia. Alla paura segue uno stato di attivazione neurofisiologica che consente all'individuo di rispondere allo stimolo percepito attraverso attacco, evitamento o fuga o nella peggiore delle ipotesi con un blocco. La paura è quindi funzionale, quando è consapevole , quando non si arriva ad avere paura della paura, pertanto quando diventa una risposta patologica? Il confine tra paura e fobia risiede nella funzione adattiva della risposta, cosa che non sempre l’individuo è in grado di percepire se perde la sua lucidità, quando l'istinto emotivo scatta in modo inappropriato cioè senza che sia presente una reale minaccia o con un'intensità eccessiva, allora si trasforma in un meccanismo patologico.

La paura non è solo una reazione individuale ma ha anche una funzione sociale, visibile nel momento epocale che stiamo vivendo. La reazione emotiva della paura diventa una segnalazione d'emergenza rivolta a tutti i conspecifici vicini e quindi potenzialmente in pericolo. Impariamo che dalla paura si attivano processi di memoria e apprendimento perché ogni brutta esperienza può trasformarsi in un'occasione di crescita che ci servirà anche in futuro qualora ci si troverà in situazioni similari per non commettere due volte lo stesso errore. Quando utilizziamo la paura in modo consapevole, la stessa si trasforma in resilienza, cioè nella capacità delle persone di affrontare gli eventi stressanti e/o traumatici e riorganizzare in maniera positiva la propria esistenza dinanzi alle difficoltà. La persona resiliente è quella che riesce a non farsi travolgere dagli eventi e è capace di dare un senso a quanto accade per trovare le risorse per andare avanti e fronteggiare la situazione minacciosa. Agire consapevolmente dinanzi ad un pericolo, significa non solo sapersi opporre alle pressioni dell’ambiente, ma implica una capacità di andare avanti e riorganizzare il proprio percorso di vita. L’individuo resiliente non è colui che ignora o nega o minimizza le difficoltà, al contrario, è la persona che riesce a elaborare e trasformare l’evento negativo in fonte di apprendimento, quindi sarà un modo per acquisire competenze utili per migliorare la propria qualità di vita.

Impariamo quindi a trasformare le esperienze negative in positive, così ne usciremo più forti e vincenti!






Questo è un articolo pubblicato il 17-03-2020 alle 10:36 sul giornale del 18 marzo 2020 - 1685 letture

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