Il Dott. Gismondi e la sua esperienza diretta nell'ospedale di Parma

4' di lettura 08/03/2020 - Nessun allarmismo ma piuttosto serietà, conoscenza e consapevolezza; siamo chiamati a gestire questa grave situazione con il buon senso che diventa senso di responsabilità per ciascuno di noi, dagli adulti ai bambini, che imparano attraverso gli esempi dei più grandi.

Stanotte diverse città italiane e la regione Lombardia sono state circoscritte in “zona rossa” tra queste troviamo: Modena, Parma, Piacenza,Reggio Emilia, Rimini, Pesaro Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio, Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia.
In questi luoghi si sono attuate misure più rigorose al fine di contenere i contagi del Coronavirus.
Abbiamo voluto conoscere la situazione attraverso gli occhi e l’esperienza di Pierpacifico Gismondi, un medico molto conosciuto e stimato originario delle nostre zone, precisamente di Amandola, il quale attualmente si trova a Parma.
Il dottor Gismondi ci ha dedicato un momento del suo prezioso tempo con estrema gentilezza e disponibilità per descriverci e sollecitarci alla prevenzione proprio per la situazione che sta vivendo in prima persona .
“Lavoro come pediatra ospedaliero da ormai 21 anni, 14 dei quali all'ospedale di Fermo nel reparto di pediatria e da 7 anni all'ospedale dei bambini di Parma, attualmente in clinica pediatrica. Questa che stiamo affrontando è sicuramente l'epidemia più impegnativa degli ultimi decenni. Noi fortunatamente come pediatri e quindi riguardo la salute dei bambini siamo molto meno impegnati rispetto ai colleghi rianimatori e medici che affrontano la patologia dell'adulto.
Infatti, i casi in età pediatrica pur non essendo infrequenti sono per fortuna, molto meno gravi rispetto ai casi che coinvolgono gli adulti in età più avanzate, dai 50 anni e in particolare nelle decadi che vanno dai 60 ai 90 anni, specie se già malati cronici.
Le misure eccezionali e molto restrittive che il governo e la Protezione Civile hanno messo in atto, su consiglio di un panel di esperti infettivologi ed epidemiologi, e sulla base delle vincenti misure di contenimento della infezione messe in atto in Cina, e che vanno dalla chiusura delle scuole all' attuale isolamento delle cosiddette zone "rosse", hanno lo scopo di ridurre la contagiosità di questa malattia infettiva, che purtroppo nel 10% dei casi dimostra di essere "aggressiva" per il polmone (polmonite interstiziale) e richiedere assistenza respiratoria invasiva (in rianimazione).
È evidente quindi che se ci ammaliamo in migliaia e in poco tempo, come sta avvenendo ora, qui, ma come potrebbe avvenire anche altrove in Italia, non ci saranno piu possibilità di cure per tutti; i posti in terapia intensiva non possono e potranno essere illimitati!!
Anzi, in molti ospedali del nord, le terapie intensive sono pressoché al completo e si stanno reclutando posti letto in altre strutture.
Il coronavirus, covid19, è molto contagioso e tutta la popolazione, dai bambini agli adulti è suscettibile di malattia perché non abbiamo gli anticorpi specifici per difenderci.
Le uniche difese sono quindi la prevenzione della malattia, attraverso il lavaggio delle mani, distanziarsi gli uni dagli altri, isolamento, evitando posti affollati e stando in casa il più possibile, specie se con febbre e sintomatologia respiratoria (raffreddore, mal di gola, tosse).
Nessun allarmismo ma piuttosto serietà, conoscenza e consapevolezza; siamo chiamati a gestire questa grave situazione con il buon senso che diventa senso di responsabilità per ciascuno di noi, dagli adulti ai bambini, che imparano attraverso gli esempi dei più grandi.
Diciamo ai nostri figli e nipoti che proprio perché amiamo i nostri nonni o i nostri zii più anziani, che dobbiamo stare loro lontani per qualche giorno o settimane, sentendoli al telefono o attraverso videochiamate, portando loro la spesa se necessario, ma senza abbracciarli o baciarli... È una questione di tempo e di spazi, fondamentale: più saremo responsabili e rispettosi di noi e degli altri, maggiori probabilità avremo di tornare alla "normalità" in poche settimane. È una dimostrazione di Amore per noi stessi e per i nostri cari che si concretizza nel sacrificio di lavorare ininterrottamente per 36 ore per molti miei colleghi, infettivologi e rianimatori, per gli infermieri e personale OSS, impegnati quotidianamente con i malati, e spesso esausti, e nel sacrificio di tutti noi italiani a vivere più isolati e nel rispetto di norme igienico-sanitarie e di comportamento al fine di ridurre la circolazione del virus e rallentare così l’epidemia”.




Anna Cozzolino


Questo è un articolo pubblicato il 08-03-2020 alle 19:11 sul giornale del 09 marzo 2020 - 7510 letture

In questo articolo si parla di attualità, Anna Cozzolino, coronavirus

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