Vivere lib(e)ri: Come un romanzo di Pennac

3' di lettura 02/03/2020 - Buon lunedì con i miei consigli di lettura ed oggi vi porto in Francia, da uno dei miei autori preferiti che con questo libro ci aiuta a capire come muoverci nel mondo della cultura in rapporto anche con i più giovani.

Un vademecum sulla lettura? No assolutamente, questo volume ci parla delle ansie che a volte la lettura porta con sè.

Un saggio scritto nei primi anni novanta, che ci racconta il difficile ruolo dell'insegnante (che Pennac conosce bene essendo stato per anni del mestiere) che si rapporta con la classe e cerca i migliori stimoli per omaggiare la lettura. Ma quindi l'autore francese si rivolge ai ragazzi? Non esattamente; prettamente a genitori ed insegnanti e poi al lettore più in generale.

Il testo parte subito con una secca premessa:

Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare…il verbo sognare…”.

Su queste semplici parole si regge tutto il costrutto del saggio che personalmente sposo a meraviglia. Non si può obbligare nessuno a sognare, figuriamoci a leggere! Una coercizione che porta nella direzione opposta a quella agognata, ovvero allontana invece che avvicinare. Ne ci si può trincerare dietro i soliti luoghi comuni secondo i quali i ragazzi di oggi sarebbero figli della loro epoca dominata dal consumismo e dalla televisione. Anche la scuola manca spesso del suo interesse primario che è quello d'incuriosire, coinvolgere e condividere chi fruisce dell'insegnamento. Capita di aver programmi non adatti ai tempi in corso o poco aggiornati e quando si invita a leggere spesso si chiede qualcosa in cambio. Per Pennac un grosso errore. Proprio per questo insiste molto sul concetto di gratuità: la lettura di un libro dovrebbe essere concessa gratuitamente senza richiedere alcuna contropartita, senza pretendere di inculcare alcun sapere, fin dall’infanzia.

Manca l'amore verso le lettura nei giovani e questo non per colpa solo degli odierni apparecchi elettronici, ma per una mancata stimolazione culturale che dovrebbe portare il bambino o la bambina(già fin dalla tenera età) a scegliere da sè, cosa leggere e perchè.

Pennac però dice anche che nella libertà di poter fare o non fare, c'è anche quella di non "leggere"...

L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire.”




di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 02-03-2020 alle 10:05 sul giornale del 03 marzo 2020 - 650 letture

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