Intervista a Rossella Marcantoni, soprano e direttrice artistica dell'Accademia Malibran di Altidona.

8' di lettura 15/02/2020 - Intervista a Rossella Marcantoni, soprano e direttrice artistica dell'Accademia Musicale Internazionale Maria Malibran di Altidona.

  • Come è nata la tua passione per il canto lirico?

Ho cantato fin dalla più tenera età. Grazie ad un'amica violinista feci l'iscrizione per sostenere l'esame di ammissione di Canto in Conservatorio e fui ammessa. Entrai così a far parte di un mondo fino ad allora a me sconosciuto, ma che ho amato fin da subito. Mi sono diplomata in Canto al Conservatorio Rossini di Pesaro, a quei tempi sez. staccata di Fermo. Di quel periodo conservo ancora ricordi bellissimi. Ero giovanissima, quindici anni appena compiuti. Ho avuto la fortuna di avere avuto un Maestro che ha saputo trasmettermi l'amore e la passione per il Canto: il baritono Salvatore Sassu. Sotto la sua guida ho mosso i primi passi in palcoscenico, ottenendo fin da subito eccellenti risultati. Erano tempi in cui il conservatorio era frequentato da grandi Maestri capaci di riconoscere i talenti e di valorizzarli. È proprio da qui che io ed altri miei compagni di studio abbiamo intrapreso la carriera, chi come cantante, chi strumentista in orchestre prestigiose o come docenti, solisti, diventando poi famosi nel mondo.

  • Passione che ti ha portato a vincere numerosi concorsi ma anche ad esibirti in alcuni prestigiosi festivals, rassegne e nei teatri più famosi d'Italia, tra cui la Scala di Milano. Quali sono state le tue impressioni al riguardo?

A 23 anni ho vinto il Concorso Adriano Belli di Spoleto, debuttando in Sonnambula, nel ruolo di Amina sotto la direzione del Maestro Bruno Aprea per la regia di Stefano Vizioli. Nello stesso anno e a seguire, sono risultata vincitrice del primo premio di altri concorsi nazionali ed internazionali.
Da lì sono iniziate una serie di audizioni che mi hanno dato belle ed importanti opportunità di lavoro in teatro, come protagonista di opere liriche. Iniziai così una brillante carriera, quasi senza rendermene conto. Da una produzione ne nasceva subito un'altra più bella e in un teatro più importante. Per me era un gioco sorprendente e divertente. Ovviamente, perché il gioco fosse divertente, occorreva essere ben preparati.

  • Ricordi di quei tempi?

Ricordo le tante ore di studio quotidiane, le interminabili lezioni con i grandi e oramai anziani Maestri, per i quali ho avuto ammirazione e rispetto. La cosa che più mi riempiva di gioia, era telefonare al Maestro di spartito subito dopo le recite o i concerti, per raccontargli com'era andata.

  • Come mai hai allora deciso di lasciare il teatro?

Ho smesso a trent'anni di cantare l'opera a teatro con la nascita dei miei adorati figli gemelli Alberto e Rocco. La produzione operistica mi portava via da casa per lungo tempo. Ma ho continuato con l'attività concertistica e con l'insegnamento. Mi chiederai se mi è pesato rinunciare alla carriera.
Ti rispondo con un "no" convinto, poiché in pochi anni ero arrivata a calcare palcoscenici importanti e produzioni future di altissimo livello. Nessun rimpianto. La maternità ti cambia, non l'avrei mai pensato. Con i miei figli non ho voluto essere assolutamente una mamma a distanza.

  • Dai concerti che tu proponi in Accademia si evince una certa voglia di curiosità e sperimentazione musicale, con tanto di jazz e musica contemporanea. Come sei arrivata ad essere l'unica interprete in chiave lirica delle chansons del cantautore monegasco Leo Ferrè?

Ho sempre avuto una vivace curiosità, unita al gusto dell’approfondimento e alla necessità di nuove sperimentazioni. Dall'opera lirica sono approdata alla musica contemporanea, interpretando numerose composizioni in prima esecuzione assoluta e a propormi in recitals, opere multimediali, concerti spettacolo con programmi di rara inventiva ed originalità nell’ambito di prestigiose Rassegne e Festivals, con altri solisti e con voci recitanti autorevoli come quelle di Glauco Mauri, Pamela Villoresi, Eugenio Allegri, Ugo Pagliai, Paola Gassman, Massimo Dapporto, Moni Ovadia, Francesco Guccini.


Riguardo la programmazione dei Concerti Oro dell'Accademia Malibran, ho inserito in cartellone generi musicali diversi, proprio per offrire al pubblico occasioni di conoscenza del ricchissimo patrimonio musicale. Ecco allora l’alternarsi di concerti di musica classica, Jazz e della canzone d'autore. Trovo riduttiva e inesatta la definizione “musica colta” riferita spesso solo alla musica classica. Il jazz non può essere colto? E la canzone d’autore di livello, non è forse musica colta?

  • Come sei arrivata ad essere l'unica interprete in chiave lirica delle chansons del cantautore monegasco Leo Ferrè?

Su Ferrè si apre un capitolo a me molto caro. Conobbi Ferré sui banchi della scuola media, grazie al mitico professore Giuseppe Gennari, infatti lui insegnava la lingua francese attraverso le canzoni di Léo. Diversi anni dopo insieme abbiamo intrapreso un percorso musicale “ferreiano”, non facile, che prevedeva l'esecuzione delle canzoni di Ferré come les mélodies di Debussy, Poulenc, Satie per soprano.


Grazie al Professore sono entrata in contatto con la famiglia Ferré, ho conosciuto i figli e la straordinaria Signora Marie Christine, moglie di Léo, insieme abbiamo dato vita a diversi progetti su Ferré. Mi sono esibita più volte al Festival Ferré di San Benedetto del Tronto, accanto ad icone della chanson francese come Juliette Greco, Georges Moustaki e altri.
Ho cantato molte canzoni di Ferré, anche gli Inni sacri (Ave Maria – Benedictus – Agnus dei) i cui manoscritti sono stati ritrovati dalla famiglia dopo la morte dello Chansonnier; li ho eseguiti in prima assoluta al Festival di Musica Sacra Gaude Mater di Cestocòva davanti al Primate di Polonia.
Ho realizzato anche il CD Les Fleurs du Mal en Musique Léo Ferré/ Charles Baudelaire – 12 Chansons - per la casa discografica Movimento Classical di Milano.
Léo mi rimarrà sempre nel cuore.

  • Nel 2010 hai fondato l'Accademia Musicale Internazionale Maria Malibran ad Altidona. Svolgi la tua attività di docente di Canto al Conservatorio Bruno Maderna di Cesena. Organizzi masterclasses in Accademia tenute da artisti nazionali ed internazionali. Perché hai deciso proprio Altidona come sede dell’Accademia e quali sono secondo te i suoi punti di forza?

Insegno Canto da molto tempo e negli anni ho avuto la fortuna di incontrare giovani motivati e dalle spiccate qualità vocali. Alcuni di loro si sono distinti in importanti concorsi e hanno intrapreso la carriera. Questo non è un percorso facile tutt’altro, la carriera richiede oltre alle qualità musicali, costanza, determinazione, consapevolezza nei propri mezzi, nervi saldi e non ultimo educazione, umiltà e il sapersi relazionare con il “mondo” musicale professionale che è assai diverso da quello accademico.

In accademia organizzo Masterclasses di musica. Un’occasione straordinaria per i giovani Talenti di poter affrontare un perfezionamento nello strumento prescelto o nel canto con Grandi Maestri. Ho scelto Altidona perché vivo qui e perché c’era la struttura adeguata per dare vita a questa realtà. L'Accademia Malibran è un'associazione culturale-musicale che si occupa di formazione, produzione, promozione e diffusione della musica. Qualità, professionalità e tradizione si fondono con la sperimentazione e insieme alla produzione e alla diffusione della musica, rappresentano gli elementi caratterizzanti l’attività dell’Accademia con corsi annuali di Musica, Masterclasses di perfezionamento e la rassegna concertistica Concerti Oro.

  • Obiettivi per il futuro dell'Accademia?

Nel 2019 abbiamo realizzato un magnifico cartellone con nomi come il pianista russo Georgy Tchaidze, la prima viola della Scala Simonide Braconi, il flautista Marasco, il violinista Aldo Campagnari per la classica, mentre per il Jazz abbiamo avuto il piacere di ospitare Javier Girotto, Enrico Pieranunzi, Daniele Di Bonaventura, per la canzone d’autore dedicata a Ferré Tetes de Bois, la sottoscritta con il pianista Davide Martelli. Ed ho già iniziato la programmazione delle Masterclasses di Musica e dei Concerti Oro.


Per il momento posso dire che ospiteremo artisti e docenti straordinari. non mancherà la valorizzazione dei giovani talenti, come ogni anno, che saranno inseriti nella rassegna concertistica accanto ai grandi Maestri della Musica. Sono felice di constatare come di volta in volta il pubblico risponda in modo entusiastico agli eventi con una partecipazione sempre più significativa. Sicuramente questa realtà è nata come atto d’amore nei confronti della Musica che in Italia ha bisogno di essere valorizzata attraverso le grandi istituzioni ma non solo. Anche le piccole realtà devono distinguersi per contenuti e contribuire alla divulgazione del patrimonio musicale.


Parlando di amore per la musica, cito Ferré nel dire che la Musica mi prende come l’amore!






Questo è un articolo pubblicato il 15-02-2020 alle 19:52 sul giornale del 17 febbraio 2020 - 1580 letture

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