L’ANGOLO DELLA PSICOLOGA: La dipendenza da smartphone alimentata dai genitori

3' di lettura 05/02/2020 - Vi è mai capitato di assistere ad una scena nella quale un genitore consegna il proprio cellulare al figlio di tre anni quando è a cena con amici in un ristorante per non farlo strillare o per farlo mangiare?

Purtroppo sono scene che mi capita di vedere troppo spesso, questi sono i classici genitori che stanno sotto scacco, quelli manipolabili e ricattabili, i futuri genitori permissivi, incapaci di dire no, che un domani potrebbero ritrovarsi un figlio come bulletto.
Certo è più semplice dare ad un bambino un smartphone o un tablet piuttosto che un libro da sfogliare! Il linguaggio di un libro, seppur con figure, è più faticoso, perché comunque si rende necessaria la mediazione dell’adulto, invece l’oggetto tecnologico ha la capacità di catturare subito l’attenzione, l’informazione trasmessa è più veloce e più risolutiva e ha il potere di colmare il vuoto emotivo che un genitore in quel momento non riesce a fare, quindi diventa un mezzo più rassicurante per la figura genitoriale, ma deleterio per il minore.
Se ogni volta si concede al bambino di giocare con il cellullare perché non lo si vuole sentire urlare o si vuole evitare una discussione, significa che la mamma o il papà ha già mollato la spugna, non si è tentata neanche la strada del negoziazione, l’irremovibilità tanto decantata cade al primo inciampo. Quello che colpisce di più sono frasi del tipo: “ Mangia che ti dò il cellulare “ oppure “Stai seduto che ti faccio vedere il tablet”, l’impostazione risulta sbagliata in partenza, perché il premio, se così lo vogliamo chiamare, non deve essere dato a prescindere, semmai deve essere una concessione dopo che certe regole di buona educazione e rispetto verso gli adulti e in primis verso i genitori siano state accettate e messe in pratica.
È veramente pietoso vedere genitori messi al muro da bambini di tre o quattro anni, incapaci di impartire regole basilari, se il rispetto non lo imparano in famiglia come si può pretendere che poi rispettino tutte le figure educative in cui si imbattono? Si assiste ad una sorta di abulia, di inevitabile accettazione dei genitori che diventano dei burattini in balia dei propri figli.
È troppo facile giustificarsi dicendo: “i tempi sono cambiati e dobbiamo stare al passo della tecnologia”, ai bambini va anche insegnato che è bello giocare con i coetanei, non necessariamente davanti ad un tablet.
La tecnologia allontana dalla relazioni vere e proprie, se si alimenta come genitore, fin dall’infanzia, il desiderio di stare con gli altri solo attraverso un mezzo tecnologico, si perde quella dimensione di intimità e di vicinanza che un rapporto reale con l’altro può rappresentare. Se per un adulto il cellulare è uno strumento che accompagna ogni momento della giornata perché aiuta ad organizzare a gestire momenti di lavoro e di svago, questo non deve diventarlo per un bambino, perché allontana dalla comunicazione e dalla relazione reali.






Questo è un articolo pubblicato il 05-02-2020 alle 11:52 sul giornale del 06 febbraio 2020 - 1027 letture

In questo articolo si parla di psicologia, cultura, dipendenza, smartphone, articolo

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