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Vivere le Storie: Alfredo Laviano

8' di lettura
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di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it


Sapete quando avete qualche amico nei social che magari però non conoscete dal vivo?Ecco questo esempio calza a pennello per la chiacchierata che vi vado a raccontare sul Musicuoco Alfredo.

Alfredo è un amandolese doc, anche se la sua famiglia ha origini lucano-campane ed era una di quelle persone che avevo tra gli amici di Facebook, ma con le quali non avevo ancora avuto il piacere di parlare. L'ho fatto andandolo a trovare qualche giorno fa, accolto dalla sua proverbiale gentilezza e ospitalità. Mentre mi fa accomodare al tavolo della sala, prepara un ottimo caffè e mi fa assaggiare i papassini, dolci sardi con le mandorle che ho trovato deliziosi.
Mentre si siede mi chiede se dal cognome sono chi pensa lui e alla mia risposta affermativa, alza il sopracciglio e mi dice:
“Ma pensa, mi ti ricordo che eri piccolo così. Saluta papà allora! Poi tuo zio Mario, un grande davvero”.
Siamo amandolesi in giro per la provincia, un po' di sano richiamo all'identità ci sta, permettetecelo.
Da quel momento cominciamo a parlare per oltre un'ora e mezza trattando vari temi: passato, ricordi, natura, attualità, passioni, arte, umanità.
Alfredo ha cinquantadue anni e una storia bella da raccontare.
Nella città sibillina è stato sempre circondato dall'arte, visto che la famiglia ha uno sviscerale rapporto con la musica. Grazie al nonno(M°di clarinetto) inizia a studiare qualche strumento e ad avvicinarsi alle note.
Inoltre suo padre è stato per lui un riferimento perchè era un abile paroliere-poeta ma ha sempre seguito l'istinto e non si è mai piegato alle rigide regole del business. Così quando poteva diventare “qualcuno”, ha scelto la via dell'umiltà ed è rimasto nel suo paese a lavorare come impiegato.
“Era un grande artista, ma a suo modo un' “anarchico” e diceva sempre quello che pensava; uomini di un'altra epoca. Io non sono uguale a lui, ma ovviamente nemmeno tanto diverso. A papà rimprovero solo che dopo aver detto “no”, ha continuato a coltivare la sua passione solo come passatempo, rinunciando forse, ad essere sé stesso. Perché secondo me chi ha qualcosa da esprimere, ha il dovere di farlo. Oggi è più difficile visto lo stress, le corse che c'imponiamo, ma se puoi devi tirare fuori i tuoi talenti.”
Alfredo è uno che lo ha fatto e lo scopriremo.
Da piccolino dimostra interesse anche per la natura e le arti figurative; a quattordici anni parte da Amandola e frequenta l'istituto d'Arte a Fermo, dove incontra il M° G.Pende, che avrà un ruolo fondamentale nella sua vita, spronandolo dal punto di vista artistico e non solo.
“Lui voleva che io tirassi fuori la mia arte, il mio talento. Ma a me la scuola non è mai piaciuta, avevo anche dei problemi di dislessia che ai tempi era una cosa ancora molto sconosciuta; così la mollai e da quel momento il maestro non volle più parlarmi. ”
Dice di sé stesso...
Ho sempre avuto la matita in mano, mi sfogavo con quello. Da piccolo sognavo di fare il pittore, visto che i miei parenti e amici di mio padre lo erano; come Dino Ferrari per dirtene uno.”
Ma com'è Nato l'Alfredo Laviano di oggi?

“Un po' per caso tra l'inflessibilità di mio nonno che era molto accademico e che a tratti mi faceva odiare la musica e tra la curiosità di voler provare tanti strumenti. Ma quando abbandonai la scuola d'arte, venne la svolta. Ad Amandola c'era un corso di batteria e m'iscrissi. Cominciai a suonare e per me divenne un lavoro e anche a casa lo videro finalmente come tale e capirono il valore che per me aveva tutto ciò. Così mi laureai al conservatorio di Fermo in percussioni e da lì partì la mia carriera artistica.”
Nel frattempo conosce, gira, si muove alla soglia dei vent'anni e si fa le ossa nel mondo della musica cercando un suo modo di essere “sè stesso”.
“Il mio stile è quello dell'improvvisazione. Arrivo mi confronto con chi lavora con me e da li creiamo tutto il resto in modo genuino e fresco. Non riesco a suonare in modo precostituito, non memorizzo e per me ogni volta tutto è nuovo e diverso allo stesso tempo. E' un pregio e un limite lo so, soprattutto a livello lavorativo ma io sono fatto così. Sono istintivo e a volte non mi rendo conto di ciò che creo, come se fossi estraniato dal resto del mondo”.
Alfredo è un tipo simpatico, aperto, alla mano e pronto alla battuta e all'autoironia.
Passiamo anche a trattare il tema ovviamente dei suoi quadri.

“Ho dipinto fin da piccolo e quello che vedi ( nella sua casa sono appesi tantissimi quadri) sono sopratutto opere create negli anni. C'è molta natura, montagna, il territorio che mi ospita insomma, tipo Amandola come puoi vedere in quel quadro lì ( me lo indica) che è del 1991. Poi questo è dedicato a Tom Harrell invece e al suo talento (me lo prende e me lo mostra). Altri ancora (andiamo nella sala affianco) valorizzano il corpo della donna. Non sono monotematico ecco.”
Saliamo le scale e andiamo nelle altre stanze piene di opere. Mi viene spontaneo chiedergli, “ma li vendi”?

Alcuni si, di altri per me è difficile privarmene. Ne sono affezionato perché un quadro è come un figlio, un'opera unica non come un libro o un cd che possono essere ristampati o riprodotti in più copie. Però ovviamente alcuni li vendo su richiesta e sono felice di sapere che vanno a finire in case o luoghi, dove vengono apprezzati.”
Mi dice anche che è molto affezionato ad alcuni quadri che ha composto nel tempo che fanno parte di trittici e che raffigurano vari soggetti come suo padre che suona o un suo amico.

“Ti narro questo piccolo aneddoto a proposito di questi trittici. Quando ho composto Omega, l'avevo appena finito che mi è giunta la notizia di un caro amico Emilio Patalocchi, che non c'era più. Ecco proprio mentre lo componevo mi veniva in mente qualcuno legato alla mia infanzia: un amico, una persona cara... Strano vero? Però molto vero e puro.”
Alfredo dipinge in uno stanzino con una finestra sopra la testa, un posto piccolo dove gira a fatica e che (dice lui),dovrebbe sistemare, ma lì si isola e improvvisa.
Mi mostra tantissime altre opere e anche con fierezza, un depliant del Concerto dell'Epifania 2020 a Napoli in cui sono presenti dei suoi quadri. A proposito trascrivo due righe sulla recensione che di lui ha scritto nel volume, Diana di Girolamo storica dell'arte e responsabile sezione culturale “Oltre il chiostro Onlus”:
<<Si tratta di un 'artista dalla personalità poliedrica e dai talenti multipli, le cui tracce si possono già ravvisare nel suo ambiente familiare e nei dati della sua biografia. Le sensazioni positive che la sua arte genera, la composizione degli stili e dei linguaggi, la capacità di muoversi con grazia e passione fra musica, pittura e gastronomia traducono e fanno trasparire un grande amore per la vita>>.

Ma quando torniamo a sederci, devo chiedergli come gli è venuta in mente l'idea delle Pentole Narranti?
“Io lavoro e mi diverto appassionandomi. Ho sempre cucinato fin dalla gioventù, perché cucinare
e donare del buon cibo è qualcosa di straordinario. A volte oggi cucino tre giorni per una cena, ma le soddisfazioni sono enormi e il denaro non appaga mai come l'essere apprezzato
. “
Ma come hai unito musica e cucina?

“Guarda da piccolo suonavo le pentole a casa del nonno, poi crescendo ho pensato: “ perché non unire le due arti”? Così in dormiveglia mi è venuto in mente “Pentole Narranti”, mi sembrava preciso. Perché le pentole raccontano tutto dal suono, l'odore, sono onniscienti. E cosi costruisco i miei spettacoli dividendomi tra un piatto che cucino e la musica che suono; è difficile mantenere l'equilibrio e la concentrazione ma io quando sto lì riesco a fare tutto con molto trasporto. “

Si è infatti esibito in vari parti d'Italia e anche presso il consolato di Basilea per la settimana mondiale della cucina italiana.
Del suo libro “Pentole Narranti- Quattro primi per quattro stagioni” costruito da autodidatta, ne parla con orgoglio.
“Si perché ho voluto raccogliere su carta ciò che metto nei miei piatti e nelle mie composizioni. Quattro ricette a stagione. Mi hanno aiutato tanti amici e professionisti come Laura Ricci, Andrea Rotili, Stefano Isidori e questa collaborazione mi ha fatto molto piacere.”.
Mi racconta anche che a volte cucina a domicilio in case di privati che lo chiamano perché vogliono mangiare qualcosa di specifico.

Ecco a voi Alfredo! Artista multiforme, istintivo e inquieto che si esprime con lo stesso impeto e passione in tutte e tre le forme d'arte: musica, pittura e cucina, che lui stesso considera forme espressive simili e complementari.
E se vi capita di andare ad un suo spettacolo, lasciatevi catturare dai suoni e dai sapori ma non chiedetegli di essere ciò che non è.





Questo è un articolo pubblicato il 26-01-2020 alle 11:15 sul giornale del 27 gennaio 2020 - 1474 letture