La bottega del caffè Foschi inconfondibile fragranza e sessant' anni da raccontare

3' di lettura 24/01/2020 - Fermo, Piazza del Popolo. Entra un signore di mezza età. Il locale non è grande. E lui s'attarda. La gentile signora al bancone chiede cosa desideri. Un attimo di riflessione, e poi: «Sto gustando il profumo di caffè».

È vero: un amabilissimo profumo che inebria, che circonda, che abbraccia. Sono nella storica Bottega del Caffè Foschi. Arrivano avventori.
La signora Stefania è sollecita alla macchina. Daniele Albertini, suo marito, si prende una pausa per parlare con me intorno ad un piccolo tavolo con alti sgabelli.
Di storie questo locale è ricco, perché da 60 anni è punto di riferimento dei fermani e non solo.
La vicenda ha inizio nel 1961, un caldo agosto. La signora Maria, mamma di Daniele, ha studiato all'Istituto Magistrale. È una donna dolce e gentile. Ed anche capace.
Sposata con Gaetano, ha spinto perché si aprisse sotto le logge a mare un negozio esclusivo.
Una vendita di solo caffè e affini (the, orzo, cacao), poi arriveranno altri prodotti e le magnifiche porcellane.
Suo marito, che è un uomo eclettico e addirittura ha prodotto la miscela di Camomilla Albertini, acconsente. La Bottega apre i battenti in piena estate.
Qualcuno guarda stupito, qualcuno incuriosito, qualche altro non pronostica un gran futuro. La signora Maria però ha fede. Va avanti, conquista la clientela con il sorriso e la bontà del prodotto. Il negozio è accattivante e funziona.
Tra i consulenti della signora, che è sempre al banco, c'è suo zio don Peppe Galandrini, a quel tempo parroco di Capodarco. Le dà forza e sostegno morale.
«A quei tempi – racconta Daniele – è tutto concentrato in piazza del Popolo: c'erano il Bar Alimento, il negozio di abiti Maffei, si trovavano gli elettrodomestici e poi arriva anche il primo grande magazzino Gabrielli. Mia madre aveva visto lungo».
La vita commerciale, insomma, era tutta qui. E Daniele, in piazza, giocava a pallone, girava in bici e respirava... caffè. Poi l'incontro con Stefania, il matrimonio e la scelta di innovare senza stravolgere, di aggiungere senza togliere.
Sono gli anni Duemila: l'euro crea problemi, ancora di più ne creano le cialde. Il caffè si vende meno.
Che fare? Innovare, appunto; aggiungere, appunto. Così, dopo un lungo periodo di studio, di ricerche e di disegni (sia Stefania che Daniele hanno il diploma dell'Istituto d'Arte), il negozio cambia pelle. Diventa anche luogo di somministrazione, s'arricchisce di più varietà di cioccolato, panettoni, colombe, dolci tipici per colazione, come i calcioni e i maritozzini di Lapedona.

Oggi la Bottega, che resta tale per quel sapore di antico e moderno insieme, vanta cioccolato di alta classe: dal Barbero di Cherasco ad Atalia di Pollenza, dal Cuneesi allo Sgambelluri. Per lo scorso Natale, i torroni di Pablo Garrigòs Ibañez sono arrivati dalla Spagna, mentre il panettone Sal De Riso dalla Campania.
Torno al caffè. La scelta è notevole: si va dalla miscela classica a quella al sapore di caramello, sambuca, cocco-rhum...

La soddisfazione più grande? «I ragazzi e le giovani coppie che s'avvicinano». Buon segno.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 24-01-2020 alle 16:55 sul giornale del 25 gennaio 2020 - 1008 letture

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