Dario Pasquarella: ognuno ha il suo posto nel mondo

11' di lettura 14/01/2020 - Il teatro è uno strumento indispensabile per sopravvivere alla realtà.

Dario Pasquarella nasce nel 1976 a Sant’Agata Dei Goti (BN) da una famiglia udente. Si laurea al DAMS in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (Magistrale) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi “Roma Tre”. Ha conseguito inoltre una laurea magistrale in teorie e pratiche del lavoro teatrale con una tesi dal titolo: "Guardare oltre le barriere. Uno sguardo antropologico sul teatro nella cultura Sorda". È un libero professionista, esperto sordo di teatro e conduce laboratori per bambini dell’asilo e della scuola materna nonché per ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori. Organizzatore di atelier teatrali, ricercatore nell’ambito dell’espressione corporea e della prosodia visiva della LIS (Lingua dei Segni Italiana), organizzatore di giornate studio incentrate sul Training del corpo e dello spettacolo e sul potenziamento espressivo del corpo. È anche docente di mimo, attore, regista, drammaturgo, scenografo, illustratore, performer di Teatro e Cinema LIS, docente di Teoria della Tecnica del Silenzio dello Spettacolo, di Percorsi Teatrali a Scuola e nei corsi di formazione e di sensibilizzazione alla Lingua dei Segni Italiana. Collabora inoltre come operatore all’interno dell’associazione A.F.I.S.Bi. e della Fondazione “La Casa delle Luci” che si occupano di assistenza a ragazzi sordi e con altre disabilità. Da anni attivo nella comunità sorda, vanta una comprovata esperienza nel campo dell’insegnamento della LIS a sordi e udenti.

1) Che cosa significa per te essere sordo?
Per me essere sordo è saper essere felice, sapere di essere vivo e sentire il mondo con altri occhi. Essere sordo significa anche essere “normale”. Nonostante io sia pienamente consapevole che il mondo è popolato da una maggioranza di persone udenti, io mi sento comunque una persona normale. Questa consapevolezza però è maturata con il tempo, perché devo ammettere che ho attraversato dei “periodi bui” in cui ero molto combattuto su chi fossi e su quale fosse il mio posto nel mondo. Ho iniziato a costruire la mia identità di sordo quando ho scoperto altre persone sorde come me. Loro comunicavano con la Lingua dei Segni e io, guardandoli, mi sono innamorato di questa lingua. Avevo 6 anni e mezzo quando i miei genitori mi hanno iscritto a una scuola speciale per sordi ed è stato solo allora che ho capito come sfruttare al meglio il canale visivo. Ho appreso le parole associandole alle immagini, ho imparato a comunicare, ho imparato dai miei insegnanti e anche dai miei compagni di classe. Grazie al mio carattere molto curioso (e un po’ rompiscatole, lo ammetto) ho chiesto e richiesto fino a colmare ogni mia lacuna.

2) Se la sordità fosse un colore, quale sarebbe?
VERDE!!! Decisamente verde. Verde come un prato, verde come la natura. Perché la sordità è solo un fiore diverso nel giardino del mondo. In natura non c’è qualcosa di “strano”, c’è solo qualcosa di diverso ed è questo il bello di Madre Natura: Siamo tutti diversi, ma c’è posto per tutti.

3) Che ruolo ha la LIS nella tua vita?
Non riesco a immaginare quanto sarebbe potuta essere diversa la mia vita se non avessi imparato la LIS. Non dico che non avrei avuto altre possibilità, dico solo che adesso non riesco a immaginarle. La LIS mi ha permesso di apprendere visivamente, mi ha fatto sentire parte di una comunità e mi ha messo in collegamento con il mondo, dandomi modo di comunicare in maniera “leggera” senza dovermi sforzare di parlare o affaticarmi provando a leggere le labbra di chi parla. Credo fermamente che ciascun essere umano, che sia un bambino, un ragazzo o un adulto, che sia disabile o meno, avrà sempre e comunque la necessità primaria di comunicare quantomeno i propri bisogni essenziali. Nessuno può vivere degnamente se non può chiedere un bicchiere d’acqua quando ha sete, se non può dire a nessuno che prova dolore e dove. Per questo ritengo che sia a dir poco fondamentale fornire ai bambini e ai ragazzi sordi uno strumento imprescindibile con cui esprimersi: una lingua. È necessario cioè che vengano esposti e che imparino, per quanto possibile, al più presto la LIS. Comunicare serve non solo a esprimere i propri bisogni, ma anche ad aprirsi agli altri, ad avere fiducia di sé e del mondo che ci circonda.

4) Che cos’è la cultura sorda?
La cultura sorda è il modo di vivere la vita dei sordi segnanti attraverso esperienze che siano in tutto e per tutto VISIVE: dal senso dello humor al tipo di comunicazione. Non “parliamo” solo attraverso le mani, noi ci mettiamo la faccia e tutto il corpo. Richiamiamo l’attenzione entrando nel campo visivo della persona interessata, applaudiamo (senza far rumore) agitando le mani al di sopra della testa e ci sarebbero tantissimi altri esempi ma per scoprirli tutti dovreste vivere e frequentare persone sorde. Lo scambio e il confronto culturale sono fondamentali affinché una cultura, qualsiasi essa sia, rimanga vitale e possa raggiungere livelli sempre più alti.

5) Chi è l’educatore sordo e di cosa si occupa?
Gli educatori sordi sono giovani e adulti che attraverso le proprie esperienze cercano di indirizzare i bambini e i ragazzi sordi nei loro percorsi scolastici e di vita. Li seguono a scuola o anche in contesti diversi e cercano di aiutarli a sentirsi “parte di” e non “diversi da”. La maggior parte dei bambini sordi nasce da genitori udenti e alcuni di loro sono convinti che non cresceranno mai o che crescendo diventeranno udenti. Se non conoscessero adulti sordi o udenti segnanti, non verrebbero mai a contatto con la LIS e non potrebbero costruire la loro identità di sordi.

6) Come nasce la tua passione per il teatro?
La mia passione per il teatro nasce da bambino quando in Istituto, durante la festa di Carnevale, tutti i bambini portavano i loro vestiti comprati o confezionati da casa. Io non avevo nessuna maschera da esibire, così le suore mi diedero una calzamaglia, una maglia nera e un cappello per potermi mascherare da Zorro. Indossare quegli abiti e impersonare qualcun altro è stata un’esperienza bellissima. Ho iniziato a immaginarmi nei panni di un famoso attore americano e di essere il protagonista di qualche film meraviglioso. Ogni anno a Carnevale provavo un vestito e un personaggio diversi e ogni volta era magico. Da lì ho iniziato a vedere il cinema e il teatro come uno stimolo di crescita sia individuale che collettiva, uno strumento indispensabile per sopravvivere alla realtà. Ho avuto il coraggio di affrontare un “vero palcoscenico” solo intorno ai 25 anni, quando per coltivare questa mia passione mi sono iscritto a un corso di recitazione presso la scuola di teatro di Totò a Napoli. Poi è stato tutto un crescendo di spettacoli, esperienze ed emozioni.

7) Quando e perché hai deciso di fondare l’Associazione Arte&Mani Deaf Italy Onlus?
Dopo l’esperienza napoletana a 27 anni mi sono trasferito a Roma dove oltre a studiare all’università collaboravo con la Compagnia Teatrale Laboratorio Zero. Compagnia diretta dalla regista sorda Ginetta Rosato e che da sempre si occupa di spettacoli teatrali per sordi e con i sordi. Grazie a questa esperienza ho potuto imparare tutto quello che riguarda l’aspetto pratico di una “messa in scena”: da come trasformare un copione in battute che funzionino alla gestione dei tempi, dalle entrate e le uscite dal palco a tutti gli aspetti organizzativi e burocratici che stanno dietro alla “macchina teatrale”. Grazie a Ginetta ho potuto mettere in pratica e imparare le differenze tra la pratica e la teoria che tanto studiavo al DAMS. Laboratorio Zero si è occupata soprattutto di teatro classico e io avevo voglia di sperimentare qualcosa di nuovo. Quindi, pur continuando la collaborazione e sostenuto da alcuni miei professori universitari, ho deciso di mettermi alla prova con un nuovo tipo di teatro che fosse contemporaneo e sperimentale. A giugno del 2016 ho fondato una mia Associazione con lo scopo di portare avanti progetti di Teatro Sordo LIS, cioè un teatro integrato sperimentale basato su drammaturgie originali. Arte&Mani – Deaf Italy è un’Associazione Onlus con sede a Roma in via Nomentana 54. L’idea di “Arte&Mani” nasce nel 2011 insieme a un nuovo tipo di teatro: il Teatro Sordo LIS , un teatro di sperimentazione e ricerca. La Compagnia “Arte&Mani – Deaf Italy Onlus” presenta al proprio pubblico spettacoli basati sull’assoluta parità tra la LIS (Lingua dei Segni Italiana) e l’Italiano. Il nostro è un teatro bilingue e biculturale in cui la LIS e la lingua italiana hanno pari dignità e importanza all'interno degli spettacoli. Questa nuova forma teatrale, basata su testi originali nati direttamente e contemporaneamente sia in LIS che in italiano, è in grado di arrivare efficacemente tanto a un pubblico sordo quanto a un pubblico udente, trasmettendo a tutti e in egual misura contenuti ed emozioni. Inoltre grazie a questa nuova forma integrata di teatro, la comunità sorda, che raramente riesce ad accedere alla stessa quantità e qualità culturale delle persone udenti, può finalmente vedere rappresentati i propri usi, la propria cultura, il proprio modo di vivere e il proprio peculiare umorismo. Il nostro gruppo, infatti, è formato da attori e autori sordi e udenti che hanno deciso di lavorare insieme per creare spettacoli in Lingua dei Segni che siano accessibili a un pubblico sia sordo che udente, in quanto segnati e parlati. A partire dal 2016, parallelamente al progetto della Compagnia Teatrale, viene fondata anche la Scuola di Teatro Sordo LIS, con sede a Roma.

8) Quali sono le tematiche alla base delle tue rappresentazioni?
Come regista mi piace trattare diversi temi in ambito sociale: dal razzismo alle discriminazioni cercando quindi di “dar voce” a tutto ciò che solitamente è visto come minoranza, sia essa linguistica, culturale o di genere. Propongo spettacoli che fanno riflettere. Arte&Mani ha già portato in scena sei spettacoli originali:
▪ nel 2014 “Oltre gli Occhi” che parla di torture e discriminazioni durante il nazismo. ▪ l'anno successivo “Routine” che affronta l'oppressione femminile e di come si voglia relegare le donne al ruolo di madri, ostacolandone la crescita professionale.
▪ Nel 2016 è stata la volta di “Luci del Buio”, la storia di un clandestino gay che fuggendo dal suo paesello di origine si trasferisce nella grande metropoli. “Il Bosco delle Favole Confuse” è uno spettacolo rivolto a un pubblico di bambini e non che parla dell'eterna lotta tra il bene e il male e del rispetto delle regole.
▪ Nel 2017 “Il Bosco delle Favole Confuse continua…”, secondo capitolo dello spettacolo del 2016 in cui, sulla scia del primo, i buoni affrontano di nuovo i cattivi.
▪ Nel 2018 va in scena “Dialoghi da Dietro le Quinte” che mette a confronto i due protagonisti affrontando in chiave comica le loro credenze religiose, i loro orientamenti sessuali e i complicati rapporti con le loro famiglie (una delle due di stampo mafioso).
▪ L'ultima produzione della Compagnia ha debuttato a ottobre 2019 a Caserta e per la prima volta sarà in scena a Roma al Fringe Festival. “Il Filo Spezzato” denuncia la precarietà della "generazione 1000 €" e di quanto tutti siamo legati a dei fili che ci costringono a comportamenti obbligati.

9) Un tuo sogno nel cassetto?
Per il futuro spero di riuscire ad aprire un Teatro Stabile a Roma che si occupi solo di teatro sordo e cultura sorda. Un posto dove si possano fare ricerche, studi, sperimentazioni nel settore e spettacoli in LIS e lingua vocale con operatori sordi e attori sia sordi che udenti segnanti.

10) Qual è il tuo motto?
“Siamo tutti meravigliosamente diversi e ognuno ha il suo posto nel mondo”.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 14-01-2020 alle 21:35 sul giornale del 15 gennaio 2020 - 1549 letture

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