Fermo: Gioco d’azzardo, più informazione per sconfiggerlo

4' di lettura 12/12/2019 - Fermo: Istituzioni e concessionari a confronto, ieri 11 dicembre, per la salvaguardia della qualità dei contesti di gioco e il contrasto dei comportamenti illeciti e delle patologie correlate.

Nel 2017 in Italia sono stati spesi più di 100 miliardi nel gioco d’azzardo. Ben 17 milioni di italiani si sono avvicinati almeno una volta al gioco d’azzardo. Fra questi 17 milioni 1 milione è costituito da minorenni. 400.000 bambini di età compresa fra i 7 e i 10 anni si sono avvicinati almeno una volta al gioco d’azzardo iniziati dagli stessi genitori. L’Italia è la prima nazione in Europa per il numero di slot machine: esattamente una slot machine ogni 151 abitanti. Questi i dati fornitici dal Questore della Provincia di Fermo Luciano Soricelli. A causa di quel disturbo comportamentale chiamato “GAP”, ossia Gioco d’Azzardo Patologico tante, troppe, persone sono finite sul lastrico, compromettendo l’equilibrio lavorativo e familiare, fino all’indebitamento o all’assoggettamento agli usurai e, spesso, fino al suicidio. Le Forze dell’Ordine vigilano costantemente per far sì che ai minori sia impedito di giocare d’azzardo e far sì che le slot machine non vengano truccate visto e considerato che il gioco illegale in Italia vale circa 20 miliardi di euro.

“Siamo attenti al fenomeno, operiamo su tutta la provincia, svolgiamo, come il Ministero degli Interni ci richiede, monitoraggi costanti”, interviene il Prefetto, la dott.ssa Filippi, consapevole però che per prevenire la dipendenza occorrono anche momenti di formazione in cui le famiglie possano riscoprire il loro ruolo educativo e far scoprire ai ragazzi i valori di riferimento.

Il Dipartimento per le Dipendenze Patologiche dell’Asur-Area Vasta 4, nel dare attuazione alla Legge Regionale n. 3 del 2017 in materia di prevenzione e cura del gioco d’azzardo patologico, nel corso degli ultimi due anni è stato impegnato in attività di prevenzione per lo più a favore di destinatari privilegiati quali docenti delle scuole secondarie di secondo grado, giovani dai 14 ai 19 anni, genitori e terza età. I modelli utilizzati hanno puntato a potenziare delle risorse personali utili ad affrontare efficacemente le sfide del quotidiano e a contrastare il rischio di incorrere al pericoloso procedere del gioco. Si è ricorso pertanto al modello formativo perché si è ritenuto che l’aumento dell’informazione potesse contribuire alla modifica dei comportamenti a rischi. Quanto al coinvolgimento nell’incontro della FIT (Federazione Italiana Tabaccai), del STS (Sindacato Totoricevitori Sportivi) e della Camera di Commercio Marche Centrali è emersa invece una sviluppata attenzione a che il contesto di gioco non favorisca degenerazioni patologiche, invitando il legislatore a rivolgere maggiore attenzione al gioco online, dilagante negli ultimi anni.

E’ la questura, spiega il dott. Vincenzo Longo, l’autorità provinciale tecnica di pubblica sicurezza che rilascia la licenza per le attività riguardanti il gioco d’azzardo. Il questore come di una figura vicina, capace di analizzare il fenomeno dal punto di vista non solo legale ma anche criminologico.

Di tre elementi consta il gioco d’azzardo: una posta in palio cospicua, la casualità che lo domina e una somma scommessa che una volta sul piatto non si può più tirare via. Tutto ciò, come spiega Longo, contribuisce a far sì che il gioco leda l’ordine pubblico e il buon costume.

Il giocatore patologico, spiega il dott. Pannelli, Direttore f.f. U.O.C. Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche A.V. 4, nonostante i molteplici sforzi per smettere, ha bisogno di giocare, ha ricorrenti pensieri sul gioco, pianifica giocate future, pensa a come procurarsi il denaro, si sente a disagio e allora gioca rincorrendo le perdite, rincorrendo i fantomatici numeri ritardatari (che nessuna statistica ha dimostrato esistere davvero), tornando nella stessa sala giochi convinti di recuperare e mentendo ai propri cari. Molti giocatori poi sono dipendenti da altre sostanze o soffrono di un disturbo di ansia o personalità, come, il più comune, il disturbo narcisistico. Non esistono farmaci ma l’aiuto varia dai gruppi di auto-mutuo-aiuto fino alle comunità terapeutiche. Nel nostro territorio, spiega il dottore, si viaggia su una media di 65 pazienti all’anno.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 12-12-2019 alle 14:00 sul giornale del 14 dicembre 2019 - 327 letture

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