Il manipolatore affettivo secondo la nota criminologa Roberta Bruzzone

2' di lettura 26/11/2019 - Interessantissimo l’intervento tenutosi ieri sera al teatro Cicconi di Sant’Elpidio al Mare della dott.ssa Roberta Bruzzone, nota criminologa e psicologa forense.

Nel suo libro appena uscito “Io non ci sto più” la dottoressa parla principalmente del manipolatore affettivo, ma chi è costui? Il manipolatore affettivo è una persona con una struttura di personalità narcisista, ma narcisisti potremo esserlo un po’ tutti, infatti c’è il narcisista benevolo che è colui che ha una spiccata autostima, ma la utilizza in modo funzionale e adeguato, perché sappiamo che avere fiducia nelle proprie capacità può essere di aiuto nel percorso evolutivo. Attenzione però, ci può essere anche un narcisista malevolo da cui dobbiamo stare in guardia. Un narcisista di tal genere vuole il controllo su tutto e soprattutto su chi gli è vicino. Il partner che inizialmente si presenta tanto premuroso e che dice alla sua compagna “ Non serve che vai a lavorare, penso io a te”, oppure “Perché devi uscire con le tue amiche , stiamo tanto bene io e te!”, nasconde tutte le caratteristiche di un manipolatore affettivo che vuole catturare la sua preda fino ad arrivare ad avere il pieno controllo sulla donna, che molto presto assumerà i tratti di una personalità dipendente. Ma la personalità narcisista come si origina? Da un modello di attaccamento disorganizzato, in cui la figura materna è solitamente inadeguata nel prestare le cure al bambino , incapace di soddisfare i suoi bisogni primari e secondari, principalmente nel periodo che va da 0 a 3 anni, da questa relazione disfunzionale madre-bambino si instaurano le basi per la costruzione in essere di una personalità narcisistica o addirittura psicotica.

Dall’altra parte le caratteristiche della personalità dipendente, una volta che i tratti si sono ben radicati, sottendono un meccanismo neurobiologico da cui è difficile uscirne. La donna deve elaborare autonomamente la consapevolezza di voler uscire dal ruolo di vittima, come sostiene la dottoressa Bruzzone, anche la volontà di non volere più il contatto con il suo carnefice. I primi mesi saranno sicuramente i peggiori, perché si vive in una sorta di astinenza , e non sono certo i farmaci ad aiutare , ma solo uno psicologo o una psicoterapeuta potranno sostenere la donna in questo percorso di elaborazione emotiva e sostenerla nel distacco affettivo ed effettivo.

Con il suo intervento diretto e molto concreto la famosa criminologa ha sicuramente scosso le menti di quanti stavano ad ascoltarla, ma soprattutto credo di molti genitori che devono imparare a leggere nel comportamento dei figli certi tratti di personalità che potrebbero preoccupare, qualora non siano stati troppo attenti nel periodo neonatale ad instaurare un attaccamento sicuro .






Questo è un articolo pubblicato il 26-11-2019 alle 19:25 sul giornale del 27 novembre 2019 - 962 letture

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