Consultori familiari: servono le risorse non nuove leggi

3' di lettura 20/10/2019 - Il Consiglio Regionale di domani discuterà una proposta di legge su “Attività consultoriali: convenzione con soggetti privati e di volontariato”, ad iniziativa dei Consiglieri Marconi e Rapa.

Riteniamo inopportuno e sbagliato mettere mano ad una legge per i consultori privati senza conoscere la situazione attuale dei consultori familiari visto che l’ultima analisi della Regione sulla situazione dei consultori risale al 2006. Sarebbe necessaria un’analisi sia dei consultori pubblici che di quelli privati, specificando le attività effettivamente svolte.
Nell’ultima Relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della Legge194/1978 risultano solo 45 consultori pubblici (e nessun consultorio privato convenzionato), ovvero 1,7 consultori ogni 1.000 donne in età 15-49 anni e 0,6 consultori ogni 20 mila abitanti. Dati che negli anni sono notevolmente peggiorati, con ben 26 consultori pubblici in meno rispetto a 10 anni fa.
Ma oltre all’aspetto quantitativo ci sono problemi di carattere qualitativo, visto che l’operatività dei consultori, che si trovano a spesso a lavorare in condizioni emergenziali, è resa sempre più difficile dalla mancanza di organico e di figure professionali specialistiche a partire dalla figura del ginecologo, tanto che in molti consultori non è possibile avere la certificazione per l’IVG, piuttosto che lo svolgimento della necessaria attività di prevenzione. Va poi rilevato l’elevato numero di ginecologi obiettori di coscienza che nei consultori pubblici delle Marche rappresentano oltre il 30%.
Dunque, prima di discutere di una legge sui consultori privati, bisognerebbe potenziare sia in termini di organici che di risorse i consultori pubblici, attualmente risucchiati nell’attività a supporto dei Tribunali dei minori impossibilitati nello svolgimento delle attività di prevenzione, promozione della salute delle donne, ecc. Secondo Daniela Barbaresi, Cristiana Ilari e Claudia Mazzucchelli, rispettivamente Segretarie di CGIL, CISL, UIL Marche: “è necessario sospendere la discussione sulla proposta di legge n. 30/2010, in attesa di avere un quadro aggiornato della situazione dei consultori nelle Marche e in particolare di un quadro della domanda e offerta di servizi e prestazioni da parte dei consultori pubblici, e soprattutto in attesa della nuova programmazione regionale, come previsto dall’art. 6 della Legge 405/ 1975”.
“In ogni caso, vogliamo evidenziare sin d’ora che la proposta di legge che si discuterà domani in Consiglio presenta rilevanti criticità e un’impostazione non condivisibile; in particolare non condividiamo la possibilità che i consultori siano gestiti “dall’associazionismo familiare” nelle forme ipotizzate, la previsione che i consultori privati debbano essere autorizzati e non accreditati, la possibilità di attivare convenzioni con associazioni di volontariato, fondazioni, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, e che questi ultimi possano svolgere la loro attività all’interno delle strutture consultoriali, con l’utilizzo i beni e materiali di proprietà pubblica”.
“Pertanto, ribadiamo la richiesta di sospendere la discussione sulla proposta di legge, affrontando invece, in un quadro di programmazione condiviso, le criticità del sistema dei consultori pubblici rilanciandone e rafforzandone il ruolo, le finalità e la struttura garantendo le necessarie risorse al sistema”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-10-2019 alle 22:41 sul giornale del 21 ottobre 2019 - 298 letture

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