Vivere le Storie: Simona Ripari

12' di lettura 28/08/2019 - Per chi non la conoscesse ancora, ecco a voi la simpaticissima attrice elpidiense Simona Ripari.

Trovare un'ora per parlare e vedersi è stata impresa da titani ma alla fine Porto sant'Elpidio, ha visto l'incontro tra un giovane provetto pubblicista e una brava attrice.
Simona sorseggia il suo prosecco e ha un po' timore delle domande che gli porgerò. La tranquillizzo dicendole che il tutto è una semplice chiacchierata, un raccontarsi liberamente e senza freni. Difatti dopo qualche secondo di titubanza inizia a parlare senza fermarsi...

“Adesso comincio a piangere e a confessarti tutto come Chunk dei Goonies durante l’interrogatorio della banda fratelli; spero tu non abbia un frullatore- ride- ma proverò ad essere breve. Ho avuto un'infanzia felice, sono cresciuta qui con la mia famiglia: ho due sorelle e i miei genitori sono delle persone meravigliose. Da adolescente ero un po’ irrequieta, pensa che all’asilo mi sono rotta un polso nel vano tentativo di imitare Indiana Jones lanciandomi da uno scivolo. Mentre a livello scolastico ho sempre avuto grossi problemi con la matematica che per i miei genitori era fondamentale come se tutto il resto non contasse; un trauma per me che disprezzavo le formule ed ero fantasiosa tanto da amare i racconti e il disegno. Disegnavo benissimo! Spesso mi chiedo perché abbia smesso. E poi adoravo gli animali.”

E avevi capito già cosa volevi essere?
“Volevo fare la veterinaria, l’etologa o la zoologa, roba da Giorgio Celli insomma. Poi crescendo mi sono appassionata sempre di più alle arti dello spettacolo soprattutto alla Recitazione. Volevo essere tutti tranne me, recitare ed essere qualcun altro mi faceva stare bene, solo così riuscivo ad esprimermi, tutto il resto mi sembrava sempre molto difficile. Mi vestivo a carnevale con fierezza da Lady Oscar ma ora forse sono diventata più imbranata, come Bridjet Johnes; una Bridjet Johnes molto nerd (più pasticcio di così!!). Da piccola mettevo in scena il Re Leone in salotto rigorosamente da sola e interpretando tutti i personaggi. Poi cantavo tutte le canzoni Disney. Volevo fare l’attrice, ma non avevo il coraggio di dirlo a me stessa, ai miei ancor meno.”

E quindi cosa hai fatto?
“Le arti sceniche stavano diventando la mia passione più grande. Ho praticato di tutto un po’.
Poi a 16 anni ho iniziato a lavorare nel settore della ristorazione, se volevo studiare dovevo lavorare e così ho fatto, ma dopo le superiori non ho avuto il coraggio di lasciare il ristorante per fare un’ accademia di recitazione fuori, così mi sono iscritta ad una scuola di recitazione a Fermo e all’università di Lettere a Macerata: tutte scelte poco sensate per i miei genitori. Il periodo universitario è stato meraviglioso ma durissimo. Lavorare e star dietro alle sessioni d’esame non era affatto facile per me. Ma prioprio dall'università arrivano ricordi scenici come nella partecipazione a “Trifles” (inezie), spettacolo tratto dal testo teatrale della femminista americana S. Glaspel e che abbiamo messo in scena con il corso di storia del teatro diretto da Allì Caracciolo e Maria Novella Gobbi. Un lavoro intenso che mi vedeva tra le protagoniste della storia insieme a Valentina Angelini, un’altra attrice elpidiense.
Te l’ho già detto che volevo fare l’attrice?”

E gli altri primi passi sul palco quando sono avvenuti?
“Diciamo che i primi spettacoli significativi sono stati sicuramente “Trifles” nel 2008, appena nominato e “Edipo Re” nel 2009 di Demis Sobrini dove interpretavo l’Oracolo di Delfi dall’alto di una impalcatura di ferro (e no non soffrivo di vertigini); uno spettacolo difficile, unico, affascinante quanto destabilizzante per il pubblico. C’erano Sofocle, Freud e Pasolini tutti insieme”.

E poi cosa è successo?
“Non mi sono mai annoiata di certo. Dopo la laurea ho avuto l’occasione di lavorare come operatrice teatrale e insegnante di dizione, poi continuavo sia come cameriera, sia facendo teatro. Mi poteva bastare? No. Così quando è uscito il bando per il servizio civile nazionale ho deciso di partecipare e mi hanno presa. Avevo scelto un progetto in ambito culturale e mi sono trovata per un anno (2014 -2015) nell’ufficio cultura del comune della mia città. Quella del SCN è stata un’esperienza di transizione che consiglio a molti giovani. Nello stesso periodo feci un master di doppiaggio e teatro a Roma, con i maestri Angelo Maggi e Massimo Corvo; ero entrata nel corso insieme agli amici e colleghi di Progetto CreAzione che conosci bene”.

E' stata la svolta?

“Posso dire di sì, in quanto un giorno a lavoro succede che conosco personalmente Oberdan Cesanelli, che si interessa al mio CV artistico e così comincia la mia prima esperienza professionale nel teatro per ragazzi. Nel 2015 affronto la mia prima tournée teatrale con i bravissimi colleghi e amici Mirco Abbruzzetti e Lorenzo Palmieri. Da allora non ho più smesso di girare l’Italia per lavoro, ho visto tante città e tanti teatri collezionando 4 tournée di teatro ragazzi e 2 tournée con spettacoli di prosa. Mi piace spostarmi, cerco sempre di portare dei bei ricordi da ogni viaggio, sia perché hai l’occasione di conoscere realtà teatrali diverse da quelle da cui provieni sia perchè ci sono tanti luoghi che vale la pena ammirare anche solo di sfuggita… per non parlare poi della cucina! (Adoro mangiare.) Sappi però che uno spettacolo teatrale che replica e incontra un pubblico sempre nuovo, è uno spettacolo che cresce e migliora, che si completa o addirittura che si rinnova e per l’attore stare su diversi palchi significa un po’ “farsi le ossa”. Ma le tournée per le piccole compagnie non sono tutte rosa e fiori, spesso i viaggi son stressanti o comunque può capitare di incontrare delle difficoltà e quindi da brava scout dico… ESTOTE PARATI!”

E come ti sei trovata lavorando nella nostra regione?E' secondo te votata alla cultura e allo spettacolo?
“Sono molto contenta di aver lavorato e di lavorare con alcune delle realtà artistiche professionali più importanti della nostra regione: Proscenio, LaGrù e Officine Mattòli per citarne alcune, ma sono diverse le compagnie e le associazioni che si sostengono lavorando duramente e attivamente sul territorio marchigiano, dando spazio ai talenti locali e realizzando attività ed eventi importanti. Abbiamo bisogno di fare cultura e di farla anche qui e non è pigro, ma spesso coraggioso chi decide di restare. Ci fossero più fondi per tutti… sarebbe un sogno.”

Insomma teatro, cortometraggi, film tv, video clip, spot, web series, doppiaggio e altro, sei soddisfatta del tuo CV?
“Ho fatto un bel percorso variegato, sia dal punto di vista della formazione (che non finisce mai) sia professionale, ma che in gran parte vede esclusi i grandi nomi delle accademie e le grosse produzioni. E’ ovvio che quello che mi auguro è di poter fare sempre cose diverse e di livello, continuando a pensare che il miglior contratto deve ancora venire.
L’ambiente del set cinematografico mi stimola molto e sono una grande appassionata di cinema e serie tv, ma mi piacerebbe poter regalare emozioni oltre che riceverle. Ad esempio il mio sogno è un bel ruolo in una serie tv o film, magari in costume, perché è più facile che ci siano dei cavalli. Ti ho detto che ho un cavallo e adoro i cavalli? Per quanto riguarda il teatro invece, un musical, anche in un piccolissimo ruolo.”

E la vita da attore com'è?
“Durissima. In Italia quelli famosi e che fanno una bella vita sono solo una minoranza. Sono tantissimi invece quelli costretti a fare altri lavori per mantenersi, capita anche a me. Il lavoro artistico è precario e spesso mal pagato; purtroppo conta chi conosci spesso e non se sei bravo. Bisogna tenersi in costante allenamento come un atleta. Resilienza è la capacità fondamentale per andare avanti. La fortuna fa la sua parte certo, cogliere l’occasione giusta al momento giusto ad esempio ma sicuramente chi ha le spalle coperte economicamente vive più sereno di chi non sa come arrivare a fine mese. “ Anche fare l’attore è diventata una cosa da ricchi” mi disse una volta un collega di Roma che non poteva più permettersi di spendere soldi per master class e seminari. Io vivo da sola, ho le mie bollette e le spese fisse come tutti, tengo tantissimo alla mia indipendenza. Non mi sveglio sempre la mattina per andare a lavoro ma il più delle volte per cercarlo: sono sempre alla ricerca di casting o comunque di opportunità di lavoro fuori, vivo giorno per giorno senza fare grossi progetti e ringrazio Dio per le piccole cose belle che ho avuto e che ho.
Ma i momenti difficili sono veramente tanti: chi non vive questa realtà non sa cosa significa. "

Cosa invece non sopporti del tuo ambiente?
“Le guerre tra i poveri, gli “attori per caso”, quelli che insegnano e fanno teatro e non vanno a teatro, quelli che “noi siamo più bravi” ma del lavoro altrui hanno solo sentito parlare. E ancora i ruffiani ma soprattutto le ruffiane, poi gli sfruttatori di ogni tipo e non sopporto me stessa quando non riesco a dare il cento per cento in una performance o a un provino. Pensandoci bene però, mi dico che devo essere meno severa con me stessa perché spesso noi piccoli professionisti ci troviamo a lavorare in condizioni poco favorevoli rispetto ai “grandi”.”

Cito ultime produzioni che vedono Simona come attrice: “Cenerentola in Bianco e Nero”, spettacolo di teatro per ragazzi che sta viaggiando in molte città italiane; diversi spettacoli a tema medievale che hanno vita in estate con la compagnia “Teatro del Lupo Innocente” coordinata da Mirco Abbruzzetti; la commedia “L'importanza di chiamarsi Onesto” di O. Wilde per la regia di Roberto Rossetti, spettacolo che ha da qualche mese terminato con successo una tournée fuori regione; la fortunata rassegna “Shakespeare on the beach” e i “Magical Afternoon” format di lezione-spettacolo di Cesare Catà. Inoltre ha partecipato alla web series ambientata nelle Marche “Non voglio mica la luna” con protagonista la sua amica attrice Rebecca Liberati. Le chiedo se rifarebbe tutto ciò che ha fatto finora...
“Assolutamente si, al 100%. Il rimpianto che ho è non aver fatto un'accademia di recitazione ma col tempo ho capito che ogni attore ha il suo percorso che lo rende unico,perché sono fan di attori che hanno imparato un mestiere facendolo e che magari sono laureati in fisica.
Sia chiaro che lo studio è importantissimo e deve essere costante, teorico e pratico, ma la scuola non fa l’attore. L’attore lo fa anche come decidiamo di viver la nostra vita, lo fa la capacità di assorbire l’energia del cosmo, la curiosità, la capacità di ascolto, di emozionarci, di lavorare sulla nostra anima, di osservare il mondo; lo fa il modo in cui ci confrontiamo e relazioniamo con gli altri; io dico:“l’attore è una creatura estremamente sensibile, tutti gli altri sono cani che scodinzolano senza coda.”
Per te quindi, l'attore perfetto come dovrebbe essere?
"Mi piacciono gli attori che si mettono davvero al servizio del proprio personaggio, in Italia purtroppo è più facile vedere attori che recitano la parte di se stessi in ogni film. Chi mi segue da anni sa quanto amo raccontare i personaggi che mi trovo ad interpretare e mi apprezza per questo, amo non fare sempre quello che mi viene più facile. Non mi reputo un talento nel mio lavoro, tutt'altro, ma so riconoscermi il coraggio di mettermi alla prova.”

Ma se non avessi seguito questo percorso, cosa avresti fatto?
“Un lavoro che ha a che fare con gli animali, quale non lo so“

Cosa mi dici riguardo al premio che la tua città ti ha assegnato qualche mese fa?
“Il premio donna dell’anno a Porto Sant'Elpidio è nato questo nel 2019 e riceverlo per la categoria cultura è stata una bellissima novità e soddisfazione. Non pensavo minimamente di poter essere nominata tanto meno di vincere, non ho ottenuto niente di particolare quest’anno. E’ stato premiato il mio percorso artistico che in qualche modo ha visto coinvolta anche la mia città. La cosa che mi ha fatto più piacere è stato sapere che in diversi hanno presentato la mia nomina; è stata una enorme dimostrazione di affetto e stima da parte di persone che non vivo nel quotidiano, ma che seguono ciò che faccio e mi apprezzano. Sono legata alla città in cui vivo e in cui mi sento di rimanere per il momento e quindi un premio così, non poteva che rendermi fiera. “

Per concludere so che il 14 settembre volerai verso il Brasile con “Teatri senza Frontiere” il progetto di solidarietà e teatro per l’infanzia ideato da Marco Renzi. Dicci qualcosa in più su questa prossima esperienza extracontinentale e su qualche altro nuovo progetto che stai preparando.
“Sì farò parte della compagnia di artisti e formatori teatrali provenienti da diverse parti d’Italia che quest’anno porterà laboratori e spettacoli a San Paolo, ospite delle missioni di “Condividere Onlus”. Non vedo l’ora di partire, sarà un viaggio importante, come lo è stato quello in Kenya due anni fa. In ultimo sto pensando di proporre una coreografia su musica brasiliana e mi aiuterà la danzatrice Manuela Recchi.”

Se non ci fossimo fermati avremmo potuto continuare all'infinito, probabilmente. Una storia che come avete letto, ha ancora moltissimo da dire. Grazie Simona

Per seguirla su youtube, ecco il canale:
https://www.youtube.com/channel/UC6GnFyeF_LBe9w6Gp7Yuq8g



Foto di Copertina di Mattia Liberati
In allegato foto di:
Massimiliano Diana (Cavallo Bianco)
Fabrizio Ferracuti (Kenya)
Caterina Marchetti (Medioevo)
Fabio Zeppilli
Cecilia de Dominicis (Letture con leggio)
Fabio Varese (sul palco in: L'importanza di chiamarsi Onesto)
Alberto del Bello
Marilena Imbrescia


di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 28-08-2019 alle 13:35 sul giornale del 29 agosto 2019 - 3403 letture

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