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ALLA SCOPERTA DELLA SINDONE 3 - Il sangue di vita

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da Fabio Quadrini 


Dopo i primi due incontri con cui abbiamo introdotto alcune ricorrenze e personaggi legati alla Sindone, in questa occasione iniziamo il percorso di avvicinamento alla conoscenza del Sacro Telo.

Il giorno della morte di Gesù, dal Vangelo secondo Giovanni, era la Parasceve (“preparazione”) della Pesach (“passaggio” ovvero “Pasqua”).
Per quanto concerne lo ius romanus, l’iniziativa personale in merito all’asportazione dei cadaveri dei condannati alla pena capitale era severamente punita.
La lex ammetteva la sepoltura dei condannati a morte, ma doveva avvenire con un permesso che era concesso su richiesta, corredata dal pagamento di un riscatto.
Tuttavia, la destinazione naturale dei giustiziati era la fossa comune, anche perché il reclamare il corpo di un suppliziato, e quindi dichiararsi parente, ovvero amico di questi, era alquanto pericoloso, oltre che infamante.
Anche in merito alla legge ebraica era prevista la sepoltura per i condannati a morte: ma i corpi di costoro non potevano giacere nelle tombe occupate dai resti dei giusti, poiché le avrebbero profanate. Il rito della sepoltura era molto rilevante per gli ebrei: i cadaveri, in quanto impuri, dovevano essere separati celermente dal contesto dei vivi, in quanto questi ultimi, comprese le loro cose, potevano essere contaminati dal morto.
Il corpo del defunto era affidato alla cura delle donne: venivano chiuse le mascelle con un piccolo telo legato attorno alla testa; il viso era coperto da un panno; gli orifizi erano tappati e ogni pelo era tagliato.
Al primogenito, o al parente più stretto, era affidato il compito di chiudere gli occhi. Prima di rivestire il cadavere e quindi avvolgerlo in un lenzuolo, lo si lavava con acqua, cospargendolo, poi, di unguenti.
Questo lavaggio, però non era previsto per ogni cadavere: chi era morto per morte violenta con fuoruscita di sangue non veniva terso, poiché il sangue di vita doveva essere sepolto col corpo dal quale era uscito, compresi gli abiti e la terra che fossero di questo imbevuti.
Certamente evitare il rischio di contaminazione caratterizzava tale prescrizione, tuttavia sussisteva anche la necessità di non separare il sangue di vita dal corpo dal quale era fuoruscito in quanto parte integrante di quest’ultimo.
Per approfondire
https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/audioteca/



Questo è un articolo pubblicato il 31-05-2019 alle 10:21 sul giornale del 01 giugno 2019 - 954 letture