Il thriller di Lucia Tilde "Ingrosso" presentato a Iobook il 2 febbraio

4' di lettura 29/01/2019 - Una donna di 44 anni, irreprensibile moglie e madre di due figli, docente di lingue straniere nel liceo del centro cittadino, ha un incidente d’auto: un’esperienza traumatica da cui esce viva, ma priva della memoria.

L’amnesia, seppur temporanea, costituisce un grosso problema, ancor di più perché, nella vecchia “Y” della donna, viaggiava un giovane egiziano, morto nell’incidente, di cui nessuno sa nulla. E a complicare la situazione ci si mette il puntiglioso maresciallo dei Carabinieri Vanni Campisi, il quale scopre che i freni della vettura di Carmen Tavanti, questo il nome della donna, erano stati sabotati.

Il romanzo di Lucia Tilde Ingrosso, Una sconosciuta, presenta questa situazione iniziale, che crea i presupposti per una doppia indagine: quella sulla dinamica del tentativo di omicidio e quella, molto più importante e centrale nella macchina narrativa, di Carmen Tavanti, impegnata a recuperare, o meglio, a scoprire la propria identità.

Anche il maresciallo Campisi indaga pertanto su un crimine e allo stesso tempo sulla vita di Carmen, finendo tuttavia con il fare luce pure su se stesso, nel momento in cui si scopre legato alla vittima, colei dalla quale, la sera di tanti anni prima, era stato colpito a tal punto dal portarla ancora nel cuore.

Questa vicinanza fisica mi imbarazza. E invece non dovrebbe, se è vero quello che mi hanno raccontato: siamo sposati da quasi diciotto anni e abbiamo due figli. Una ragazza di quindici anni e un bambino di otto. Poi mi è successo qualcosa, di cui tutti sanno ma di cui è meglio che io sia tenuta all'oscuro, e ora sto come sto. Tabula rasa.

Certo, in questi giorni mi hanno bombardato di informazioni, ma è come quando fai una full immersion nei libri alla vigilia di un esame importante: è solo un appiccicare nozioni, senza interiorizzare nulla. Ed è così che mi sento: come una che non ha studiato abbastanza per un esame importante.

E quell'esame è la mia vita.

Carmen ha perduto non solo i ricordi, ma anche l’idea di se stessa che si era costruita nel tempo. L’azzeramento della memoria la porta così a non riconoscersi in quegli aspetti della sua vita passata che scopre un po’ alla volta, avendo perso la benevolenza che ognuno ha nei propri confronti e la propensione ad accettarsi che ci impedisce di riflettere su noi stessi non già per giudicarci, ma piuttosto per comprendere davvero la nostra essenza.

Carmen è tornata bambina, è colta da istinti primordiali, prova la curiosità del neofita della vita, possiede un naturale quanto elementare codice di comportamento fatto di attrazione e ripulsa, di desiderio e di orrore, che le fa stigmatizzare la sua vita pregressa, pesantemente condizionata da vincoli familiari, costrizioni sociali e da una condotta ambigua che ora non può più concepire. Non vi è in Carmen, o meglio nella seconda Carmen, nata dopo l’incidente, la condanna del desiderio, della passione, del piacere della vita, che riaffiora in quanto componente naturale e insopprimibile, ma la dissociazione dall’ambiguità, dall’ipocrisia, dai sotterfugi e dal perbenismo. Scopriamo così che Carmen fa più fatica a recuperare ricordi di vita familiare perché per lei questo è un campo minato, cosparso di situazioni spiacevoli che la opprimono e le recano disagio, come il rapporto con il marito, e prima ancora, con il padre.

L’investigazione di Carmen somiglia a un’autodenuncia, alla confessione maturata ripercorrendo dall’esterno lo stesso viaggio da lei compiuto dall’interno prima che il trauma dell’incidente la ponesse in una posizione defilata rispetto alla propria vita, ad una distanza tale da consentirle di interpretarla in modo più obiettivo, quasi che quella vita trascorsa non le appartenesse più e non trovasse pertanto alcuna tentazione di difenderla o di accettarla in modo incondizionato.

Tale processo di allontanamento e di osservazione a distanza consente alla protagonista di conoscersi meglio, come in una seduta psicanalitica o come, appunto, in un romanzo. Carmen vive dunque la stessa esperienza del lettore di un racconto giallo, che raccoglie informazioni, mette insieme i frammenti di conoscenza acquisiti e costruisce una struttura interpretativa della storia, da cui spesso si dissocia per ragioni morali ma da cui si sente attratto in ragione di una morbosa curiosità e della volontà di mettere un po’ di ordine nel caos dell’esistenza.

Il romanzo Una sconosciuta (Baldini + Castoldi, 2018) di Lucia Tilde Ingrosso sarà presentato alla Libreria Iobook di Senigallia sabato 2 febbraio 2019 alle ore 18.00. In quella occasione l’Autrice, introdotta dallo scrittore e critico Luca Rachetta, parlerà della sua ultima fatica letteraria e dialogherà con il pubblico presente in sala.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-01-2019 alle 11:40 sul giornale del 30 gennaio 2019 - 560 letture

In questo articolo si parla di cultura, Luca Racchetta

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