Vivere Musica: Giuseppina Gazzella, "La musica... un faro da seguire, un gancio al quale sorreggermi"

7' di lettura 23/12/2018 - In occasione dell'uscita del suo nuovo singolo "Senza un perché" ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con la cantautrice fermana Giuseppina Gazzella che si è raccontata ai nostri lettori.

Chi è Giuseppina Gazzella?
Nasco a Macerata, classe 1984. Non ricordo esattamente quando ho iniziato a scrivere, credo di aver iniziato davvero prestissimo. I primi giorni della prima elementare mi resi conto che mentre gli altri facevano le cornicette, io sapevo già fare i pensierini. Era un bisogno il mio, per farmi "vedere" in una vita che era troppo difficile e piena di cose che non capivo, ma che sentivo ingiuste. Non ho un'infanzia e l'adolescenza molto serene alle spalle. Anzi, per essere onesti, fino ai 28 anni è stato un percorso tutto in salita, con varie cadute in precipizi profondi. Quello che mi ha sempre sostenuto, oltre alla scrittura, è stata la musica. Un faro da seguire, un gancio al quale sorreggermi. Ho iniziato prima a studiare con un maestro di un coro. Successivamente sono passata ad una scuola privata e non mi sono più fermata. Studio continuamente, sia qui nel fermano che a Milano. La voce e la musica richiedono ricerca continua. Ho avuto la fortuna di incontrare mio marito, Niki Romagnoli, pianista, con il quale ho iniziato a collaborare artisticamente. Sono nati dei brani, tra cui l'ultimo uscito, Senza Un Perché, al quale tengo tantissimo. Parla della storia di Federico Aldrovandi, ucciso durante un fermo da parte della polizia. Ci tenevo a dare voce ai pochi anni di Federico, spazzati via in un attimo, al suo dolore, e alla mia impotenza. Un brano che, grazie al video, curato da Alessandra Machella e di cui è protagonista l'attore Luca Vagnoni, manda anche un messaggio positivo: i poliziotti non sono tutti uguali, e loro stessi sono danneggiati dall'atteggiamento di certi colleghi.

Se non ti fossi interessata di musica quale strada pensi avresti seguito?
È allo stesso tempo una domanda bella e strana, perché immaginare la mia vita senza la musica e senza la scrittura mi è quasi impossibile. Sicuramente avrei scritto, in ogni caso, e avrei intrapreso senza dubbio gli studi per diventare magistrato. Sono appassionata di legge. Leggo e studio molto tutto ciò che riguarda la legalità. Tre degli esempi eccellentissimi che tengo in mente per percorrere il mio cammino sono Rocco Chinnici, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Sono fari, e dopo tanti anni le loro parole sono ancora drammaticamente attuali.

Quale è il titolo della prima canzone che hai scritto?
Sai che non so dirtelo? Nel mio cassetto ci sono moltissimi testi, scritti in momenti diversi, di getto. Le canzoni migliori sono sempre quelle che escono dalla pancia. Che arrivano dal cuore alla mano all’improvviso e ti spingono a cercare come una forsennata un pezzo di carta e una penna per buttare giù quell’idea che vuole uscire da te e raggiungere la gente.

Di cosa parlano le tue canzoni?
Posso dirti di cosa parlano in generale le mie canzoni. Amo semplicemente raccontare delle storie che mi colpiscono e che mi emozionano. Quello che ricerco è prima di tutto un testo che abbia un significato profondo, che voglia dire qualcosa, che abbia un messaggio, positivo o negativo non importa. L’importante è che non sia surclassato da una musica banale e ossessiva.

C'è una canzone che hai scritto che parla di Te?
Sì, si intitola “Si accendono le luci” e parla della voglia di riscatto, del desiderio di risorgere dalle proprie ceneri come la Fenice, e di non essere spettatore della propria vita, ma protagonista.

Come è nata la tua collaborazione con Lighea in SINCERUS?
Sincerus è un progetto che mi ha affascinato fin da subito. L’idea che l’arte potesse portare presenza in luoghi che prima del terremoto vivevano praticamente di turismo mi ha completamente catturato. A questo progetto è legata una canzone di Lighea, La casa capovolta, che lei interpreta con Roberta Orrù, anche lei parte integrante di Sincerus. Hanno quindi deciso di indire un contest, “Una voce per Sincerus”, dove ai partecipanti veniva chiesto di proporre una loro versione de La casa capovolta, in chiave acustica. Ne sarebbero poi stati scelti 12. Io e mio marito, Niki Romagnoli, compagno di vita e di arte, abbiamo proposto la nostra, arrangiata con la fisarmonica, e siamo stati scelti. Da quel momento è nata la nostra collaborazione con Sincerus. A tal proposito vi invito a visitare il sito www.sincerus.it, dove con una piccola donazione riceverete dei regali e donerete tanta speranza e presenza a chi a causa del terremoto ha visto la sua vita sgretolarsi.

Come è stata l'esperienza di Area Sanremo tour 2018?
Bellissima e stimolante. Questo è il primo anno in cui ho deciso di partecipare, e ho avuto la soddisfazione di arrivare fino alle semifinali nazionali, con la possibilità di esibirmi al Palafiori di Sanremo, davanti ad una giuria competente, formata da professionisti di alto livello. Ma quello che mi è piaciuto di più è stata la possibilità di frequentare gratuitamente alcuni corsi tenuti dagli insegnanti del CPM di Franco Mussida. Un istituto di prestigio ed esclusivo. Mi sono confrontata con dei mostri sacri, professionisti, artisti, geni. Il bello di Area Sanremo è che si tratta di un percorso formativo, sia a livello artistico che personale, che permette una crescita eccezionale. Ovviamente ci vuole impegno e attenzione. Sono opportunità preziose che sarebbe stupido sprecare.

Parlaci del tuo singolo SENZA UN PERCHÉ. Come mai hai scritto una canzone su Federico Aldrovandi?
Un giorno mi sono imbattuta in una trasmissione di approfondimento, in cui si parlava di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi. La foto di quel ragazzone, steso a terra, inerme, è stato un pugno sullo stomaco. Conoscevo la sua storia, ma ho voluto saperne di più, e mano a mano che leggevo articoli e interviste, montava in me la rabbia e un bisogno di giustizia. A modo mio ho voluto dare voce a Federico, al dolore della sua famiglia, ai suoi pochi anni spazzati via di colpo. Quello di Senza Un Perché è un testo nato in pochi minuti, di getto, perché certe cose si devono raccontare con la pancia. Il messaggio che abbiamo voluto lanciare, sia io che Niki, con il video ufficiale del pezzo è anche di speranza: i poliziotti non sono tutti uguali. Ma certe cose non devono succedere e non devono essere dimenticate.

Quali sono i progetti in cantiere?
Stiamo lavorando a nuovi inediti, che usciranno nei prossimi mesi, in più stiamo definendo gli appuntamenti live per i prossimi mesi. C’è tanto fermento.

Quale è il sogno che è rimasto chiuso nel cassetto?
Di sogni ne ho tanti. Nel mio cassetto c’è sempre un grande traffico: realizzo un sogno e ne metto dentro altri due. Ma non sono proprio chiusi. Un pò di luce la vedono sempre, così che non abbiano la possibilità di fare muffa o ragnatele.

Chi è o chi sono le persone più importanti della tua vita?
Senza ombra di dubbio la persona più importante della mia vita è mio marito, Niki Romagnoli. Senza di lui nulla avrebbe senso. Siamo complici, uniti, e la musica ci unisce ancora di più. Tutte le musiche dei miei pezzi sono scritte da lui, come suoi sono gli arrangiamenti. Il nostro è un sodalizio che ci dà molte soddisfazioni. Poi ovviamente sono importanti gli affetti di cui mi circondo. Pochi, ma speciali, e a cui do l’anima. Io sono così, non ho mezze misure.

Ci tengo particolarmente a ringraziare Alessandra Machella per la regia e il montaggio del video di Senza un Perché, Luca Vagnoni, attore protagonista del video, e Lighea, che ha curato la direzione artistica.

Ringrazio Giuseppina Gazzella a nome mio e di tutta la redazione per l'intervista che ci ha concesso.


di Keti Iualè
redazione@viverefermo.it







Questa è un'intervista pubblicata il 23-12-2018 alle 09:25 sul giornale del 24 dicembre 2018 - 1809 letture

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