Monte Rinaldo: il suo piccolo borgo e la storia di Palazzo Giustiniani

11' di lettura 19/12/2018 - Il piccolo borgo di Monte Rinaldo ci accoglie quieto in un sabato pomeriggio autunnale dalle tinte grigie.

Il panorama da questa piccola altura è spettacolare e apparentemente sconfinato. Attraversiamo una delle porte della città, lungo le mura che circondano l’abitato, e ci ritroviamo in una piccola piazza dalla conformazione allungata. Alle nostre spalle la Torre dell’Orologio che sorveglia placida i nostri passi, mentre raggiungiamo il Sindaco Gianmario Borroni che ci attende in Comune. Lo ringraziamo per averci dedicato un po’ del suo tempo e cominciamo a chiacchierare.
Siamo qui per indagare sui segreti di Palazzo Giustiniani, un luogo che scopriremo stare molto a cuore al sindaco ed ai suoi concittadini. Partiamo dal principio: chi erano i Giustiniani? Immaginatevi questo paese 300 anni fa, agli inizi del 1700. Un luogo a forte vocazione agricola essenzialmente, un po’ come tutte le zone circostanti. Una famiglia importante come quella dei Giustinani, proprietaria insieme ad un altro nucleo familare di quasi tutti i terreni del territorio comunale, era certamente un punto di riferimento. Come siano arrivati qui a Monte Rinaldo i Giustiniani di Venezia, non l’abbiamo ancora capito. Dovete sapere che questa famiglia era molto numerosa e ramificata. Seguendo le loro tracce a ritroso nel tempo, siamo giunti al 1707, anno in cui Raimondo Giustiniani venne registrato come primo nato a Palazzo Giustiniani. Questo ramo della famiglia presumibilmente proveniva da Fermo e immaginiamo che si fossero trasferiti qua per controllare delle proprietà presenti in questa zona. Sono vissuti qui fino ai primi dell’Ottocento e tra loro figuravano anche personaggi illustri, come Giovanbattista Giustiniani, uno studioso particolarmente stimato dal punto di vista giuridico. Ma col tempo la famiglia si andò perdendo.
A quando risale il nucleo del Palazzo? L’impianto del borgo è tipicamente medievale.
Il primo nucleo del paese è quello che sta un po’ più in alto, oltre la piazza. Questa è l’estensione in epoca successiva. Se guardi bene il palazzo ti accorgi che la facciata ha un andamento non regolare. Questo perché sono stati accorpati più edifici già esistenti per costituire un palazzo signorile unico.
Ci addentriamo finalmente nel Palazzo. Prima di salire al piano nobile, ci avventuriamo nel seminterrato, armati soltanto delle torce dei nostri smartphone. L’inconfondibile odore di antico ci avvolge. Da quanto tempo non è più abitato?
Il palazzo ha iniziato il suo declino nel ‘900; la famiglia Giustiniani non ha avuto eredi e quindi è passato ai Vecchiotti, una delle famiglie più importanti di qua. Successivamente ai cardinali, poiché neanche i Vecchiotti hanno avuto eredi. Gli ultimi ad abitare questo palazzo, due fratelli e una sorella, hanno vissuto qui negli anni ‘50/’60. L’ultima erede è morta nel ’93. Viveva al piano terra, non più nel piano nobile, e prima della sua morte è stato svenduto un po’ tutto quello che si trovava all’interno, senza che potesse intervenire nessuno. E il palazzo era vincolato già dagli anni ’70… Parliamo di mobilio, ma anche delle porte, degli stipiti. Praticamente è rimasto completamente vuoto.
Immagino che fossero presenti arredi di pregio.
Un anziano mi diceva “Io da piccolo sono andato con mio padre, che lavorava i terreni della famiglia, e mi avevano fatto entrare in ‘quella chiesa’, insieme alla figlia della famiglia che era subentrata ai Giustiniani”. Si riferiva alla cappellina privata, che era tutta decorata e con un altare al cui interno erano conservati i resti di Santa Flora, successivamente spostati in un’altra chiesa. Tutti descrivono l’interno del Palazzo come un qualcosa di straordinario dal punto di vista del mobilio, degli arredi.
Quando è stato acquistato dal Comune?
Nel 2000. Dal 2014, nel giro di un paio di inverni, noi amministratori insieme ai dipendenti comunali, abbiamo provveduto a pulirlo, a svuotarlo un po’. C’erano ancora vestiti e oggetti della signora che ci abitava negli anni ’70. Quando lei è morta hanno chiuso le porte e via… Anche nel piano nobile c’erano degli oggetti che credo risalissero agli anni ‘60/’70, li avevano lasciati ammucchiati lì… Abbiamo pulito anche la parte dell’interrato dove c’erano le cantine. Sapevamo dall’elaborato progettuale del sisma che c’era una sola grotta e invece ne abbiamo scoperta un’altra, scavata nell’arenaria. Quella conosciuta ha una scalinata d’accesso che porta ad un vano quadrato situato sotto la piazza. L’altra invece l’hanno riempita di cose che dovevano buttare, poi quando negli anni ’70 hanno rifatto alcuni solai, presumibilmente per realizzare l’appartamento dove la signora sarebbe andata a vivere, il materiale di recupero l’hanno ammucchiato tutto nella stanza dove c’era l’accesso a questa grotta, della quale si intravede solo l’ingresso. L’ingresso appena visibile della seconda grotta
Da quanto ci state lavorando?
Abbiamo iniziato appena sono stato eletto. Tant’è che nel 2015 ci hanno finanziato un primo intervento col GAL. L’intento era quello di recuperare quantomeno una parte per farci degli eventi o comunque farlo rivivere e abbiamo effettuato un intervento sul piano terra, quindi piano piazza e il seminterrato, una parte. Ci abbiamo fatto gli impianti elettrici, sistemato la pavimentazione e abbiamo iniziato a farci gli eventi. L’ultimo è stato il 23 ottobre del 2016, una settimana prima della scossa del 30, che l’ha lesionato in maniera inevitabile e quindi… Quanti danni ha fatto il terremoto?
Lì la problematica è che c’è uno scivolamento della parete su Via Borgo Nuovo e poi i solai… Alcuni erano stati rifatti e non hanno avuto problemi. Altri invece hanno dei problemi strutturali dovuti anche all’incuria. Questi stanno lì da qualche centinaio d’anni… In più su qualche muro portante ci sono delle lesioni. Ce l’hanno ammesso a finanziamento per il piano opere pubbliche per 2.400.000€. Stiamo facendo la valutazione e probabilmente servirà qualche centinaio di migliaia d’euro in più. Devo dire che ha retto bene il colpo, pensavo seriamente che con la scossa venisse giù.
Parlando di cultura, di beni culturali, qui, per essere un luogo così piccolo, ce ne sono molti. Ad esempio l’area archeologica La Cuma, importantissima… Perché portare l’attenzione su questo palazzo in particolare?
Al di là della sua centralità e del suo ingombro, più o meno è un quarto del centro storico, è fondamentale perché potrebbe rappresentare il centro di una ripresa delle attività sociali e culturali a Monte Rinaldo. Non lo dico tanto per dire, la realtà è che prima del sisma io avevo degli interessamenti da parte di alcune coppie di stranieri, ma anche di ragazzi del posto, che mi dicevano “come si potrebbe fare per vederlo?”, perché magari avevano visto qualche foto che postavo, altrimenti non lo conoscevano, non sapevano neanche che esistesse. Dopo averlo visto immaginavano di aprirci un’attività ricettiva. Al di là di com’è fatto, comunque potrebbe essere un contenitore, un attrattore tale che per come siamo posizionati sulla valle, perla vicinanza con l’area archeologica, per le realtà tipiche della zona, pensiamo ai vini, potrebbe veramente richiamare a sé le attenzioni di turisti, ma anche di chi vive qua e che magari in 50 anni non ci ha mai messo piede e non si è mai chiesto com’è fatto questo palazzo. Nel 2016, prima che ci fosse la scossa, abbiamo fatto uno spettacolo nel seminterrato; siccome il piano nobile era difficilmente accessibile, su alcuni solai era meglio non andare, io non avevo consentito l’ingresso sopra. Però abbiamo pensato di illumiare le stanze visibili dalla piazza, lasciando le finestre aperte così che camminando era possibile scorgerne l’interno. Tanti mi fermavano e mi dicevano “ma quello quant’è che sta lì? L’avete fatto voi?” e io rispondevo “quello ci sta da qualche centinaio d’anni!”, quindi capisci che le persone non immaginano nemmeno quello che può essere.
Questa è stata un’idea intelligente, permettere alle persone di sbirciare dentro e stimolare la curiosità.
Immaginando la vita futura di quel palazzo, per com’è il piano a livello della piazza, potrebbe ospitare tranquillamente il Comune. Il piano nobile potrebbe essere dedicato ad attività culturali; potremmo ad esempio spostarci il museo e comunque è talmente grande che potrebbe ospitare delle mostre temporanee o qualsiasi altra attività. Mentre la parte interrata, il seminterrato, si presterebbe bene per delle attività ricettive. La cappellina privata In più la mia idea era quella di spostare il Comune perché il palazzo dove si trova ora, sistemato discretamente, ha retto il sisma bene, quindi non ha avuto danni. Potrebbe tranquillamenete ospitare almeno due o tre appartamenti per piano e di piani ne ha tre. Poi abbiamo gli abitativi lesionati dal sisma, due appartamenti e una casa, che potremmo sistemare velocemente se ci sbloccassero le risorse. Inoltre davanti a Palazzo Giustiniani c’è Palazzo Fossi per il quale la settimana scorsa siamo stati finanziati per eseguire l’intervento in sostituzione delle SAE, quindi per trattenere qui le persone creando altri tre appartamenti. In una situazione post sisma ormai consolidata, io potrei avere 10/15 appartamenti qui, da concedere ad un canone agevolato, o comunque, qualora non riuscissi potrei farci un albergo diffuso cercando di coinvolgere proprietà private.
Un’operazione del genere rivitalizzerebbe il paese. Le persone sono attratte da queste cose. Attirerebbe anche molti stranieri. Dobbiamo considerare che un paese come questo, pensando all’età media dei residenti, fra 10/15 anni più o meno potrebbe essere vuoto a livello di centro storico. Si è svuotato lentamente nel corso degli anni…
Tu hai qualche ricordo legato a questo palazzo?
Mio padre lavorava in Comune, io ho svolto il Servizio Civile nell’anno in cui lui ha smesso di lavorarci. In quell’anno ho fatto una ricerca sui beni culturali del territorio comunale, dato non c’era una raccolta di informazioni che un monterinaldese potesse almeno leggere per conoscere cose che non sapeva. In quel periodo frequentato molto il Palazzo, parliamo del 2005/2006. Un passaggio importante è stata la ricerca sulla famiglia Giustiniani; andai all’archivio parrocchiale e all’archivio di Fermo per cercare di reperire informazioni e nel dicembre del 2015 ebbi la fortuna di partecipare ad un evento a Roma a Palazzo Giustinani, che è praticamente la parte posteriore di Palazzo Madama. In quell’occasione la famiglia Giustiniani riunì tutti i Giustiniani d’Italia, tra i quali era stato invitato il Comune di Monte Rinaldo come proprietario del Palazzo Giustiniani. Un evento molto interessante per me, folgorante. Come è stato folgorante vedere l’annuncio di vendita del palazzo nel sito di un’agenzia immobiliare a 400.000€. Credo che ci sia ancora, li abbiamo anche segnalati per pratica illecita. Queste sono un po’ le tappe che mi hanno legato al Palazzo.
Quindi si capisce perché te lo sei preso a cuore. Conosci qualche aneddoto, qualche storia legata a questo palazzo?
Ti dico quello che ho trovato io. Era il 1799 e al palazzo, insieme a Carlo Giustiniani e alla moglie Francesca Porfiri da Camerino, dimoravano anche i genitori di Francesca. Periodicamente veniva a trovarli Fra Bartolomeo Menocchio, che era l’assistente apostolico del Papa. Andava a Fermo e poi sostava qui. Quell’anno ci è rimasto per mesi, tant’è che c’era un continuo andirivieni di persone che passavano a trovare questo frate, che nel 1799 ha poi celebrato la funzione religiosa di consacrazione della Chiesa del Santissimo Sacramento e Rosario. Questa cosa mi ha colpito perché parlandone con una persona un paio di anni fa, mi chiese se fosse davvero questa la figura che veniva a Monte Rinaldo. Non riusciva a crederci, perché comunque si trattava di un personaggio di spicco. Quindi capite che questa famiglia Giustiniani un certo peso ce l’aveva. Grazie Gianmario! Uscendo da quelle mura vetuste, portiamo con noi le immagini impresse nei nostri occhi e nei nostri cuori di tanta preziosità celata e dormiente, in attesa del soffio vitale che la restituirà all’umana attenzione.
Salutiamo il Sindaco e la sua Monte Rinaldo, un piccolo gioiello della Marca da scoprire.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-12-2018 alle 16:40 sul giornale del 20 dicembre 2018 - 402 letture

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