L’angolo della psicologa: “Il ruolo del sostegno psicologico nei pazienti con diagnosi infauste”

03/12/2018 - Qualunque sia la malattia che colpisce la persona che abbiamo davanti, la nostra mission è migliorare la sua qualità di vita e quella della famiglia che lo circonda e lo sostiene.

Sempre più spesso mi imbatto in persone colpite precocemente da malattie neurologiche degenerative. Per noi professionisti in questi casi il carico emotivo è notevole ed è nostro dovere confrontarci con la persona che ci chiede aiuto in modo trasparente, l’emotività se non ben gestita diventa un ostacolo, se invece viene modulata può diventare una risorsa per accogliere il paziente empaticamente. Qualunque sia la malattia che colpisce la persona che abbiamo davanti, la nostra mission è migliorare la sua qualità di vita e quella della famiglia che lo circonda e lo sostiene.
Sempre più giovani ultimamente sono colpiti da malattie quali la Sclerosi Multipla , il Morbo di Parkinson, la SLA, Malattia di Huntington,la persona sia giovane sia di mezza età o anziana subentra in uno stato disorientamento, confusione ed incertezza del proprio avvenire, ancora di più se in famiglia ci sono stati casi simili caratterizzati da un ingravescenza del decorso clinico.
L’impotenza è il sentimento che accompagna queste persone, che cercano di reagire o negando la presenza della malattia o spostando l’attenzione per evitare il dolore e la frustrazione. Far si che la persona accetti la malattia e ne diventi consapevole con le conseguenze annesse è uno dei nostri principali obiettivi, ma dobbiamo sapere che per arrivare ad una piena consapevolezza ci dobbiamo scontrare con la rabbia della persona che inizia a chiedersi “Perché proprio a me? Che cosa ho fatto di male per meritare ciò?” Questa è una fase lunga e dolorosa e occorre avere l’aiuto della famiglia e del caregiver più vicino. Aiutarlo ad elaborare l’esistenza della patologia che lo ha colpito significa sostenerlo nelle difficoltà che quotidianamente incontra perché deve sapere che con quella malattia deve convivere, una convivenza difficile che avrà momenti di accettazione e di reazione ed altri di avvilimento e frustrazione. Un aspetto difficile da combattere è la difficoltà di manifestare agli altri le proprie difficoltà per paura di essere giudicati, allontanati e di suscitare pietà.
Tante persone non parlano e continuano a vivere come se niente fosse , soprattutto nei casi in cui la malattia non si manifesta con una sintomatologia visibile, per poi un giorno piombare nel terrore più assoluto quando tutto diventa visibile e nulla si po’ più celare. Aiutare la famiglia a parlarne, a non fare finta di nulla dinanzi a questa inevitabile realtà è fondamentale, ma non tutti sono pronti ad accogliere il supporto psicologico, pertanto non ci resta che aspettare che siano loro a chiedere aiuto, anche se rimane un nostro dovere comunicare quando è evidente che la malattia arriva a compromettere la routine quotidiana e che potrebbe diventare rischioso continuare a far finta che la mattia non esista.





Questo è un articolo pubblicato il 03-12-2018 alle 14:20 sul giornale del 04 dicembre 2018 - 753 letture

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