Un giovane ricercatore di Fermo in finale ai premi ISSNAF a Washington

3' di lettura 18/10/2018 - Paolo Cifani, giovane ricercatore originario di Fermo, è uno dei finalisti degli ISSNAF Awards 2018, i premi ai migliori giovani cervelli italiani in Nord America, che verranno assegnati il 22 e 23 ottobre all'Ambasciata italiana di Washington nel corso dell'evento annuale di ISSNAF, che gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Dopo la laurea in biotecnologie industriali, Paolo Cifani non si sarebbe mai aspettato che la sua carriera lo avrebbe portato a lavorare nel laboratorio di un ospedale oncologico, il più antico e uno dei migliori al mondo, il Memorial Sloan-Kettering di New York. Nato nel 1981 a Fermo, nelle Marche, ha conseguito la laurea all’Università di Padova.
Dopo una breve parentesi in un’azienda farmaceutica di Abano Terme (Padova), è tornato a studiare, questa volta per un dottorato, alla Lund University in Svezia.
«Durante quell’esperienza – racconta Cifani – ho imparato la spettrometria di massa applicata alle proteine da uno dei pionieri di questa tecnologia, che ora uso per lavoro».
Grazie a questa tecnica Paolo Cifani è finalista agli ISSNAF Awards 2018, i premi annuali che verranno consegnati all’Ambasciata italiana a Washington il 22 e 23 ottobre nell’ambito dell’ISSNAF Annual Event. Cifani in particolare è uno dei tre finalisti del Paola Campese Award for research in Leukemias. Nel 2014, concluso il dottorato, ha avuto l’opportunità di applicare questa tecnica al Memorial Sloan Kettering di New York.
«Sono arrivato qui nel gennaio 2014, e la mia prospettiva è cambiata completamente – spiega –. Lavorando a stretto contatto con oncologi ed ematologi, ho iniziato a cercare di capire i meccanismi per cui alcuni pazienti affetti da leucemia non rispondono positivamente alle terapie tradizionali, neanche alla chemioterapia intensiva. L’analisi del DNA, il “progetto” per costruire le cellule, ha consentito in passato di scoprire diverse componenti cellulari difettose o mancanti nelle cellule tumorali. Io mi concentro sui pazienti che non hanno mutazioni genetiche evidenti: in questi casi, se il “progetto” è intatto, quali processi trasformano le cellule di questi pazienti in cellule tumorali? Per rispondere analizzo direttamente le proteine, le “componenti meccaniche” delle cellule, per individuare i pezzi che funzionano male».
«Con la spettrometria di massa – prosegue il biotecnologo – io analizzo specifiche proteine del paziente, in particolare quelle con un ruolo importante nel controllare la crescita delle cellule tumorali. L’azione di queste proteine dipende spesso da specifiche modificazioni chimiche che funzionano come degli interruttori molecolari che ne “accendono” o “spengono” l’attività,
Grazie alla spettrometria di massa è possibile misurare se la concentrazione di una proteina cambia tra il tessuto sano e quello malato, e si gli “interruttori molecolari” su queste proteine sono in posizione diversa. Se con la ricerca in laboratorio arriviamo a capire quali proteine sono le responsabili principali dell’attività tumorale, possiamo sviluppare terapie più efficaci basate su farmaci in grado di “spegnerne” l’attività. Questo tipo di tecnologia, afferma Paolo Cifani, è «a uno stadio ancora tutto sommato adolescenziale.
È un po’ come il sequenziamento del Dna dieci anni fa: allora era all’avanguardia, oggi sta diventando comune negli ospedali. Per ora uso il metodo che ho sviluppato solo come strumento di ricerca, ma in parallelo lo stiamo già testando per analisi di campioni clinici in ospedale, in modo da poter trattare i pazienti di leucemia in modo mirato».






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-10-2018 alle 16:03 sul giornale del 19 ottobre 2018 - 7777 letture

In questo articolo si parla di cultura, fermo, ricerca, laboratorio, malattie, biotecnologie

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