"Il Mito e la Scuola": Il laboratorio strada della conoscenza

1' di lettura 17/08/2018 - Le disposizioni interne, l’organizzazione mentale, possono essere ambiente che potenzia il corretto pensare e facilita il sapere.

Galileo Galilei, a Padova, nelle gelide notti invernali, osservava la volta celeste. Nel marzo del 1610, pubblica un articolo, una ricerca documentata, con l’esplicazione rigorosa del percorso. È il Sidereus Nuncius, forse il libro più famoso del Seicento. È scienza, anche se egli si definisce filosofo naturale. Dimostra chiaramente come si costruisce il sapere e come si fa laboratorio: un uomo e uno strumento, il telescopio, in una situazione di apprendimento organizzato, fatto di spazio, tempo, metodo.
Le disposizioni interne, l’organizzazione mentale, possono essere ambiente che potenzia il corretto pensare e facilita il sapere. Tale è il laboratorio, un modo di pensare e fare che armonizza e controlla la conoscenza. Si impara facendo, il pensiero diventa operativo, il fare cognitivo, concetti e categorie si definiscono, raffinandosi.
Un mito originale: Tagete, il saggio fanciullo nato da una zolla di terra nel territorio di Tarquinia, insegna agli Etruschi il complesso dei saperi per interpretare i segni degli dei e comunicare con loro, scomparendo subito dopo (Cicerone, De divinatione, II, 23, 1 sec. a.C.). È la visione di una conoscenza per trasmissione, dono divino, che, del resto, per la loro complessità, alcune scoperte evocano.
www.marialuisalasca.it


di Maria Luisa Lasca
marialuisa.lasca@libero.it





Questo è un articolo pubblicato il 17-08-2018 alle 13:52 sul giornale del 18 agosto 2018 - 1277 letture

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