Valentino Alessandrini: il golden boy del violino

12' di lettura 20/05/2018 - "Il violino – il più umano di tutti gli strumenti" Louisa May Alcott

Amandola: Valentino Alessandrini, classe 1993, si è avvicinato alla musica sin dall’età di cinque anni. Negli anni ha intrapreso un lungo percorso di studio incentrato sulla musica classica per poi approdare a uno stile più contemporaneo. Si è diplomato e laureato in violino al conservatorio con il massimo dei voti. Vanta numerose e illustri collaborazioni con orchestre, autori e compositori sia in Italia che all’estero. Il suo obiettivo è quello di avvicinare i ragazzi alla musica e al suo strumento. Valentino ama sperimentare e per lui la tradizione è la base da cui partire per esplorare nuove forme di espressione. Il suo progetto prevede la realizzazione di cover di brani pop, rock, house, dubstep, edm, jazz e country. Nel suo studio è solito arrangiare, registrare e produrre in totale autonomia con l’ausilio dell’elettronica e della tecnologia. Oltre a essere un apprezzato violinista, è in grado di suonare anche la viola e il pianoforte. Di recente ha pubblicato il suo primo disco, un Cd di Cover, dal titolo: “Violin Covers Vol.1”. È possibile seguirlo sui social (Facebook e Instagram) e attraverso il suo canale Youtube (http://www.youtube.com/c/ValentinoAlessandrini) dove ha pubblicato una serie di videoclip musicali.

Ringrazio Valentino per la disponibilità dimostrata nel rispondere alle seguenti domande:

1. Il tratto principale del tuo carattere
La tenacia. Cerco di prefissarmi un obiettivo e di raggiungerlo mettendoci tutto me stesso.
2. Hai scelto di suonare il violino perché…
Qui c’è un aneddoto carino: quando avevo più o meno cinque anni i miei genitori mi regalarono degli strumenti giocattolo della Bontempi (sassofono, tromba, tastiera, ecc.) però non riuscirono a trovare il violino. Allora decisero di comprarmene uno vero. Da lì mi sono appassionato a questo strumento e ho iniziato gli studi. Ho frequentato prima il corso tradizionale al Conservatorio poi ho conseguito la laurea in violino. Già da piccolo amavo molto la musica, guardavo spesso gli Aristogatti dove c’erano dei gatti musicisti che io disegnavo su dei cartelloni. Allora i miei genitori hanno iniziato a regalarmi proprio gli strumenti suonati da questi gatti.
3. Ci sono affinità tra la melodia del violino e la tua personalità?
Il mio violino emette un suono dolce, non aggressivo. La dolcezza delle corde riesce a trasmettere più emozioni alle persone. Penso che questo si addica con la mia personalità. Il violino è solo un oggetto poi sono io ad animarlo attraverso la mia personalità.
4. Che cos’è per te la musica?
La musica, la pittura e la danza sono le forme di arte più dirette per trasmettere qualcosa alle persone, per cercare di emozionare e dire qualcosa. Il pittore si esprime mediante un quadro, il ballerino attraverso i movimenti e il musicista attraverso le note. Ogni forma di arte è il percorso più facile per dire qualcosa in un altro modo, senza l’uso della parola.
5. Una persona a cui sei particolarmente legato
Le mie due sorelle minori. Una ha diciotto anni e l’altra ne ha venti. Siamo molto legati.
6. La tua giornata tipo
Una giornata ricca di cose da fare, dalla mattina alla sera. In questo periodo sto registrando il mio secondo cd quindi lavoro molto in studio. Sono spesso in giro per concerti, mi sposto molto e il tempo per me è sempre pochissimo, soprattutto in alcuni periodi come da aprile a fine settembre oppure a dicembre. Mi reputo un ragazzo abbastanza iperattivo quindi cerco di riempire la mia giornata. Non mi stanco moltissimo. Ieri ad esempio ho avuto tre eventi.
7. Il tuo portafortuna
Una foto della mia nonna paterna. Da quando è scomparsa la porto sempre con me nella custodia del violino. Proprio da due anni a questa parte mi sono accadute cose bellissime: il mio progetto cresceva giorno dopo giorno e riuscivo a salire di livello in tutto ciò che facevo.
8. La tua canzone del cuore
Non ho una canzone preferita ma apprezzo molti artisti di epoche diverse. Amo qualsiasi genere: dal classico al rap. Trovo molto interessante anche la musica barocca, precedente alla classica. Mi piacciono molto Vivaldi e Bach. Per quanto riguarda il periodo classico mi piace molto la figura di Paganini, la sua difficoltà, i suoi tecnicismi. Ogni epoca ha un artista che mi è caro. Si arriva poi alla musica moderna, pop. Non a caso nel mio progetto “Violin covers”, i più grandi successi suonati e arrangiati al violino da me, ho inserito le cover di artisti del calibro di Ed Sheeran, dei Coldplay e di Justin Bieber. Tuttavia non dimentico le mie radici che sono per l’appunto classiche.
9. Cosa provi quando suoni?
Ovviamente mi emoziono ma non è questo l’importante. La difficoltà sta nell’emozionare gli altri. I passaggi tecnici possono entusiasmare ma non colpiscono. Io ho lavorato molto su un suono dolce e vibrato, più centrato nell’emozionare le persone. Quando suono sono felicissimo, mi reputo fortunato perché riesco a fare ciò che amo e non è facile, soprattutto ai giorni d’oggi.
10. In quale paese vorresti vivere?
In America.
11. Il tuo colore preferito
Nero e bianco. Sono molto minimal. Non amo i colori sgargianti come il rosso, il verde o l’arancione. Al massimo celeste, oro e argento.
12. Un viaggio indimenticabile
Sicuramente quello in Inghilterra dove ho vissuto per sei mesi. Ho lavorato con la musica e sono stato fortunatissimo. Ho vinto un’audizione in Italia che mi permetteva di lavorare sei mesi all’estero. Trattandosi di un progetto europeo, non ho potuto scegliere l’America. Così ho scelto l’Inghilterra sia per il posto che mi piaceva molto sia per la lingua. Prima di questa esperienza ero andato già altre volte e mi è sempre piaciuta moltissimo. Mi ci sono rivisto nel senso che è un paese che si addice a come sono io. Sono stati sei mesi molto intensi ma anche molto belli. Ho suonato con orchestre classiche, ad esempio a Birmingham dove risiedevo. Con il progetto moderno ho suonato moltissimo a Londra e a Brighton. Lavoravo nel Conservatorio di Birmingham come Associate, aiutavo nelle orchestre, nei gruppi di musica da camera e nei gruppi barocchi, poi per completare le ore curavo i social network. La considero un’esperienza molto formativa anche per quanto riguarda la lingua. Sono partito a gennaio 2017 e sono tornato a giugno dello stesso anno.
13. Il tuo animale preferito
Il cane. Non ne ho ma vorrei tanto averne uno. Le razze che preferisco sono i chow chow e gli akita.
14. La soddisfazione più grande
Ce ne sono moltissime. Una è la laurea. Mi sono laureato a dicembre 2016, poco prima di partire per l’Inghilterra, dopo un percorso lunghissimo. Quella è stata una grande soddisfazione. Inoltre la votazione, 110 e lode, ancora di più. Forse quella più grande. Poi ogni cosa che faccio mi dà soddisfazione: la gente che mi chiama per suonare, le persone che apprezzano il mio progetto, le interviste, gli articoli di giornale, i video su YouTube che hanno moltissime visualizzazioni. Io, un artista sconosciuto di Amandola, un paesino di 3000 persone e per giunta terremotato. Tutto ciò che ho fatto l’ho fatto con le mie forze, non ho persone che mi aiutano, non ho raccomandazioni. Sono partito da niente e, anche se non ho ancora raggiunto altissimi livelli, tutto ciò che ho ottenuto me lo sono guadagnato. Non devo dire grazie a nessuno se non alla mia famiglia che mi ha sempre supportato. Per il resto è tutto merito mio. Sono tutte soddisfazioni come l’esperienza in Inghilterra, in Austria, il mio primo cd “Violin covers vol. 1”, realizzato interamente da me e per cui ho suonato violino e viola. Molte basi le ho prodotte io al pianoforte. Anche la più piccola cosa mi regala soddisfazioni.
15. Cosa significa comunicare?
Poter mettere la tua anima dentro a un’altra persona. Una cosa difficilissima mettere il tuo vissuto, esprimere qualcosa senza la parola. Cercare quindi di trasmettere le tue emozioni agli altri. Siamo tutti diversi, ognuno ha le proprie preferenze, a qualcuno può piacere il violino ma a molti altri no. Cercare di far piacere una cosa che ti appartiene, il violino nel mio caso, è molto complesso perché devi raccontare il tuo vissuto con la musica e far capire la bellezza di questo strumento.
16. Il tuo tallone d’Achille
A volte sono un po’ impulsivo.
17. Qual è stata la tua prima cover?
Titanium di David Guetta arrangiata per violino e pianoforte.
18. Il tuo musicista preferito
Parlando di violinisti direi Paganini, un mostro di bravura.
19. Un incontro che ha segnato il tuo percorso
Ho avuto la fortuna di avere ottimi maestri. Nel percorso tradizionale ho avuto Aurelio Venanzi che mi è stato molto vicino, mi ha aiutato molto ed è stato assai disponibile con me. Nel biennio Diego Conti, un altro insegnante altrettanto bravo. Un violinista a livello internazionale che ha girato tutto il mondo e con cui ho fatto un ulteriore salto di qualità. Sono stati due insegnanti che non hanno mai smesso di seguirmi e di stimolarmi a proseguire negli studi. Se oggi suono così è anche grazie a loro.
20. Quale genere musicale ti appartiene di più?
Amo la musica a 360 gradi e mi piacciono tutti i generi: barocco, classico, romantico, musica del Novecento, musica contemporanea, ambient music, pop, rock, house, trap, rap. La musica è bella tutta: dal 1600 al 2018.
21. I tuoi progetti futuri
Andare in America anche se sarà difficile soprattutto con i visti. A breve, a metà giugno, uscirà “Violin covers vol.2”. In questi giorni sono impegnato con le registrazioni e i mastering. Questa estate sarò tra virgolette in tournée, perché poi non è una tournée ma una serie di eventi tra Marche, Abruzzo, Umbria e Veneto. Spero di raggiungere anche altre regioni. Il mio sogno resta quello di partire per l’America, anche solo per qualche mese, per vedere come inserirmi. L’idea è di farlo quest’anno. Inizialmente per un paio di mesi.
22. In quale epoca avresti voluto vivere?
L’epoca in cui viviamo ci agevola molto. Per quanto mi riguarda, i social network rappresentano una grande opportunità. Io sono partito da lì, postando dei video su YouTube, le persone condividevano e il giro si allargava. Idem su Facebook dove anche altri mettevano dei video mentre suonavo, condividevano, cliccavano mi piace e si allargava il giro. Stessa cosa su Instagram. Egoisticamente questa epoca mi giova, perché per il lavoro che faccio devo dire grazie ai social network. YouTube mi ha permesso di mettere in gioco la mia arte. Prima era molto più difficile emergere, non c’erano certe agevolazioni. Oggi invece abbiamo delle piattaforme gratuite che permettono di farsi una grande pubblicità, perché quello che conta è mettersi in gioco. Con i social è molto più semplice divulgare ciò che fai. Mi sono creato un circuito YouTube, Facebook e Instagram collegati tra di loro, lì c’è la mia mail e chi vuole può contattarmi. Quindi è questa l’epoca più giusta per me.
23. Un episodio che ricordi con piacere
Un episodio carinissimo: stavo suonando al Quadrifoglio e mi hanno sentito dei signori di Verona. Si sono innamorati della mia musica e alla fine del concerto mi hanno detto che stavano organizzando due eventi e mi hanno chiesto di partecipare. Questo avveniva qualche anno fa. Da quella volta ogni tanto torno in Veneto a suonare poiché anche lì mi sono creato una rete di contatti. Questo è stato un episodio divertente ma ripenso sempre con piacere a tutto ciò che ho fatto.
24. Un sogno ancora irrealizzato
L’America.
25. Come ti senti attualmente?
Sono felicissimo. Non mi sento arrivato perché bisogna sempre studiare, migliorare, mettersi in gioco e darsi da fare. Mi sento molto soddisfatto di me stesso perché nel mio piccolo penso di aver fatto molto. La mia famiglia e le persone che mi stanno accanto sono felici per quello che faccio. Non mi sento realizzato in toto perché mancano ancora molti pezzi al puzzle ma sento di essere sulla strada giusta.
26. Che cos’è il talento?
Non è un dono di natura. Se uno nasce senza talento può comunque diventare un gran musicista, calciatore, qualsiasi cosa. Contano anche l’impegno, le ore di studio, i sacrifici, quanto ci si mette in gioco. Non tutti i grandi artisti sono nati con un grande talento. Sì, il talento aiuta e ti permette di essere un passo avanti rispetto a chi non ce l’ha. Tuttavia al talento va abbinata l’intelligenza. Se uno studia dieci minuti al giorno solo perché si sente già bravo, verrà sorpassato da altre migliaia di musicisti. Oggi non emergono tanti artisti, non c’è spazio per tutti. Bisogna darsi da fare il più possibile. Il talento quindi aiuta ma non è tutto.
27. Qual è il tuo motto?
Non ho un motto vero e proprio. Direi darsi da fare il più possibile per cercare di raggiungere un obiettivo. L’impegno è la chiave di tutto.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 20-05-2018 alle 17:12 sul giornale del 21 maggio 2018 - 4549 letture

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