Al Teatro dell’Aquila "Novecento" di Alessandro Baricco

12/03/2018 - Giovedì 15 marzo il pubblico del Teatro dell’Aquila di Fermo, è invitato a imbarcarsi per un viaggio tra onde e note, guidato dall’eccezionale interpretazione di Corrado d'Elia, nel capolavoro di Alessandro Baricco "Novecento".

Lo spettacolo arricchisce il programma della rassegna Classico contemporaneo, la stagione dedicata alle esperienze più contemporanee promossa – accanto a quella di prosa - dal Comune di Fermo e dall’AMAT in collaborazione con la Regione Marche e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Come gli altri spettacoli della rassegna Classico Contemporaneo, Novecento sarà oggetto di approfondimento per gli studenti degli istituti superiori di Fermo, nell’ambito di Scuola di platea, seguitissimo progetto di introduzione al teatro promosso dall’AMAT e dal Comune di Fermo.
La partecipazione allo spettacolo è solo il momento centrale di un programma che prevede incontri propedeutici e confronti con la compagnia. Con capacità da acrobata e intensità poetica, Corrado d'Elia racconta Novecento con la leggerezza di un sogno, suonando con magia una partitura di fini emozioni.
Tratto dal testo Oceano Mare, forse la più celebre tra le opere nate dalla penna di Alessandro Baricco, poi portato sul grande schermo da Giuseppe Tornatore con il titolo La leggenda del pianista sull’oceano, Novecento vede Corrado d'Elia, interprete e regista dello spettacolo, impegnato in un monologo che (come spiegano le note allo spettacolo) non è un monologo “ma un incarnato di perfezione, una favola struggente e bellissima da raccontare con la stessa malinconica voluttà che lui usava quando accarezzava le curve di un ragtime”.
“Non si è completamente fregati finché si ha una buona storia da raccontare” e Corrado d'Elia ha una grande storia da raccontare. È quella , incredibile, fantastica, quasi irreale di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista del mondo, nato su una nave e lì vissuto per tutta la vita, senza mai scendere.
"Suonavamo perché l’Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio. E suonavamo il ragtime, perché è la musica su cui Dio balla quando nessuno lo vede".


da AMAT
Associazione Marchigiana Attività Teatrali
 




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-03-2018 alle 14:16 sul giornale del 13 marzo 2018 - 666 letture

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