Interpreti e Traduttori: miti e credenze

2' di lettura 09/12/2017 - Quotidianamente due ruoli ben distinti come quello dell'interprete e del traduttore vengono fusi in una cosa sola: una sorta di creatura ibrida cui non sappiamo dare una collocazione ben precisa nel panorama lavorativo.

Cerchiamo ora di procedere per gradi andando a stilare una sorta di classifica dei falsi miti legati a queste due professioni:
1. Essere bilingue non dà diritto a spacciarsi per traduttori e/o interpreti professionisti.
Esistono Scuole per Interpreti e Traduttori che erogano corsi di laurea triennale con possibilità di specializzarsi (dopo altri due anni!), a seconda delle proprie passioni e attitudini, in Traduzione settoriale o Interpretariato di conferenza.
2. I traduttori e gli interpreti non sono creature onniscienti.
Nonostante possano essere paragonati spesso a dei supereroi, tra i loro poteri manca proprio quello di possedere d'un sol colpo tutto lo scibile umano. Va da sé quindi che ognuno scelga di specializzarsi in uno o più ambiti e di continuare ad aggiornarsi costantemente su questi.
3. La traduzione simultanea non esiste.
La simultaneità non è una caratteristica della traduzione. Ed è proprio in tale affermazione che risiede la differenza tra le due professioni. La traduzione costituisce infatti la trasposizione in un'altra lingua di un testo scritto, mentre l'interpretazione avviene durante o poco dopo l'intervento da tradurre, utilizzando la presa di appunti (non è la stenografia!) o attrezzature audio come cuffie e microfoni. Indi per cui è più corretto parlare di interpretazione simultanea in quanto immediatezza e contemporaneità ne sono le caratteristiche fondamentali.
4. Il traduttore automatico non è alla stregua di un traduttore in carne e ossa.
Almeno una volta nella vita vi sarà capitato di testare Google traduttore, eludendo così ogni ragione di affidarvi a un traduttore con alle spalle anni di studio e sacrifici. Vi sarete forse accorti di termini poco adatti, di frasi contorte perché scimmiottate sulla sintassi di un'altra lingua. Inoltre mancano tutti quegli aspetti prettamente culturali che non possono prescindere dal ragionamento e dall'intuizione dell'essere umano, in questo caso il traduttore.
5. Un buon dizionario non vi rende dei traduttori (o interpreti) provetti.
Avere la più fornita e aggiornata enciclopedia medica sul mercato vi renderebbe forse dei luminari della medicina? Leggere l'ultimo libro della Clerici o passare interi pomeriggi a guardare trasmissioni di cucina vi farebbe sentire degli chef? E se foste avidi lettori di focus o di qualche rivista scientifica e non vi perdeste neanche una puntata di Superquark, questo vi darebbe il diritto di millantare delle competenze che non possedete? Converrete con me che non è proprio così che funziona.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 09-12-2017 alle 19:24 sul giornale del 11 dicembre 2017 - 2647 letture

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