Dislessia: «un cervello che funziona in modo diverso»

1' di lettura 29/11/2017 - Secondo le ultime statistiche ufficiali del MIUR (AS 2015/2016) la percentuale degli alunni con diagnosi di DSA nella scuola italiana si attesta intorno al 3% dell’intera popolazione scolastica.

La dislessia corrisponde all’incapacità di leggere ed è certamente il più noto e il più indagato tra i “disturbi specifici dell’apprendimento” o DSA di cui sentiamo molto parlare da un po’ di tempo a questa parte. Meno diffusi sono la disortografia (difficoltà a mettere per iscritto il linguaggio parlato), la disgrafia (abnorme difficoltà nella scrittura) e la discalculia (riguardante le operazioni numeriche). Gli ostacoli maggiori sono l’incapacità di rappresentare mentalmente le parole e i suoni nonché di scomporre le parole in suoni discreti. Alcuni studi confermerebbero altresì un’alterazione della percezione visiva tale da impedire la distinzione delle linee sottili delle lettere. I dislessici, per l'appunto, vedono meglio le lettere ai margini. La diagnosi può essere effettuata indicativamente in terza elementare benché, già dall’asilo, si potrebbero palesare dei segnali da non sottovalutare: difficoltà a pronunciare le parole formate da più sillabe, a riconoscere le rime o a mantenere la concentrazione. Con l’ingresso a scuola subentrano poi le difficoltà nell’apprendimento della lettura. Un buon esercizio, affermano i ricercatori, sarebbe quello di far sì che il bambino arrivi a leggere più parole nel minor tempo possibile. Studi recenti dimostrano che i videogiochi di azione incentiverebbero la capacità di concentrazione nonché la fluidità nella lettura.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 29-11-2017 alle 21:16 sul giornale del 30 novembre 2017 - 1422 letture

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