L’impatto dell’auto elettrica sulla domanda di petrolio

3' di lettura 29/11/2017 - Ormai è sempre più chiaro che le auto elettriche saranno il futuro della mobilità a livello globale. Fino a qualche anno fa lo scenario non era così scontato, anche perché i modelli di auto elettrica presenti sul mercato erano pochissimi e gli esemplari circolanti praticamente pari a zero.

>Oggi sono disponibili diversi modelli omologati per la circolazione su strada, non solo di costruttori specializzati come Tesla, ma anche di costruttori generalisti, come Nissan, Renault, Smart e Bmw. A sorprendere sono soprattutto i dati sulle immatricolazioni, che sono passate in pochi anni da zero a ben 2 milioni di veicoli a livello globale, secondo l’Agenzia internazionale dell’Energia.

Se le prime auto elettriche erano completamente diverse dalle auto comuni, anche dal punto di vista estetico, oggi le “elettriche” stanno diventando sempre più “normali”. Lo testimonia l’evoluzione dell’auto a zero emissioni più venduta al mondo, la Nissan Leaf, di cui è stata recentemente presentata la seconda generazione. Oltre ad avere un’autonomia molto maggiore, che arriva oggi a quasi 400 km, la nuova vettura punta su un design più raffinato e sulla dotazione tecnologia di prim’ordine per attirare una clientela più trasversale. Insomma, non più solo gli ambientalisti o i maniaci dell’ultima trovata tecnologica: oggi i clienti delle elettriche possono essere tutti.

La diffusione dell’auto elettrica passa inevitabilmente dall’incremento dell’autonomia. Si tratta di una tappa obbligatoria affinché le auto elettriche possano competere ad armi pari con le auto a combustione e non rimanere relegate nel ruolo di auto da città o auto per i pendolari. Proprio per questo i costruttori stanno investendo cifre importanti sullo sviluppo di batterie agli ioni di litio di nuova generazione, capaci di immagazzinare molta più energia, e anche sul promettente settore delle batterie a stato solido.

Una delle conseguenze dello sviluppo massivo dell’auto elettrica riguarderà la futura domanda di carburante fossile e quindi di petrolio. Un cambiamento così importante nelle abitudini di consumo dei clienti a livello globale potrebbe portare ad una forte riduzione della domanda di greggio e con esso una serie di conseguenze, che vanno molto al di là del solo settore degli idrocarburi. Come effetto domino, le conseguenze della diffusione dell’auto elettrica potrebbero ripercuotersi anche sui mercati finanziari. Non solo perché la maggior parte delle aziende operanti negli idrocarburi sono quotate in borsa, ma anche perché il petrolio è tra le commodity più scambiate. Inoltre, spesso questo bene di consumo viene incluso in altri strumenti finanziari. Per gli investitori e chi fa trading online in generale, tenere d’occhio il settore dell’auto elettrica e i possibili influssi su quello degli idrocarburi potrebbe essere molto utile in una prospettiva di medio e lungo termine.

Come sappiamo, il petrolio gioca un rilevante ruolo a livello geopolitico, soprattutto nelle regioni dove viene maggiormente estratto, come i paesi arabi e l’Iran. Se fino ad oggi l’OPEC aveva minimizzato i possibili effetti della mobilità alternativa sulla domanda e quindi sulla futura produzione di greggio, oggi comincia ad ammettere di temere maggiormente questo scenario. Tra il 2016 e il 2040 viene stimata una riduzione dei consumi di petrolio di ben 8,9 mbg, a causa della diffusione delle auto elettriche, della maggiore efficienza dei motori e delle nuove forme di mobilità come il car sharing. Sebbene questa tendenza potrebbe essere parzialmente compensata da un aumento delle immatricolazioni di auto a combustione nei paesi emergenti, per i petrolieri potrebbe significare una forte perdita di profitti.

Una sola cosa è certa: non si tratta di previsione a breve termine. Anche se le immatricolazioni di auto elettriche crescono anno su anno a ritmi vertiginosi, rappresentano ancora una percentuale minima delle auto circolanti nel mondo. La via è tracciata, vedremo come si svilupperà la mobilità del futuro.






Questo è un articolo pubblicato il 29-11-2017 alle 12:12 sul giornale del 29 novembre 2017 - 1061 letture

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