Le Parole della Montagna, scopriamole insieme a Simonetta

8' di lettura 09/11/2017 - Continuiamo il nostro viaggio nei festival filosofici della regione al plurale, toccando stavolta un'alta quota insieme all'ideatrice e la direttrice: Simonetta Paradisi.

Com’è nata l’idea del Festival? Perché proprio questo nome? C’era un vuoto che andava colmato?

Dalle mie personali esperienze in montagna, ho maturato negli anni, la convinzione che l'ascesa alla vetta è un'esperienza che conduce nei territori dell'anima, alla ricerca di sé e del divino, declinato nelle sue più ampie accezioni.

In effetti, la montagna e’ un archetipo universale del Sacro. Fin dalle più antiche culture, la montagna è dimora degli dei, luogo di unione fra il cielo e la terra, via per la quale l'uomo può elevarsi alla divinità e la divinità rivelarsi all'uomo.

Ho voluto, allora, promuovere questo nomadismo dell'anima, sfruttando i significati simbolici e trascendenti che la montagna ci offre, per farne occasioni di riflessione da condividere. Da questo spunto, ho iniziato ad intrecciare persone, parole, idee, intuizioni ed è nato il festival “Le Parole della Montagna”, un festival di spiritualità e filosofia, che usa un linguaggio ricco dei significati simbolici e trascendenti, propri della montagna.

Tutto ruota intorno ad una Parola che ogni anno ci suggerisce la montagna - da cui il titolo della manifestazione - con l'obiettivo di ridare contenuto a parole svuotate di significato o abusate.

Con l'intenzione, quindi, di parlare di montagna in termini sacri e creare occasioni di incontro con il divino, declinato nelle sue più ampie accezioni, è nato un nuovo format, unico nel suo genere.”

Quando è iniziato e a quali edizioni è giunto?

Il Festival è nato nel 2010 e quindi stiamo organizzando, per il 2018, la sua nona edizione.”

Racconta quali sono annualmente le difficoltà nell’organizzazione (persone coinvolte, numeri, staff, collaborazioni) e quali gli aspetti più positivi e immancabili?


“La difficoltà principale è la raccolta di fondi. In un periodo di crisi permanente, nessuno pare abbia voglia di investire nella cultura. Anche ora che il nostro festival, pur nella nostra piccola realtà, comincia ad avere una sua collocazione nel panorama delle manifestazioni regionali, non è facile trovare finanziatori pubblici e privati. Questo ci impedisce una crescita che potrebbe essere esponenziale, se ci fossero risorse da investire ogni anno.

Tutto si regge quindi, sul volontariato (principalmente giovani) che, pur con i suoi limiti, offre per contro, un'esperienza molto ricca, fatta di collaborazione e coesione, che è punto di forza dell'intero progetto.”


Dove si svolge durante le giornate la kermesse e che tipo di location ospitano i vari eventi?

Lo scenario del Festival Le Parole della Montagna è quello meraviglioso del Borgo di Smerillo, un piccolissimo e meraviglioso borgo medievale nelle Marche, in provincia di Fermo, sotto i Monti Sibillini, dove vivono solo 50 anime.

La scelta del luogo è contro ogni logica commerciale, quasi una sfida. Smerillo non offre nulla se non i luoghi stessi, i silenzi, gli odori, i colori, i panorami sconfinati, ma proprio per questo offre la possibilità di trovare l'essenziale.

La criticità di essere piccoli e svantaggiati diventa, in questi termini, un punto di forza e fa rinascere il piccolo Borgo. Valorizzando, infatti, questo nulla che però è tutto, Smerillo ha puntato tutto sulla cultura.

In questo contesto di straordinaria bellezza ed essenzialità, in diversi scorci del borgo, con viste mozzafiato, Smerillo diventa ambientazione ideale per un incontro annuale che offre la possibilità di riconnettersi con il proprio Io più profondo.

In occasione del festival, il piccolo Borgo accoglie i partecipanti con una fila di bandiere giapponesi lungo tutta la via di accesso al centro, enormi manifesti murali con foto dei nostri Monti Sibillini e pietre dipinte con il logo del festival.”

Che tipo di “Filosofia” è quella che proponete? E perché è importante ogni anno trovare un tema da sviluppare?

Come ho detto sopra, le tematiche su cui ruota la filosofia del Festival Le Parole della Montagna, sono attinenti alla spiritualità ed ai significati trascendenti della montagna. Avere un tema specifico ogni anno, ci permette di indagare a fondo una singola parola, permettendo di abbracciare vari punti di vista che spaziano in diversi ambiti, da quello filosofico-teologico a quello psicologico, da quello artistico a quello alpinistico e scientifico.”

Nelle varie edizioni, dicci qualcosa che avete messo in piedi di originale, di stravagante, che ha lasciato il segno.

Ci sono stati molti eventi eccezionali nel corso delle trascorse otto edizioni del festival. Fra i tanti, mi viene in mente la mostra d'arte contemporanea di Fabio Giampiero e Manuel Felisi, sul tema della vertigine, che ha coinvolto completamente il pubblico, con un'installazione multimediale e interattiva che ha letteralmente immerso lo spettatore all’interno di una realtà virtuale, espandendo l’opera d’arte nelle tre dimensioni.

Ma non posso dimenticare i tanti laboratori esperienziali che ogni anno, permettono ai partecipanti di mettersi in gioco diventando protagonisti e vivendo un'esperienza importante, come è successo con il funambolo Andrea Loreni, che ha introdotto i partecipanti alla pratica della camminata sul filo, in un percorso meditativo di ricongiungimento con il proprio io.

E ancora, mi torna in mente la standing ovation e l'applauso durato un quarto d'ora per Spiro Dalla Porta Xydias, l'alpinista poeta, di 97 anni, in una delle sue ultime apparizioni (oggi purtroppo è scomparso), che ha raccontato la sua personale esperienza di ascesa alla vetta.”

Le marche sono una regione da sempre attenta alla cultura e che annovera al suo interno dei veri gioielli architettonici e personaggi di grande rilevanza. Pensi che la filosofia occupi un posto di prim’ordine all’interno della regione al plurale?

La filosofia ha un ruolo rilevante nel mondo della cultura. Imparare a riflettere, interrogarsi e cercare risposte, credo sia di fondamentale importanza per la crescita culturale e non solo, della popolazione. La Regione Marche ha da sempre manifestato attenzione per gli eventi che si occupano di filosofia; interventi ancora più incisivi nel settore, sono altamente auspicabili.”

Quale pensi sia il contributo che appuntamenti come PopSophia, Filofest, Le parole della Montagna, danno al territorio marchigiano, alla sua immagine e alla sua crescita?

Tutte e tre le manifestazioni hanno tutti i requisiti per dare lustro alla nostra Regione, sia per l'alta qualità delle proposte, che per la valida promozione del territorio. Manifestazioni culturali di tale genere possono diventare un eccellente biglietto da visita per la Regione Marche e trovare collocazione nel panorama degli eventi culturali a livello nazionale, con conseguente positiva ricaduta per l'intero territorio regionale.”

Perché il tuo festival e gli altri simili, non dovrebbero mai cessare ma aumentare di volume ed importanza ogni anno?

Il Festival Le Parole della Montagna registra, ogni anno, una affluenza di pubblico sempre crescente ed un feedback molto positivo. Nella settimana del Festival, il piccolissimo borgo di Smerillo (ed il vicino comune di Montefalcone Appennino, dove viene svolta l'anteprima del festival), accolgono migliaia di persone, provenienti da tutta Italia.

Il Festival traina così, anche il turismo-culturale ed attiva sinergie che costituiscono un volano per l’economia territoriale. La creazione di appositi pacchetti turistici, realizzati in occasione del festival, e la grande affluenza di pubblico permette ogni anno di registrare un “tutto esaurito” nelle strutture ricettive ed un coinvolgimento delle attività di ristorazione della zona, con conseguente beneficio condiviso per l’economia locale.

In un momento di estrema difficoltà per il sisma, il festival è anche un'ottima opportunità per rilanciare il territorio ferito dal terremoto.”

Qualche curiosità finale che vuoi svelarci?

Mi piace sottolineare che con tutti i relatori del festival si crea, da sempre, un ambiente di estrema cordialità, che genera relazioni personali amicali, che durano nel tempo. Non è scontato.

Solitamente i relatori si fermano a Smerillo anche dopo il loro intervento, per seguire gli altri lavori e molto spesso tornano gli anni successivi.”

Grazie Simonetta, ci vediamo a Smerillo.

Sito:http://www.leparoledellamontagna.it


di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 09-11-2017 alle 11:05 sul giornale del 10 novembre 2017 - 1279 letture

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