DE-SIDUS: riflessioni sul complesso mondo delle relazioni descritte attraverso la poesia

3' di lettura 24/10/2017 - “… Ognuno possiede qualcosa che appartiene solo a se stesso, inconquistabile, tranne in sogno...”

Jessica Vesprini fermana di nascita, civitanovese da sempre; una poetessa che sa di buono come le prelibatezze della nostra terra. Abbiamo avuto il piacere di ascoltarla nella presentazione della sua raccolta di poesie nella biblioteca di Urbisaglia e ci è piaciuto porle alcune domande spinti dalla sua cordiale disponibilità.
A lei ci è venuto spontaneo domandarle perché abbia scelto De_Sidus “desiderio” come titolo: Desiderio, dal latino De-sidera. De-sidus è un titolo con un'ambivalenza rivelatrice del contenuto del libro. DE, assenza, mancanza; sidera da SIDUS, sideris: astro, stella, assenza della stella; senza dunque una direzione che ci permetta di navigare in modo sicuro, verso una destinazione a cui ambiamo, perdersi tra le onde, nella tempesta. Ma è anche moto dell'animo che aspira ad un bene che gli manca, quindi movimento che ti spinge con desiderio verso la luce.
Le sue poesie, “istantanee descrittive” di un periodo particolare della sua vita?
Durante il periodo raccontato poeticamente nel libro, in senso cronologico e filologico, ho vissuto un'esperienza che mi ha portato ad avere uno slancio per un cambiamento personale e a trovare il coraggio di esprimermi e condividerlo.
Perché immortalare in una raccolta di poesie la sua esperienza relazionale e divulgarla?
Come dicevo prima, la condivisione è stata la prima spinta motivazionale, perché nella società in cui viviamo, niente sembra più volto a costruire, a crescere, ma solo al consumo libero privo di impegni, anche se tacito. Ho pensato che in molti si potevano rispecchiare nei miei scritti e per questo, oltre che apprezzarne la sensibilità poetica, trarne anche spunto di ricerca e riflessione. Poi, ovvio, anche per gratificazione personale.
Come definirebbe in una frase la sua prima esperienza creativa?
La mia prima esperienza creativa è stata una grande occasione di crescita, di confronto, di eperienze da accumulare per sviluppare altro. Tant'è vero che dopo questa mia prima opera, sono seguite collaborazioni, letterarie e artistiche, con riviste di cultura, antologie e musicisti.
Sta girando per le Marche promuovendo il suo libro ed incontra persone con le quali cerca un’interazione: c’è qualche domanda che l’ha irritata e qualche altra che invece l’ha commossa?
Durante questi incontri ho avuto la possibilità di conoscere molte persone che amano la poesia o ne sono state semplicemente incuriosite. Confrontarmi con diverse sensibilità è stato per me stimolante. Anche se ognuno indossa una corazza fatta di convinzioni, ma anche imbarazzo, vedo che la poesia, che per me è un grande mezzo di comunicazione, apre un varco al dialogo creativo e non distruttivo.
Ha un suggerimento per quanti, nel tempo, grazie alle disillusioni hanno perso il De-Sidus per ogni cosa e per ogni dove?
Devo citare Pavese "si è morti quando si sa di esserlo" quindi perdere la spinta che ci fa rincorrere un progetto, un sogno, una qualsiasi azione che ci porti ad un cambiamento, significa morire. Dunque desiderate!
Per chiudere Le faccio una domanda cattiva: quando ha pensato di pubblicare la sua raccolta di poesie peraltro stimolante non le è venuto in mente che già è stato scritto tanto su tutto?
Credo che la diversità sia preziosa, quindi di sicuro ognuno scrive a suo modo con un bagaglio di vita differente. Credo di scrivere con un linguaggio moderno e assolutamente antiaccademico, inoltre, essendo io per prima estremamente mutevole, lo rifletto sulla mia poesia che proietta sempre immagini diverse. Questo è già qualcosa, poi bisogna anche crederci.


di Lorenzo Bracalente
lorenzo.bracalente@gmail.com
 







Questo è un articolo pubblicato il 24-10-2017 alle 12:45 sul giornale del 25 ottobre 2017 - 3056 letture

In questo articolo si parla di arte, cultura, poesia, urbisaglia, articolo, Civitanova 1996, lorenzo bracalente

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