Risposta da parte della F.I.D.C. alla L.A.C in merito al "Bilancio di apertura caccia: selvaggina decimata e pochi cacciatori"

6' di lettura 01/10/2017 - Di seguito viene pubblicata la risposta da parte del Presidente della Fidc Ascoli Piceno e Fermo Stefano Artico

"Leggo su ‘’ Vivere Fermo’’ del 25.09.2017 un articolo della L.A.C. ( lega per l’abolizione della caccia) nel quale, secondo copione, si parla di dati inesistenti, considerazioni contraddittorie e preconcette, insinuazioni infamanti. Sono passati pochi giorni dall’apertura della caccia e la L.A.C. non essendo riuscita a bloccare, con gli immancabili ricorsi il calendario venatorio redatto mesi prima e secondo tutti i crismi stabiliti dai regolamenti europei, dalla legge 157/92, dalla legge regionale, e sulla scorta di dati statistici e scientifici incontrovertibili, apre la stagione delle falsità e degli insulti.
Il titolo stesso dell’articolo è una contraddizione: ‘’ Bilancio apertura caccia: selvaggina decimata e pochi cacciatori’’. Perché pochi cacciatori possano decimare la selvaggina occorrono armi di distruzione di massa cosa che non risulta né alle ex guardie provinciali ora in forza alla regione né ai colleghi cacciatori né ad alcun altro. L’articolo prosegue con: ‘’ le segnalazioni provenienti da tutta la regione indicano la presenza sul territorio di pochi cacciatori e di pochi spari’’.
Nell’ottica di chi vuole abolire la caccia non dovrebbero esserci motivi di preoccupazione. Più avanti nell’articolo si lamentano ‘’ mattanze avvenute’’. Ma con pochi cacciatori e con pochi spari torna il dubbio dell’impiego di fantomatiche armi di distruzione di massa.
Proseguendo, l’autore dell’articolo si avventura nell’analisi della diminuzione dei cacciatori individuandola nella scarsità di fondi demandati alle province per l’acquisto di selvaggina ‘’ pronta-caccia’’. Dò all’autore dell’articolo qualche notizia che potrebbe risultargli utile, data la totale ignoranza che dimostra dei meccanismi e delle competenze in materia di gestione territoriale. Nella nostra regione l’acquisto e il ripopolamento con selvaggina ‘’ pronta- caccia’’.
Non viene più effettuato da anni, perché giustamente vietato dalla legge regionale e non voluto dai cacciatori e dai loro rappresentanti; perché al netto degli inesistenti valori sportivi ed etici, ripopolare con polli da supermercato, comporta rischi di inquinamento genetico e diffusione di pandemie tra le popolazioni selvatiche. Queste sì vere armi di distruzione di massa. I ripopolamenti vengono effettuati non dalle province ma dagli ATC, in misura assai minore che nel passato, con protocolli che prevedono periodi di ambientamento adeguato, che garantiscano sicurezza sanitaria e l’acquisizione graduale di comportamenti che rendano capace la selvaggina immessa di sopravvivere e riprodursi allo stato libero.
Torna poi,l’autore dell’articolo, ad analizzare la diminuzione dei cacciatori stanzia listi individuandola nella rarefazione di lepri, fagiani e starne. Dati forniti anche questi probabilmente dal mago Otelma.
La specie lepre è tutt’altro che in diminuzione. Il fagiano è presente con una densità diversificata in base alle caratteristiche territoriali e ai metodi gestionali attivati. La sua densità è maggiore laddove la gestione è più puntuale ed oculata, minore dove la gestione è più superficiale. La starna che nella sua sottospecie italica può essere di fatto considerata estinta, è già vietata alla caccia su richiesta degli stessi cacciatori nella maggior parte degli ATC della nostra regione e sono in atto alcuni progetti per la sua reintroduzione ed incremento.
L’autore dell’articolo sembra ossessionato dalla diminuzione dei cacciatori che potrebbe con facilità comprendere se non fosse annebbiato dalla rabbia ideologica. La progressiva diminuzione del numero dei cacciatori va individuata in alcuni fattori: il principale è la diminuzione dei territori collinari e montani nei quali la caccia possa essere esercitata; in gran parte occupati da parchi nazionali, regionali, oasi di protezione, SIC ZPS. Più del 40% del territorio agrosilvopastorale regionale è totalmente precluso alla caccia. Gli oneri economici di cui i cacciatori debbono sobbarcarsi sono negli anni aumentati, fino a divenire insostenibili per le categorie di cittadini meno abbienti.
La maggioranza degli appartenenti a quelle categorie sono pensionati e giovani. Inoltre essere titolari di licenza di caccia è questione responsabilizzante, innanzitutto perché comporta l’uso di armi. Per conseguirla e conservarla non basta non aver riportato condanne per qualche reato ma viene revocata anche solo per una denuncia, per un infinitesimale tasso alcolemico rilevato in un controllo della polizia stradale, per una separazione un po’ burrascosa o per un semplice litigio con un vicino.
Avere la licenza di caccia è in sé prova di essere cittadini socialmente ineccepibili. Questo comporta responsabilità che forse non tutti si sentono di assumere. Per comprendere compitamente la diminuzione dei cacciatori, va aggiunta la martellante campagna diffamatoria, operata ai danni dei cacciatori, fatta prevalentemente di falsità, che la stessa L.A.C. unitamente ad altre associazioni animaliste ha operato negli ultimi decenni.
Secondo la L.A.C. , la massiccia presenza di cinghiali è la conseguenza di continue immissioni di cinghiali incrociati con cinghiali dell’est Europa. Una ulteriore favoletta per bambini. Tutti gli animali detenuti in cattività o stabulati da chiunque, sono registrati all’anagrafe dell’U.S.L le nascite, le morti, le cessioni vanno comunicate. Quindi escludendo un traffico clandestino dall’est Europa risulta evidente persino alla miopia ideologica e in malafede della L.A.C che quanto afferma è impossibile.
Il cinghiale come altre specie: istrice, lupo, capriolo, colombaccio, tortora orientale, storno, gruccione e alcuni mustelidi sono in espansione territoriale e numerica spesso ai danni di altre specie selvatiche. Inoltre sono i cacciatori con la tassa di iscrizione all’ATC e le tasse regionali a pagare i danni prodotti da questi animali, sarebbe quindi quanto meno insensato aumentarne artatamente il numero. Invito l’autore dell’articolo desideroso di abolire la caccia, stante l’associazione di cui è portavoce, di immaginare cosa accadrebbe se il suo desiderio si realizzasse: avrebbe i cinghiali in salotto a fargli compagnia mentre guarda il televisore.
L’autore dell’articolo passa poi dall’elencazione di sciocchezze chiamate dati incontrovertibili alle cose serie. Conclude dichiarando che i cacciatori hanno ‘’ piazzato’’ tecnici regionali compiacenti nei punti strategici e convinto i politici, con la promessa di voti ad assecondare le richieste dei loro rappresentanti . In altre parole che i tecnici sarebbero corrotti e i politici praticano ‘’ il voto di scambio’’.
Se questa non è diffamazione? La realtà brutale e per la L.A.C. inaccettabile è che in Regione abbiamo tecnici capaci che fanno con competenza il loro lavoro e politici che con serietà e impegno applicano tutte le norme e procedure dovute nell’emanare leggi, provvedimenti piani faunistici e calendari venatori. La prova di tutto ciò è che quanto stabilito in materia di caccia dal Consiglio regionale si è sempre rivelato inattaccabile ai ricorsi che la L.A.C. e le altre associazioni ad essa vicine non hanno risparmiato in questi anni."


Fidc Federazione Italiana della Caccia Ascoli Piceno - Fermo







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-10-2017 alle 11:50 sul giornale del 02 ottobre 2017 - 733 letture

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