Bilancio apertura caccia: selvaggina decimata e pochi cacciatori

caccia 3' di lettura 25/09/2017 - A quasi un mese dall’avvio della stagione venatoria 2016/17, iniziata con la pre-apertura del 2 settembre, si può fare un primo bilancio dell’attività di caccia nelle Marche.

Le segnalazioni provenienti da tutta la Regione indicano la presenza sul territorio di rari cacciatori e di pochi spari, la maggior parte di essi, peraltro, concentrata nella giornata di pre-apertura del 2 settembre.
Questi dati confermano in pieno le nostre preoccupazioni della vigilia e quindi che avevamo ragione quando chiedevamo almeno un posticipo di un mese dell’inizio della stagione di caccia, raccomandazione peraltro condivisa dall’ISPRA, a causa della gravissima siccità che sin dallo scorso inverno ha colpito le Marche e l’Italia e le cui conseguenze si sono ripercosse principalmente sulla fauna selvatica. Infatti, la concentrazione degli spari proprio nella giornata di pre-apertura del 2 settembre, quando si era ancora nel pieno della siccità e si poteva sparare solo a poche specie in appostamento, dimostra che, come temevamo, i cacciatori hanno approfittato per appostarsi nei pressi dei rari corsi d’acqua o laghetti non ancora prosciugati e per fare quindi delle autentiche mattanze dei pochi animali superstiti alla lunga siccità.
Nei giorni seguenti, di conseguenza, si sono uditi pochi spari e visti ancor meno cacciatori in giro, per il semplice motivo che ormai non vi era più selvaggina a cui sparare! Un altro fattore che ha inciso è anche la scarsità dei fondi destinati alle Province e il passaggio di competenze sulla caccia da queste alle Regioni, che si sono dovute accollare le spese di gestione del loro personale e di conseguenza hanno anche ridotto l’acquisto di selvaggina “pronta-caccia”, preda principale degli "stanzialisti" con i cani da ferma, in occasione dell'apertura della stagione venatoria.
E' probabile quindi che la diminuzione di lepri, starne, fagiani sul territorio sia il fattore scatenante per l'abbandono dei vecchi cacciatori che praticano solo quel tipo di caccia con l'ausilio del cane. Lo dimostra il fatto che i cacciatori nelle Marche e in Italia sono in costante ed inesorabile diminuzione.
Gli ultimi dati indicano, per le Marche, un numero di circa 20.000, con una diminuzione media di 1.000/2.000 cacciatori ogni anno. Si pensi che solo 10 anni fa erano ancora 33.000, mentre 25 anni fa ammontavano a quasi 50.000! Quindi negli ultimi 10 anni essi si sono quasi dimezzati e con un'età media sempre più alta.
Ormai i rimasti si sono quasi tutti "specializzati" nella caccia al cinghiale, vista la grande proliferazione di questo ungulato, dovuta sia all’incrocio della specie autoctona con quella dell’est Europa per scopi venatori, che alle sue continue immissioni clandestine nel territorio. Ma soprattutto perché essa è quella più redditizia per i cacciatori, grazie alla vendita dei capi uccisi ai ristoranti di cacciagione. Alla luce di questi dati incontrovertibili, ci si domanda quindi come la lobby venatoria riesca ancora ad esercitare una forte influenza nei confronti dei politici ed amministratori, tanto da condizionarne poi le scelte in loro favore. L’unica spiegazione è che vivano di “rendita”, per essere riusciti con i propri voti a far eleggere politici compiacenti, ma soprattutto per aver saputo, nel tempo, “piazzare” dei funzionari e tecnici “amici” nei posti chiave delle varie Province e in Regione, in grado poi di stilare calendari e regolamenti venatori a loro favore. Ma ormai anche il tempo delle “rendite” sta per scadere…






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-09-2017 alle 11:29 sul giornale del 26 settembre 2017 - 4326 letture

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