Diocesi di Fermo, la sfida di Don Pennacchio. Il saluto da Matera per Fermo

5' di lettura 17/09/2017 - Un messaggio all'Arcidiocesi di Fermo. Chiesa ferita dal sisma e vocazioni da rilanciare sono le sfide da vincere nelle Marche.

Don Rocco Pennacchio saluta la comunità fermana con una lettera pubblicata martedì scorso sul sito della Diocesi di Matera. Il nuovo pastore arriverà tra circa tre mesi, dovrà essere nominato Vescovo e l'attuale Monsignor Conti sarà amministratore apostolico dell'arcidiocesi fino all'insediamento. Sarà supportato dal Segretario generale e il vicario, rispettivamente don Giordano Trapasso e don Pietro Orazi.

Le sfide: chiese da riaprire, vocazioni ormai sparite, accoglienza degli immigrati.

Saranno 123 le parrocchie da amministrare, suddivise in nove vicarie, dislocate su tre province: Fermo, Macerata ed Ascoli Piceno. Nella provincia di Fermo sono 39 i comuni, solo Montelparo rientra nella Diocesi di San Benedetto del Tronto. Sono sei i comuni di Ascoli Piceno che ricadono sotto Fermo: Carassai, Comunanza (non tutte le parrocchie presenti), Massignano, Montefiore dell'Aso, Roccafluvione e Palmiano. Civitanova Marche, Corridonia, Gualdo, Loro Piceno, Mogliano Marche, Montecosaro, Morrovalle, Monte San Giusto, Monte San Martino, Penna San Giovanni, Petriolo, Potenza Picena e Sant'Angelo in Pontano sono i comuni della provincia di Macerata che rientrano nella Arcidiocesi di Fermo.

I fedeli sono 273 mila circa, 143 Presbiteri e con moltissime chiese chiuse causa sisma del 2016. La sfida vera e propria sarà quella della ricostruzione, fra tutte sarà quella del Santuario dell'Ambro nel territorio di Montefortino e meta di numerosi pellegrinaggi, sotto questo aspetto lo attende un lavoro non facile. Risorse economiche da reperire in epoca di piena crisi sarà davvero dura.

Inoltre, L'Arcidiocesi di Fermo è in piena crisi vocazionale. Attualmente i numeri parlano chiaro e sono molto al di sotto della media regionale. Il Seminario Arcivescovile, situato nella zona del Tirassegno, dovrà essere la base per i prossimi venti anni. Altro aspetto da non sottovalutare è l'accoglienza dei profughi con tutte le difficoltà di gestione. Attualmente la comunità locale sta uscendo dal triste caso "Emmanuel" ed il prossimo Vescovo dovrà trovare una quadra per gestire al meglio tutti gli aspetti dell'accoglienza.

Riportiamo di seguito il saluto del nuovo pastore dell'Arcidiocesi di Fermo.

Carissimi amici della Chiesa di Fermo,

nel giorno dell’Esaltazione della San Croce, vi giunge la notizia che il Santo Padre mi ha nominato vostro pastore. In questo momento così delicato della mia vita, abitato da gioia e trepidazione, vi chiedo di unirvi a me nel tenere insieme fisso lo sguardo su Gesù per lasciarci amare e salvare da Lui.

Nell’attesa di incontrarvi, conoscervi, amarvi, chiedo fin d’ora di accogliermi con semplicità e amicizia, perché anch’io mi inserisca nel bel cammino ecclesiale che già percorrete. Sostenetemi fin d’ora con la preghiera perché impari a diventare sempre di più il vostro Padre, Pastore, amico. Insieme testimonieremo la gioia del Vangelo nella terra che il Signore ci ha donato, specialmente in questo tempo segnato dalle conseguenze del terremoto che ha messo a dura prova la tenuta sociale delle nostre comunità, già provate dalla difficile congiuntura economica.

Esprimo gratitudine al Vescovo Luigi che vi ha guidati per più di undici anni. La sua esperienza, il suo prudente consiglio, mi aiuteranno ad entrare in sintonia con le attese della diocesi.

Sono grato a tutte le persone consacrate e a quanti si preparano a consegnare a Cristo la loro vita per testimoniare l’amore che salva. In particolare a voi presbiteri, desidero dedicare ogni cura per costruire una relazione paterna e fraterna. Insieme ai laici, alle famiglie, ai giovani soprattutto, vivremo un reciproco servizio ed edificazione, nella comunione, perché il mondo creda.

Sono vicino a quanti vivono l’esperienza della malattia, della solitudine, del disagio fisico e psichico. La consolazione di Cristo, la mia e la vostra preghiera, sostengano tutti nell’offerta della sofferenza per la salvezza degli uomini.

Ringrazio tutti gli operatori della carità, che con coraggio e tra tante difficoltà, sostengono le tante opere che fanno risplendere la nostra Chiesa per la sua sollecitudine verso chi è nel bisogno, e ci stimolano ad imparare l’arte dell’accoglienza, del dialogo, dell’integrazione. I poveri, ci ricorda il Papa, sono la carne sofferente di Cristo.

Saluto con stima le Autorità civili e militari e quanti, credenti e non, lavorano per la crescita del bene comune; insieme, nel rispetto reciproco, collaboreremo perché la dignità di ogni persona, specie dei più deboli, sia tutelata ad ogni costo.

In questi giorni sto sperimentando quanto sia vero che “partire è un po’ morire”. Porterò sempre nel cuore e nella preghiera la mia città, Matera, terra che mi ha generato alla vita e alla fede e le tante persone che hanno accompagnato il mio cammino fino a voi.

Mi affido alla Madonna Assunta, nostra patrona. La potenza della grazia di Cristo sostenga la mia debolezza.

Vi benedico

Don Rocco Pennacchio

foto: sito internet Diocesi di Matera






Questo è un articolo pubblicato il 17-09-2017 alle 09:41 sul giornale del 18 settembre 2017 - 3674 letture

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