Alla rassegna “Fermo sui libri” Rampini ci racconta il “Tradimento” delle èlites che ha gettato in crisi l’Occidente

3' di lettura 31/05/2017 - La rassegna “Fermo sui libri”, ieri sera 30 maggio 2017, nella bellissima cornice del teatro dell’Aquila, ha visto protagonista il giornalista di Repubblica Federico Rampini che, presentando il suo ultimo libro”Tradimento” ha analizzato la causa della rabbia delle classi medie e la proliferazione dei populismi.

Con la sua decennale esperienza da inviato da New York e Washington ha osservato, in maniera lucida e pertinente, l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Il ritratto tracciato da Rampini è impietoso: un mediocre imprenditore con affari per lo più nella speculazione edilizia e i casinò, che ha raggiunto la notorietà come showman nel prog

ramma “The Apprentice”, uno degli show record della tv statunitense.

Nelle elezioni che ha visto vincitore Barack Obama, ha cavalcato la calunnia che il presidente non fosse nato negli Stati Uniti ma in Africa e che quindi non fosse legittimato a ricoprire quel ruolo. Re delle “fake news”e delle sparate populiste, come la costruzione del muro con il Messico da finanziarsi dagli stessi messicani, in realtà, la vincita di Trump è dovuta al sistema elettorale americano, che ha visto Clinton raccogliere maggiori consensi negli Stati più importanti, ma perdente negli Stati del Midwest e Pennsylvania, dove determinanti sono state le preferenze dei cosiddetti “red neck”, operai, bianchi appartenenti alla fascia economica medio-bassa, spesso trattati con sufficienza dai democratici.

Donald Trump, secondo Rampini, è stato eletto nonostante i difetti da coloro che stufi dall’establishment, hanno deciso di premiare l’outsider, di allontanarsi dalla politica tradizionale come reazione ad una situazione mondiale di crisi, incertezza economica e sociale.

Questa, dice Rampini, potrebbe essere solo la prima reazione del mondo a tale situazione. Ma questa situazione chi l’ha creata? Il giornalista sintetizza tutto nella parola “Tradimento”.

Innanzitutto, il tradimento delle promesse della globalizzazione. Fenomeno instaurato all’inizio degli anni ’90, con l’apertura dei mercati, con l’abbassamento delle barriere commerciali, prospettato come una rivoluzione del nostro secolo, come la possibilità di vivere in un mondo meraviglioso con benefici alla portata di tutti, in realtà è stata una scommessa vinta da pochi: la Cina, Singapore, Corea del Sud.

Il tradimento è stato perpetrato anche dall’elite, gruppi di potere, che governano più o meno occultamente tutti i settori: dall’economia, alla finanza, dalla politica alla cultura, compresa l’elite giornalistica che ha raccontato i vantaggi della globalizzazione senza preoccuparsi di leggerne i difetti.

La vittoria di Trump, inoltre, è da imputare anche alla cattiva gestione del tema dell’immigrazione della comunità musulmana da parte dei democratici. La questione islamica, secondo Rampini, è una questione centrale, e il politically correct subisce una sorta di timore reverenziale verso la comunità islamica poiché teme di essere tacciato di razzismo, intolleranza e discriminazione. Il punto però è che gli immigrati mediorientali sono abituati ad odiare l’occidente, la teocrazia lo ha insegnato loro per giustificare i propri errori, rinvenendo nell’occidente la matrice di tutti i mali. Questa convinzione insieme alla sicurezza di essere superiori fa si che gli immigrati mediorientali non si integrino e non si vogliono integrare.

La soluzione per evitare che l’esperienza della Brexit e di Trump si ripeta anche in Stati che sono stati sempre l’eccellenza della democrazia, si rintraccia innanzitutto nella necessità che globalizzazione venga governata con regole diverse e non dalle oligarchie, nella necessità di politiche fiscali più giuste per i ceti medi, che attualmente punisce chi lavora e premia chi è più ricco, nella necessità che la comunità islamica riveda e combatta le proprie convinzioni sull’Occidente.

La questioni rimangono aperte, ma ogni punto di vista, anche diverso dal proprio è un esercizio per la mente.


di Silvia Baldo

redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 31-05-2017 alle 21:07 sul giornale del 01 giugno 2017 - 1508 letture

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