Vivere Le Storie: Maria

6' di lettura 13/05/2017 - Iniziamo una rubrica speciale, fatta di volti, di parole, di episodi, di aneddoti, fatta di vita. Sono le storie che ci hanno più appassionato, provenienti da un mondo magico e raro: i Monti Sibillini

Tenacia, grande sorriso, una forza incredibile e tanta tanta memoria. La storia che vi vogliamo raccontare, è bella per il semplice fatto che è verissima e purissima.
Un onore colloquiare con la signora di Smerillo che ha da poco spento, 105 candeline. Nessuno poteva immaginare che lassù, si vivesse così bene. Eppure non sono pochi gli esempi, gli ultimi dei quali in particolare a Comunanza, che testimoniano l’esatto contrario.
Maria ha il viso provato dal tempo, ma conserva una dignità e una fierezza, invidiabili.
La trovo con qualche acciacco in più, ma è sempre l’arzilla signora che ricordo.
Non è la prima chiacchierata che facciamo insieme infatti, anzi, quando passo davanti alla sua casa in arrivo ad Amandola o in partenza per la costa, mi fermo volentieri. Come questo pomeriggio, è un mercoledì di Aprile, ma Maria deve ancora fare pranzo. La figlia con cui vive ha avuto delle commissioni da sbrigare e lei ha atteso pazientemente il suo ritorno, col giusto appetito che si compete ad una signora. Tortelloni al ragù, un bel piattone e un sacrosanto bicchiere di vino bianco fatto in casa.
Suono ed entro. Come detto la trovo intenta a mangiarsi il suo piattone di pasta, ma appena mi scorge sulla soglia della camera, Il sorriso le si fa’ ampio. Sembra la prima volta che vede qualcuno che le sta molto a cuore. Ed è così in effetti. La saluto e le domando come sta.
“Bene, sto bene Marco. Meno di prima ma mi sento sempre più fortunata, perché io a quest’età sto ancora qui, mentre tanti più giovani, sono scomparsi da tempo. Ti sembra giusto?”
Mi spiazza, non me lo aspettavo un’affondo del genere. Nota il mio imbarazzo, mi sorride e addenta un altro boccone di pastasciutta.
Mi chiede di passarle il vino, poggiato sopra una cassapanca che deve essere molto antica.
Beve e mi chiede come sto. Me la sono cavata, ma tengo la domanda nella mia testa, in attesa della giusta risposta. Così l’aggiorno sulla mia vita, dato che è da qualche tempo che non la vedo e poi facciamo due chiacchiere trasportati dall’atmosfera del tempo che sembra fermarsi. Una donna ultracentenaria, lucida come non mai e un ventinovenne intento ad ascoltare ancora e ancora. D’altronde la sua vita è stata complicata, divisa tra le Marche, Roma e l’Africa. Un continente quello nero, che le ha lasciato il cuore pieno di affetto e ricordi. Mi narra un’episodio, di quando stava tornando in Italia col traghetto. Quella volta regalò una preziosa collana ad una ragazza sudanese, la quale la consegnò alla madre in segno di affetto e rispetto, ma intuisco che dietro c’era anche dell’altro, quando i suoi occhi le diventano lucidi. Passiamo ad altro. Guardo ed ammiro con grande rispetto, le tante opere a maglia che ha collezionato nel tempo, delle piccole presine piene di colori e brio. Ancora ricordo quando mi raccontò come iniziò a cucire e quale importanza ha avuto questo per lei, quando è diventata molto anziana.

“Fare a maglia mi da oggi la forza e la motivazione per alzarmi alla mattina. Se non avessi questa passione farei la fine di molti anziani, che stando bene nel letto, non si alzano più: è la loro fine. Io ho imparato quest’arte, perché di arte si tratta, a quattro anni, quando la nonna m’insegnava con molta severità, perché dovevi a quei tempi, saper fare di maglia. Una volta mi misi a piangere quando avevo cinque anni perché non mi riusciva un passaggio difficile e mia nonna per tutta risposta, mi dette due begli schiaffoni sulle mani, dicendomi:
“vedrai che ‘mo ‘mpari vè”.
Era vero come non mai. Mi applicai, ci misi la voglia che mi mancava e diventai un portento. Dovevi imparare quel piccolo mestiere alla nostra epoca.”

Ma Maria è anche una profonda lettric e ancora oggi, continua a divorare libri su libri, una passione che l’ha sempre accompagnata. E non solo, infatti Maria ci ha tenuto a farmi vedere anche una sua poesia scritta qualche anno fa’, a “soli” 95 anni, Piccolo fiore:


PICCOLO FIORE DESIDERATO SEI AL MONDO IL BENVENUTO, SIA BENEDETTO CHI TI HA CREATO E IL GENITORE CHE IN GREMBO TI HA PORTATO. SARAI SEMPRE ACCANTO A ME, FELICI SAREMO COME DEI RE.

Ovviamente la sua vita è stata segnata anche dal passaggio delle due guerre, la prima vissuta da neonata, ma la seconda da fresca trentenne, subendo le conseguenze che queste portano con loro. Ha rischiato la vita Maria, ma è stata sempre forte ed ha avuto la caparbietà anche di compiere scelte difficili. Tra una chiacchiera e l’altra, saltano fuori anche le molte prelibatezze preparate per il famoso Voccò, ovvero lo spuntino di metà mattina dei contadini di decenni di anni fa’. Ricette semplici e genuine, da far invidia ai grandi chef stellati odierni.
Tanti aneddoti, tanti episodi di anni vissuti fieramente, ha narrato a chi è stato capace di ascoltare e che ancora oggi magari è disposta a raccontare, a chi abbia la pazienza di sedersi di fronte a lei nella sua cameretta.
Col suo solito sorriso allegro e rilassato, da far invidia a molti ragazzi della nostra gioventù, mi invita prima di uscire, a prendere delle presine come regalo. A nulla servono i miei rifiuti gentili, è una prassi che rispetto volentieri, in ricordo di una bella amicizia, che narra una storia sibillina speciale che può essere un monito incredibile per ripartire.
Di sicuro una testimonianza preziosissima per tutti, da cui imparare tantissimo e che può farci capire in pieno il senso della vita e di quanto essa vada vissuta in modo lento e pieno.
Prima di salutarla però, le devo ancora una risposta a quella domanda che mi aveva lasciato disorientato. Decido di dargliela:
Cara Maria è giusto che tu stia qui, per permettere a noi di poter godere della tua saggezza Sibillina. Finchè hai quella forza che ti vedo addosso e quella serenità fuori dal tempo, non c’è cosa più giusta, credimi.
Esco con le presine in una mano e la vedo sorridermi dalla sua stanza, fiera e felice.


di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 13-05-2017 alle 18:12 sul giornale del 15 maggio 2017 - 1957 letture

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