VIVERE LIB(E)RI: recensione de "Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza" di Sepùlveda

4' di lettura 17/04/2017 - Continua la nostra nuova rubrica, in un epoca in cui leggere un libro, sembra essere diventato inutile, noioso e quasi fastidioso, ci poniamo l’obiettivo di incuriosirvi con questo viaggio fatto di appuntamenti cadenzati che spazierà nei generi e negli autori, toccando la letteratura moderna, quella meno recente e facendolo attraverso la voce narrante di autori italiani e stranieri. Questa è la volta di Luis Sepúlveda.

Luis Sepúlveda Calfucura (Ovalle, 4 ottobre 1949) è uno scrittore, giornalista, sceneggiatore, regista e attivista cileno naturalizzato francese. Nato in Cile, Sepúlveda ha lasciato il suo Paese al termine di un'intensa stagione di attività politica, conclusasi drammaticamente con l'incarcerazione da parte del regime del generale Augusto Pinochet. Ha viaggiato a lungo in America Latina e poi nel resto del mondo, anche al seguito degli equipaggi di Greenpeace. Dopo aver risieduto ad Amburgo e a Parigi, è andato a vivere in Spagna, nelle Asturie.

Nel Paese del Dente di Leone, una comunità di lumache conduceva la propria vita lentamente, molto lentamente. Ovviamente nessuna delle tante aveva un nome che le distinguesse tra loro e così in ogni istante vi era tantissima disorganizzazione. Chi si chiamava da una parte, chi dall’altra: “Lumaca, Lumaca, vieni qua!” e tutte che si giravano, si cercavano, ma non si trovavano mai. Quando qualcuna per puro caso, riusciva a comunicare, doveva muoversi verso la sua interlocutrice e non poteva che farlo con immensa lentezza. Una caratteristica che la Natura ha voluto donare alla Lumaca, come la rapidità al ghepardo o la forza al Leone. Oltre a questa però, le lumache avevano anche un’altra peculiarità: quella di essere molto vulnerabili. Lente e col solo guscio a difenderle, ma tant’è se questo era il loro destino, andava accettato. Così almeno la pensavano tutte meno una, che era invece la più curiosa di tutto il paese.
Di certo non poteva cambiare le sorti della sua vita, infatti, lumaca era nata e lumaca sarebbe rimasta ma almeno, voleva capire perché proprio a loro era toccato essere così lente e vulnerabili. Cominciò a fare domande, a chiedere il perché di quell’andatura lenta ed il perché nessuna di loro avesse un nome. Tutte le altre cose in Natura erano identificabili, mentre loro vivevano nell’astrattezza. Si rivolse principalmente per fugare i suoi dubbi, alle lumache più anziane, ma queste per tutta risposta, la allontanarono e isolarono.
A loro piaceva vivere nella tranquillità a cui erano state destinate ed oltre a mantenere il corpo umido ed ingrassare, non avevano altri interessi. La piccola lumaca non si rassegnò e decise che sarebbe partita per esplorare il mondo e rispondere alle sue tante domande. Lo annunciò alle altre, comunicando anche che sarebbe tornata con un nome, per distinguerla dal gruppo. Viaggiando incontrò tanti altri animali che vivevano sul prato, ebbe un nome, Ribelle, e venne a sapere cosa volessero fare gli uomini al Paese del Dente di Leone: annientarlo. A quel punto allora, tornò alla sua comunità per incitare le altre lumache a fuggire, ma solo in poche la seguirono. La maggior parte deridendola, decisero di rimanere lì dov’erano, nella loro lenta abitudinaria vita. Da qui iniziò un nuovo viaggio alla ricerca di un posto migliore.

Alla ricerca di un nuovo Paese del Dente di Leone… Ribelle ci insegna in questa breve favola, che l’abitudine è un male pericoloso, che annienta la curiosità, svilisce la voglia di cambiamento che anima la mente e ci soggioga ad un mondo piatto, assuefatto ad idee preconfezionate e che distruggono gli ideali. Sentirsi invece liberi di farsi domande, avere dubbi, criticare, ci permette di avanzare e scoprire cose nuove. Luis Sepúlveda prende spunto da un elemento statico come il ruolo che gioca nel pianeta Terra la lumaca, e ci disegna intorno un mondo fatto di dettagli cui prestare attenzione. Una favola teneramente fanciullesca, che però rimarca con forza che un nuovo mondo è possibile, se alcuni valori restano vivi tra gli umani. “In questo viaggio che è iniziato quando ho voluto avere un nome ho imparato tante cose. Ho imparato l’importanza della lentezza e, adesso, ho imparato che il Paese del Dente di Leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi”.


di Marco Squarcia

redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 17-04-2017 alle 13:20 sul giornale del 18 aprile 2017 - 1483 letture

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