Controsogno: lo sguardo dei giovani sul futuro, l' IPSIA "Ostilio Ricci" di Fermo

10' di lettura 17/04/2017 - Seconda tappa sulle aspettative e le idee che hanno i diplomandi di alcuni istituti del Fermano, sul loro futuro e non solo. E' la volta di quelli che credevamo i più pragmatici: i diplomandi dell'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato "Ricci" di Fermo.

Il Vocabolario Italiano attribuisce alla parola “Sognare” diversi significati, tra i sinonimi possiamo trovare ‘Figurarsi’, ‘Immaginare’, in proposizioni negative ‘Vagheggiare’, ‘Fantasticare’, ‘Farsi illusioni’.
Ma anche, e soprattutto ‘Desiderare’. Desiderare qualcosa.
Nessuno dovrebbe mai smettere di sognare, è un messaggio ultra inflazionato oggigiorno. Se ne riempiono la bocca cantanti, artisti, poeti.
Tutto molto bello da ascoltare e dire, ma abbiamo voluto parlarne un po’ con le nuove generazioni. Per sapere cosa ne pensano a riguardo questi ragazzi che presto faranno i conti con la vita vera, fuori dalla scuola e dal porto sicuro e confuso dell'adolescenza. Proprio da questo nasce l’idea di “Controsogno”, un progetto che si propone di analizzare gli studenti delle classi quinte di tutte le scuole del Fermano, e che si spera possa smuovere qualcosa nei loro animi apparentemente disillusi.

L'indagine si è mossa attraverso dei questionari di 16 domande, che gli studenti hanno compilato in un’ora messa gentilmente a disposizione dalla scuola. Il test trattava temi quali il rapporto con la tecnologia e i social, passando attraverso la visione dei giovani rispetto ai contatti umani, fino ad arrivare a discorsi riguardanti i propri sogni e le proprie prospettive di vita. Discorsi impegnativi certo, ma con cui devono e dobbiamo fare i conti.

Siamo partiti dal liceo classico Annibal Caro (http://vivere.biz/aIqK) per continuare tra le mura, i banchi e la frustrazione di una delle principali scuole che formano gli adolescenti del nostro territorio. Stiamo parlando dell’Istituto Professionale di Stato per L’industria e l’Artigianato, meglio noto come I.P.S.I.A, “Ostilio Ricci”. Nell’indirizzo ‘Elettronica’. Come molti sanno è una scuola dedita allo studio delle tecniche utilizzate in ambito professionale, ciò significa che in quei cinque anni gli studenti apprenderanno le tecniche necessarie a svolgere un lavoro, e saranno in grado di attuarle subito dopo il conseguimento del diploma. L’istituto si articola attraverso diversi rami di specializzazione, con tre macrogruppi ed altrettante sottosezioni. Visto che il tema dell’articolo non è questo, se ne parlerà brevemente ed in modo assolutamente riduttivo. Le specializzazioni sono: Manutenzione ed assistenza tecnica, che si propone di creare Operatori in campo meccanico, elettrico ed elettronico, le cui materie sono inerenti agli interventi di istallazione e manutenzione di apparati tecnici, impianti ed apparecchiature relative al percorso di studi. Produzioni Industriali e artigianali, con approfondimenti in campo dell’abbigliamento e della calzatura.
Il percorso di studi si prefigge di istruire gli studenti riguardo i processi di fabbricazione, assemblaggio e commercializzazione di prodotti appunto industriali e artigianali. Infine Benessere, che approfondirà materie riguardanti la salute psicofisica delle persone, stiamo parlando comunque di settori non legati a competenze mediche o sanitarie. Ad ogni modo come già detto sopra, l’articolo non tratterà in alcun modo della scuola come istituzione, si parlerà di tutt’altro.

Ora entriamo quindi a pieno titolo nel vivo dell’articolo. L’idea dell’intervista collettiva è articolata su tre temi principali e relative digressioni . Abbiamo chiesto agli studenti di rispondere e meditare su alcuni temi cruciali della loro generazione. Temi quali il rapporto con la tecnologia e i Social Network, che sono oramai un fenomeno sociale, e la loro contrapposizione alla vita vera ed alle esperienze reali. La loro visione della scuola nel 2017 e i loro pensieri riguardo il proprio futuro e la propria felicità. Niente di nuovo penserete, ed invece sono scaturiti dei pensieri in gran parte unanimi, e stranamente diversi da quello che si potrebbe pensare dei giovani osservati dall’esterno. Tra virgolette troverete le risposte dei ragazzi alle nostre domande, proprio quelle utilizzate per scrivere questo articolo.

“I Social network molto spesso prendono il sopravvento su molte persone, dandogli una visione distorta della realtà. La tecnologia può essere utile ma non va abusata” Questa risposta racchiude l’opinione della maggior parte degli studenti della classe intervistata e sospettiamo anche quella di molti altri ragazzi di quell’età. I social network e la vita on-line sono ormai entrati nella vita del 90% della popolazione mondiale, una volta qualcuno ha detto: "Siamo sempre più connessi, più informati, più stimolati ma esistenzialmente sempre più soli" e questi ragazzi ne sono coscienti. Hanno capito che i social network ammazzano i rapporti tra persone, uccidono tutte le esperienze, le emozioni. Allo stesso tempo però sono anche consapevoli del fatto che ci sono dentro, che non possono farne a meno, il sistema è troppo grande ed articolato e la forza necessaria per uscirne è al di fuori di ogni concezione.
Dunque si trovano, e ci troviamo, in questo limbo. Sarà capitato a tutti noi di pensare, dopo due ore passate a scorrere tra le notizie di Facebook, ‘Maledizione, ho perso due ore della mia vita per leggere notizie che non mi interessano, riguardanti gente che odio’, alla fine quel tempo è considerato inutile ma allo stesso tempo, in fondo, indispensabile. Proprio per questo continuiamo a farlo, inevitabilmente, come l’eroinomane che non riesce a staccarsi dalla siringa. “Il tempo che passo di fronte ad uno schermo lo considero inutile perché distrae da impegni veri, oltretutto facilita la nascita di relazioni prive di profondità (devo vederla in faccia la persona con cui parlo)” Ed ancora “Passo circa 5/6 ore di fronte ad uno schermo, penso che sarebbe utile se spendessi metà di questo tempo per queste cose. Il resto è tempo sprecato! Ma purtroppo quando non si sa cosa fare…” Non si sa cosa fare… Questo potrebbe essere allo stesso tempo la causa e l’effetto di questo fenomeno.
Non sai cosa fare nel tuo tempo libero, potresti informarti, leggere, suonare, ascoltare musica e molto altro. Costruire qualcosa insomma. Ma richiede una certa spesa in termini di energia. Perché farlo, quando con pochissimo sforzo si può prendere il telefono dalla tasca e scorrere tra mille notizie con il semplice movimento del pollice? In fondo l’uomo è un animale sociale, ha bisogno di comunicare e connettersi con altri della sua specie.

Alla domanda “cosa ti piace fare quando sei con i tuoi amici?” Il 100% degli intervistati ha risposto: parlare, stare insieme. Ora questo bisogno può essere soddisfatto e assecondato in qualsiasi posto e a qualsiasi ora. Questo è il punto, potrebbe essere visto come un lato positivo, ma è inconfutabile il fatto che questo eccesso di connessione ci assorba completamente, non lasciando spazio a nient’altro. Non ho niente da fare, vado su Facebook, continuo a non far niente in fondo, la noia rimane. Il modo giusto per eliminare la noia dunque potrebbe non essere aprire Facebook o Instagram in quei momenti. Starete pensando che sostenere questa tesi in un articolo postato su internet e su Facebook sia in qualche modo simile ai discorsi riguardo l’ambiente: ormai l’inquinamento è alle stelle ma continuiamo ad andare in giro in macchina e a buttare le cicche di sigaretta a terra. E in fondo un po’ lo è.

Descrivi con tre parole i valori, le competenze o le emozioni che ti hanno lasciato questi cinque anni di scuola. Si riportano le tre parole ridondanti, e più gettonate dagli alunni. ANSIA INUTILE SOLIDARIETA’.
I ragazzi pensano che la scuola sia poco legata alla vita ed al lavoro. Questa a loro avviso non trasmette valori se non l’ansia e la preoccupazione. Chiaramente stanno parlando di valori utili a qualcosa che loro ancora non conoscono, si può scommettere riguardo al fatto che moltissimi dei lettori adulti hanno capito l’importanza della scuola solo dopo esserne usciti. In fondo la scuola non è mai piaciuta a nessuno a causa dei compiti in classe. Insomma è giusto che sia così per il momento. Ma potrebbe in qualche modo un percorso di studi nelle scuole superiori essere collegato al proprio sogno ed alle prospettive di vita? Sappiamo tutti che a 13 anni non si è coscienti del mondo che ci circonda, come non lo si è nemmeno a 20, ed a scriverlo è un ventenne. Per i più fortunati magari può esserlo: “Amo l’ingegneria elettronica, e il sogno della mia vita è di trovare un lavoro che mi appaghi, e magari aprire una ditta tutta mia.” Uno su mille, l’abbiamo beccato!
Ma per quanto riguarda il resto? Le risposte sono chiaramente discordanti, com’è giusto che sia ognuno ha il suo sogno, più o meno ambizioso. Ci aspettavamo molte più risposte negative e vuote, e invece ne abbiamo ricevute parecchie positive. “Voglio aprire un centro scommesse!”; “Viaggiare il più possibile, con la ragazza che amo” ; “Diventare un professionista nello sport”.

I dubbi sono molti, le difficoltà forse ancora di più. E’ innegabile ed è inutile illudersi a tal riguardo. Ma è ancora più inutile stroncare i sogni sul nascere, non parlarne e non esternarli. Sicuramente qualcuno l’avrà detto in passato, ma un sogno dovrebbe essere come un seme, va annaffiato, cullato, curato. Fino a che inizierà a crescere la piantina, e allora avrà bisogno di ancora più cura. E’ immorale, e inconcepibile stroncare un sogno sul nascere pensando prima di iniziare che sia troppo difficile. I particolari e le difficoltà pratiche arriveranno ad un certo punto, sicuramente, ma non saranno un problema. Saranno più un test, uno dei tanti. Quindi ragazzi questo è rivolto a tutti voi, se avete dei sogni parlatene, credeteci, lasciate crescere l’entusiasmo. Non tenete niente dentro, avete le capacità per farlo. Le possibilità si creano e sono solamente un piccolo apostrofo. Volere è potere, anche uno di voi l’ha scritto nel test, citando Dino Ferrari che ai suoi tempi disse: “Se puoi sognarlo, puoi farlo” e detto da uno dei più grandi imprenditori della storia non italiana, ma mondiale, fa un certo effetto.

Questo invece è rivolto a tutto il resto dei lettori, quelli che non vanno più a scuola e stanno vivendo una vita nel lavoro, o nello studio. Questo articolo nelle scuole è solamente uno spaccato della nostra società, non siete esterni a tutto ciò, ci siamo tutti dentro fino al collo. Dunque è giusto riflettere un po’ sul tema Social, a quanto ci assorbono, ai nostri sogni, o pensieri, ed a quanto dargli peso. L’intervista ai ragazzi non è un modo per puntare il dito contro una generazione. Si vedono tutti i giorni capifamiglia alle prese con emoticons di cani che sorridono e like alle ventenni scosciate. Cerchiamo di non diventare così, cerchiamo di crescere nella testa più che nel fisico e di prestare attenzione alle cose importanti della vita, come i sogni.
Grazie per la lettura.


di Alessandro Fortuna

redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 17-04-2017 alle 13:42 sul giornale del 18 aprile 2017 - 1828 letture

In questo articolo si parla di attualità, fermo, vivere fermo, notizie, articolo, alessandro fortuna

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aIw4





logoEV
logoEV