Controsogno: lo sguardo dei giovani sul futuro, il liceo classico "ANNIBAL CARO" di Fermo

10' di lettura 12/04/2017 - Un'indagine a tappe sulle aspettative e le idee che hanno i diplomandi di alcuni istituti del Fermano, sul loro futuro e non solo. Si parte con quelli del Liceo Classico "Annibal Caro" di Fermo.

Il vocabolario dice che “sognare” significa tante cose: da “immaginare che qualcosa possa accadere” passando per “illudersi che qualcosa possa verificarsi; avere qualcosa solo in sogno, non poterci contare né sperare” fino a “Prefigurare nella mente qualcosa che si desidera ardentemente”.
È da quest’ultima affermazione che noi di VivereFermo ci siamo posti un obiettivo: chiedere ai diplomandi delle scuole superiori del fermano quanto, in una società come la nostra, siano ancora capaci di capire la differenza fra sogno e realtà, quanto si rendano conto davvero di quello che li aspetta fuori da quei 5 anni di scuole superiori che sono come una specie di incubatore in cui rifugiarsi in attesa del mondo dell’università prima e del lavoro poi.

La nostra indagine era semplicissima: 16 domande sul mondo e il modo in cui vivono tecnologia e social; sul mondo che si aspettano ma soprattutto su cosa sia per loro la felicità: Realizzare un sogno oppure mantenere relazioni vere, amare, sentirsi al sicuro?.

La nostra prima tappa è stato il Liceo Classico statale "Annibal Caro" , uno tra i più antichi licei d’ Italia.
La sede, al civico 2 di via Leopardi è un ex convento che dopo la seconda guerra mondiale fu destinato a liceo. Le origini sono da ricercare nel periodo napoleonico, quando, su volere dello stesso imperatore, nel 1808 vennero istituiti tre licei in Italia. Dopo diverse traversie il liceo fu effettivamente ricostruito nel 1826. Diverse sono le menzioni in testi ottocenteschi, ad esempio dopo l'Unità d'Italia quando Fermo diventò un centro di riferimento per gli studi di ambito non solo locale. La Gazzetta ufficiale del 1899 quando il ginnasio comunale viene unito al liceo e prende nome Liceo-ginnasio Annibal Caro. Ad oggi è un liceo che ha incluso in sé sia il liceo delle Scienze Umane ma anche quello Economico-sociale. Uno dei momenti più importanti della scuola è il concerto di Primavera al quale partecipano i ragazzi iscritti ai corsi pomeridiani di coro e ballo, possibili per la passione di alcuni insegnanti. Il concerto si svolge, grazie alla disponibilità del comune di Fermo, nel teatro comunale dell'Aquila e, di anno in anno, ha sempre più rappresentato un avvenimento importante sia per la scuola che per la città.

Ci siamo trovati di fronte 50 tra ragazzi e ragazze che ci sembravano lontani anni luce dalle nostre età e dalle nostre consapevolezze adulte. Avevamo tante aspettative, per lo più negative, non pensavamo ci fosse ancora spazio oggi per la profondità delle relazioni, delle persone, invece alla nostra domanda “qual è la cosa che preferisci fare quando esci con i tuoi amici?” tutti hanno risposto la stessa cosa: escono per rilassarsi, passeggiare,lasciarsi andare, ridere ma soprattutto parlare con i proprio amici.
Escono perché con gli altri coltivano le loro passioni, vanno al cinema, fanno shopping, mangiano una pizza. Gli amici sono il rifugio e la via d’uscita.
È a quel punto che allora abbiamo chiesto quanto la tecnologia e i social siano utili o meno ed anche qui la sorpresa: tutti , tranne due o tre, hanno affermato che il cambiamento tecnologico e digitale è stato un bene ed è utile MA anche no: “bisogna usarli con la testa” , “stanno diventando pericolosi”, “stanno rovinando la società”.
Insomma la tecnologia e i social sono una cosa buona ma non giusta, una presenza troppo ossessiva di cui non si riesce a fare a meno, di cui non si vedono i limiti ma tutti più o meno concordano con il fatto che: “senza cellulare si capirebbero troppe più cose”.

Questo atteggiamento si ripete alla domanda successiva, alla quale, anche in questo caso la maggioranza risponde di passare molto, troppo tempo davanti ad uno schermo: “non poco e lo considero una perdita di tempo” addirittura: “ci passo tanto tempo e lo considero utile perché così non mi sento sola”.
Questi ragazzi vogliono uscire con gli amici ma allo stesso tempo, sentirsi meno soli attraverso uno schermo: “non lo so misurare in tempo, ma comunque è troppo”, “spesso (…) ma preferisco uscire e vederla di persona perché è molto importante guardarsi negli occhi”.
Lo schermo viene considerato “l’unico mezzo di comunicazione” e pur essendo convinti di quanto il loro utilizzo sia uno spreco di tempo (a meno che non sia per ricerche e simili) continuano a farne un abuso.

A questo punto la storia si fa interessante: quanto è apparenza e quanto è utile esternare la propria personalità sui social? Per tutti è apparenza, per tutti è inutile, o meglio: “non è utile, è piacevole e basta” o anche non si esterna mai la propria reale personalità perché: “si tende a sopprimere i difetti e le particolarità caratteriali che si vogliono nascondere, per conoscere davvero una persona è necessario frequentarla. Menzione particolare per la risposta: “è utile come fare una passeggiata con l’abito nuovo: serve solo a nutrire il proprio ego” (ma la persona che ha scritto questa risposta ci ha deliziati con uno spirito critico e brillante che non speravamo di individuare ndr).

Sui valori le competenze o le emozioni che gli anni di scuola hanno trasmesso a queste persone c’è in generale un senso di positività che non abbiamo trovato in altre scuole. La scuola ha insegnato loro ad essere responsabili, ad impegnarsi, ad intrecciare amicizie vere ma anche tanta ansia. Trattandosi di un liceo, la maggior parte delle persone ha risposto che ha intenzione di frequentare l’università, alcuni con idee chiare, altri con meno certezze.

Alla domanda se hanno o meno un sogno alcuni hanno risposto che i sogni non si dicono e a noi piace pensare che questi ragazzi siano quelli che ci credono più fermamente. Le risposte degli altri sono state tra le più svariate: hanno dei sogni, ma sono dei sogni che non ci aspettavamo. La maggioranza vuole una famiglia, vuole restare vicino a casa, vuole amare la donna o l’uomo della propria vita, le ragazze vogliono figli. Personalemte non avrei mai creduto, nel 2017 di leggere: “essere felice sempre!”, “trovare la persona adatta per vivere la mia vita, avere una famiglia e trovare il lavoro che davvero vorrei avere”, “spero di vivere felice (…) con una famiglia, un lavoro stabile”, “ho il sogno di un Paese migliore che dia agli italiani il merito di quello che fanno”.
Risposte a volte utopistiche a volte estremamente realiste: “trovare un lavoro che mi piace, avere una vita soddisfacente, senza troppe pretese e con le proprie difficoltà”, “viaggiare, vedere il mondo”.

Sogni che non esitiamo a definire “tradizionali”, sono più o meno gli stessi con cui tutti noi siamo cresciuti, il fatto è che alla domanda successiva: “quanto credi in quello che desideri per il tuo futuro?” le speranze di farcela sono state molto basse, per tutti. Il fatto è che avremmo voluto che ci fosse stato più coraggio in queste risposte, avremmo voluto che questi ragazzi capissero che: “credo, in maniera proporzionale a quanto faccio”.

I sogni non sempre sono utopie, molto spesso significano semplicemente impegno e fatica. È anche vero che in questi anni, impegno e fatica non significano successo in questo “mondo di potenze sempre più deboli”, ma non per questo bisogna smettere di credere dal principio. D’altronde il sogno ricorrente è “semplicmente” essere felice.

La domanda più difficile e forse quella su cui le nostre aspettative si erano maggiormente concentrate: “Qual è, secondo te, la differenza fra un sogno ambizioso e una vita normale? È possibile far coincidere le due cose?”. Era un quesito ma anche un po’ un trabocchetto perché avere una vita normale non significa essere mediocri e invece contrariamente a quanto affermato prima, quasi il 50% degli intervistati ha affermato che le cose sono inconciliabili perché un sogno ambizioso non è la vita mediocre di chi ha una famiglia ed è –solo- felice: “il sogno è sempre maggiore, maggiore a qualsiasi vita si ha e si avrà”.
È vero che un’ambizione comporta sacrificare parte della propria vita, ma l’altro 50% invece è rimasto coerente ed ha capito il trabochetto: “spesso il sogno ambizioso di una persona si basa su un cambiamento che renderà comunque normale la propria vita”, “una vita senza ambizioni non è normale. Per me le due cose coincidono e non ci sono differenze”.

La domanda successiva presupponeva di far immaginare ai ragazzi come sarebbero stati fra 20 anni e di nuovo torna qui il desiderio di essere “normalizzati” con famiglia, figli, lavoro. Cosa che non ci saremmo mai e poi mai aspettati. Pochissimi intervistati erano davvero sfiduciati nei confronti del vedersi realizzati, tutti hanno usato le parole: “felice”- “sposato/a con figli”. Molti si immaginano ancora qui nel Fermano, magari con gli amici di sempre e l’amore del momento, vicino alla propria famiglia di origine.

Leggendo queste parole, noi giovani adulti un po’ disillusi, ci sentiamo l’amaro in bocca sapendo bene quanto sia impossibile riuscire a realizzare una cosa così semplice e tradizionale come la famiglia, è anche vero che c’è un unico intervistato che rimane realista e ironico: “non ne ho idea perché penso sia stupido programmarsi la vita, magari se il quesito fosse stato tra tre anni avrei potuto dire all’università. Ma venti sono tanti, magari muoio domani”.

L’ultima domanda ci ha svelato una consapevolezza diversa, abbiamo chiesto quale sia, DAVVERO, il problema della nostra generazione: al primo posto il problema rimane la tecnologia. Poi i Social e l’immagine che siamo inconsciamente costretti a dare di noi, la perdita di ogni valore, la vita che improvvisametne diventa facile ma fatta del nulla che i social stessi hanno portato con sé. Il problema è quello della mancanza di formazione, di educazione al rispetto a favore di un mondo privo di curiosità, pigro e passatista, monco della profondità umana e delle istituzioni: quali poi?. Il problema è che non c’è più cultura o ce n’è molta poca, la grande cultura che insegnava l’abisso dell’essere uomo in un mondo di Altri in cui imbattersi.
Tutto questo porta ad uno scoraggiamento generale, porta la paura e all’ignoranza, ma voglio citare come vera questa risposta che è anche una domanda: “la concezione della nostra generazione è frutto di stupidaggini e di incoerenza da parte di persone che hanno il potere di intralciare la nostra istruzione o le nostre prospettive lavorative per guadagno personale, facendoci sentire in colpa per cose non nostre o per i comportamenti sbagliati dei nostri genitori. Ma se una madre e un padre decidono di lasciare un figlio davanti alla TV invece di prendersene cura, è sensato dare la colpa al figlio o all’esistenza stessa della tv?”.








Questo è un articolo pubblicato il 12-04-2017 alle 11:45 sul giornale del 13 aprile 2017 - 1759 letture

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