Fermo: Come stimolare la motivazione nei giovani negli anni della scuola

4' di lettura 29/03/2017 - La motivazione è certamente educabile, ma la sua presenza necessita di determinate condizioni. La natura non spegne questo enorme desiderio e capacità di apprendimento quando i bambini iniziano la scuola, siamo noi a spegnerlo. Gli apprendimenti avvengono quando c’ è un marcatore emotivo.

Fermo: Un problema piuttosto dibattuto attualmente, è quello che riguarda come stimolare la motivazione nei giovani negli anni della scuola. Mi capita spesso, non solo in riferimento all’ambito scolastico ma anche a quello sportivo di sentire insegnanti-istruttori e genitori interrogarsi su come poter sviluppare o aumentare la motivazione nei ragazzi nello svolgimento di un compito.
La motivazione è certamente educabile, ma la sua presenza necessita di determinate condizioni. La motivazione è un processo che parte da una spinta interna, un moto appunto, originato da un bisogno che conduce alla sua soddisfazione. È un fattore comportamentale naturale che orienta l’organismo verso il raggiungimento di una meta. Ma la motivazione è anche un insieme di convinzioni e valori consci, influenzati da recenti esperienze in situazioni in cui era richiesto un risultato e da variabili presenti in contesti immediati.
Da questo punto di vista, un individuo, può avere la forte motivazione in geografia, ma non in algebra, a causa di recenti esperienze avute durante lo studio di quella materia. Questa seconda prospettiva, implica il fatto che gli insegnanti hanno importanti opportunità e responsabilità per ottenere dagli studenti il massimo della motivazione possibile.
I bambini vengono al mondo curiosi di imparare e geneticamente programmati per farlo grazie alle loro straordinarie capacità e plasticità del sistema nervoso. Nel giro dei primi quattro anni di vita, assorbono e apprendono una mole incredibile di informazioni e abilità: imparano a correre, saltare, arrampicarsi, imparano la lingua della propria cultura e grazie ad essa ad esprimere le proprie volontà, a discutere, fare domande, fare amicizia. Acquisiscono un cumulo sbalorditivo di informazioni sul mondo fisico e sociale che li circonda.
Questo processo è possibile grazie ad un corredo di doti presenti fin dalla nascita: istinto, pulsioni, giocosità e curiosità. La natura non spegne questo enorme desiderio e capacità di apprendimento quando i bambini iniziano la scuola, siamo noi a spegnerlo, con il nostro sistema scolastico, con il nostro iper controllo, in generale con il nostro tipo di società.
La prima cosa che imparano è che imparare è un lavoro da evitare. Vi sono due modi di intendere l’azione dell’insegnare: il primo che può essere sintetizzato nel concetto di trasmissione e il secondo in quello di costruzione.
È semplice capire cosa si intende per trasmissione del sapere, in quanto è la modalità più esercitata nella nostra scuola ed in modo particolare nella scuola media di primo e secondo grado.
Essa si basa su di un presupposto erroneo e cioè che l’alunno, se non ha dei deficit mentali, è in grado di apprendere ciò che gli viene trasmesso. Il non apprendimento dipende unicamente da cattiva volontà e da scarso impegno.
Ma gli studi e le ricerche recenti hanno dimostrato che l’apprendimento è un processo complesso, in cui bambino e genitore-insegnante sono entrambi coinvolti in un rapporto dinamico, attivo, che mette in gioco non solo aspetti contenutistici, ma anche relazionali ed affettivi.
Gli apprendimenti avvengono quando c’ è un marcatore emotivo. Quando nella didattica sono presenti anche le emozioni insieme al contenuto, non solo l’informazione viene interiorizzata, ma anche la componente motivazionale ne risulta fortificata.
Credo siano la nostra società, le nostre ansie, il nostro ipercontrollo, a privare i bambini di creatività e motivazione. Basti pensare che non sono neanche più liberi di annoiarsi o di avere l’opportunità di inventare da soli i propri giochi anche alle feste di compleanno: oggi si ricorre spesso all’utilizzo di intrattenitori che animano le feste, giocano con gli amichetti del festeggiato e gli organizzano i giochi.
Ma questo non sarebbe necessario perché i bambini sono capaci di inventare e di divertirsi in autonomia se lasciati liberi di farlo. Domanda difficile e complessa a cui rispondere quella su come aumentare la motivazione nei ragazzi. Le cause di questo fenomeno sono plurime, sociali, culturali e chi più ne ha più ne metta. Potremmo iniziare dal farli giocare in maniera creativa all’aria aperta, diminuendo o togliendo almeno fino alle scuole elementari tablet e telefonini.
Farli praticare uno sport e stare in gruppo. Metterli ogni tanto nella condizione di responsabilizzarsi e risolvere da soli piccoli problemi: fare da soli i compiti e la borsa. In ultima analisi gli insegnanti che lavorano con amore e con passione hanno sempre o quasi sempre studenti motivati. Le agenzie educative hanno una grande missione da compiere e grandi potenzialità per ridimensionare tale fenomeno.


da dott.ssa Alessandra Mosca
psicologa
 

 





Questo è un articolo pubblicato il 29-03-2017 alle 18:16 sul giornale del 30 marzo 2017 - 2855 letture

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