Campofilone: Rio Canale, la Cassazione dà ragione al consorzio di bonifica.

SP 238 Valdaso 2' di lettura 14/02/2017 - Poichè si presume un aumento di valore del terreno situato nel comprensorio di bonifica, la Cassazione ha deciso di dare ragione al Consorzio di Bonifica: il beneficio di irrigazione deve essere pagato anche da chi non usufruisce direttamente del servizio irriguo fornito dal Consorzio stesso.

Sedici proprietari di immobili situati nella Valle dell’Aso chiedevano di non pagare i contributi per l’esercizio e la manutenzione dell’impianto pluvirriguo del comprensorio Rio Canale, avevano inoltre chiesto che il Consorzio restituisse i tributi già riscossi perché ritenevano di non essere tenuti al loro pagamento avendo manifestato al Consorzio l’intenzione di non usufruire dell’impianto di irrigazione perché privo di utilità nei loro confronti, e di un vantaggio diretto e specifico per i loro fondi, e non avendo il Consorzio esercitato il potere impositivo tenendo conto dell’estensione e delle caratteristiche dei singoli terreni che differenziavano la situazione dei diversi proprietari.
La Suprema Corte però ha negato la pretesa dei proprietari: la Corte d’Appello d’Ancona, su istanza del Consorzio, ha rigettato le richieste dei proprietari con sentenza dell’11 aprile 2009. La Corte infatti, ha ritenuto esistente il presupposto del vantaggio specifico e diretto derivante ai proprietari dei terreni, in quanto questi beneficiavano di un oggettivo aumento di valore, non essendo rilevante che avessero manifestato l’intenzione di non usufruire dell’impianto di irrigazione costruito dal Consorzio.
Contro questa sentenza i proprietari avevano richiesto addirittura ricorso in Cassazione. Quest’ultima però ha respinto il ricorso.
“E’ giurisprudenza costante di questa Corte – si legge nella sentenza della Cassazione – che con l’inclusione del fondo nel perimetro di contribuenza [...] il proprietario acquista la qualità di consorziato e, quindi, di soggetto passivo del tributo. Il Consorzio è esonerato dall’onere di provare il beneficio, che si presume apportato al fondo in via diretta e specifica o anche solo potenziale e che deve tradursi in una qualità, e quindi in un incremento di valore di esso”. “E’ una sentenza storica – conclude l’avvocato Claudio Netti, presidente del Consorzio – che speriamo ponga fine alle incertezze manifestate dai proprietari in questi anni. Noi abbiamo segnato una svolta nella gestione del Consorzio di Bonifica. Lo abbiamo reso un ente operativo che si sta prendendo cura concretamente del territorio. E penso che sia giusto che ognuno dia il proprio contributo”






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-02-2017 alle 09:39 sul giornale del 15 febbraio 2017 - 810 letture

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