Fermo: I 50 anni di utopia concreta della Comunità di Capodarco

11' di lettura 07/11/2016 - L’11 e il 12 novembre, tra gli ospiti, Rosy Bindi, Goffredo Fofi, Enrico Mentana, Giambattista Sgritta, Livia Turco, Giovanni Anversa e Andrea Pellizzari. E un docu-film per raccontare la storia

Nel Natale del 1966, don Franco Monterubbianesi e 13 ragazzi, tra cui molti disabili, andarono ad abitare una villa abbandonata a Capodarco. I principi a cui si ispirarono furono tre: rispetto della persona, vivere insieme in comunità, essere attenti a quanto il territorio richiedeva. Da quella esperienza sono nate nuove comunità, che hanno fornito risposte a disabili fisici e psichici, madri con minori, famiglie sole, stranieri, ragazzi tossicodipendenti: ad oggi sono 14 in 8 regioni italiane, oltre a Ecuador, Albania, Camerun. L’11 e 12 novembre la Comunità di Capodarco di Fermo ricorda quella data e i 50 anni dalla fondazione con una serie di incontri e appuntamenti.

Venerdì 11 novembre (a partire dalle ore 15) giornata dedicata all’incontro e agli interventi delle diverse realtà nazionali, che dialogheranno sul tema “La parole chiave di Capodarco”, sollecitate da Andrea Pellizzari, direttore artistico del premio L’anello debole. Alle 16,30 interverrà la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi sul tema “Dagli inizi della riforma socio-sanitaria ad oggi”. A seguire don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità, il fondatore don Franco Monterubbianesi, Marisa Galli, tra le fondatrici di Capodarco, e don Angelo Fanucci, presidente della Comunità di Capodarco dell’Umbria, dialogheranno sui valori e le idealità della fondazione e le aspettative future, in contesto sociale profondamente mutato.

Momenti centrali di questa prima giornata, la proiezione del docu-film “Un’utopia che si fa storia. La Comunità di Capodarco” (75’), realizzato dalla regista Maria Amata Calò con Roberto Fittipaldi, e la presentazione, accanto a pubblicazioni storiche della Comunità, del nuovo libro di don Albanesi “I quattro gradi dell’amore del prossimo” (Ancora Edizioni, 2016). Dopo cena lo spettacolo teatrale con la Compagnia “Butterfly” della Comunità Capodarco di Roma.

La mattinata di sabato 12 novembre si apre (ore 9.30) con il dialogo tra Goffredo Fofi, scrittore e direttore della rivista "Lo Straniero", e il sociologo Giambattista Sgritta su “Capodarco e la società italiana”. A seguire l’incontro con il direttore del TG LA7 Enrico Mentana, su politica e comunicazione: un dibattito che vuole riflettere su quanto la Comunità in questi anni abbia ispirato un “nuovo” pensiero e le politiche sociali e indicato un modello di comunicazione diverso del disagio e delle categorie sociali. Interverrà l’on. Livia Turco, ministra della Solidarietà sociale dal 1996 al 2001 e ministra della Salute nel secondo governo Prodi (2006-2008). Nel pomeriggio, stimolati dal giornalista e conduttore televisivo Giovanni Anversa, gli interventi delle autorità e dei rappresentanti locali del mondo economico, sociale, sanitario, ecclesiastico, in un confronto che ripercorre la storia della Comunità.

Vai al programma completo.

I 50 anni della Comunità di Capodarco: la storia e i numeri

Un inizio spontaneo, tra “comune” e “comunità”.

La Comunità di Capodarco nasce nel Natale del 1966. La radice della nascita è da collocare nel mondo del cattolicesimo sociale. Nei viaggi a Lourdes e Loreto – unica occasione perché i disabili possano uscire dagli Istituti dove sono isolati – un sacerdote, don Franco Monterubbianesi, intuisce che qualcosa può cambiare nella vita di molti ragazzi e ragazze che, con la scusa d’improbabili terapie riabilitative, di fatto, sono bloccati negli “istituti”, ambienti chiusi e inutili: sottoposti a rigide regole istituzionali, separati tra maschi e femmine, non hanno futuro.

L’inizio è spontaneo, precario, utopico. Ben presto i tredici disabili che abitano con don Franco la villa abbandonata nelle Marche (Capodarco – Comune di Fermo) diventano oltre cento. Provengono da varie regioni d’Italia: Campania, Friuli, Puglia, Sardegna, Umbria. Un secondo gruppo numeroso di giovani (italiani e stranieri) partecipa all’esperienza che oscilla tra una “comune” e una “comunità”: sono i ragazze e le ragazze del ’68 “minore”. Se molti dei giovani contestatori si erano dedicati alla lotta politica, molti altri si erano diretti verso il sociale; altri ancora si dedicheranno al mondo della cultura e della comunicazione. Il clima è pieno di fermento e coltiva un orizzonte di ampio respiro: in parole esplicite (anche se oggi appaiono “puerili”): occorre cambiare la società.

Nell’esperienza limitata di una comunità nata nella periferia del mondo, si celebrano i primi matrimoni tra persone disabili cui seguiranno figli nati in comunità, l’approccio al lavoro (sorgeranno cooperative di lavoro), alla cultura (molti disabili riprendono gli studi fino all’Università). La comunità vive e cresce insieme: sono tutti un po’ fondatori perché sono impegnati nel realizzare il sogno che avevano voluto.

Accogliere, condividere, progettare futuro: i valori.

Il principio base della Comunità è accogliere. Significa occuparsi della persona con tutta la sua storia. Questo moto dell’anima vale per chi si conosce e si stima, ma anche per ogni creatura vivente. E’ necessario un altissimo concetto di persona, capace di fugare paure, pregiudizi, egoismi. Le radici dei motivi dell’accogliere (siano esse politiche o emotive) non sono moltissime: amore, amicizia, compassione, volontà di supere il male e il dolore, ma anche la visione di una società giusta, benevola, coerente, ugualitaria. Nella comunità queste radici non sono soggette a selezione: ognuno esprime il senso dell’accoglienza, facendo appello alla propria storia e alle proprie convinzioni, con l’impegno del rispetto reciproco e della convivenza possibile. Il secondo moto dell’anima è condividere. Condividere significa entrare nella vita dell’altro e farsi condizionare la propria. Il passaggio è delicato. La condivisione comunitaria è semplicemente vivere la vita insieme con comuni ideali: nella stessa casa, con lo stesso cibo, rispettando gli orari essenziali della giornata. In alcuni momenti tale convivenza è oggettivamente difficile; ha il risvolto positivo di sentirsi protetti dal gruppo e sicuri per ogni circostanza. Un terzo moto dell’anima per l’amore del prossimo è progettare futuro. Questa dinamica indica che l’interessamento dell’amore guarda lontano. Cerca soluzioni e prospettive. Inventa percorsi; procura risorse. Anche nelle situazioni più difficili c’è sempre uno spiraglio che fa guardare lontano. Probabilmente non darà soluzioni definitive, ma mette in moto doni e occasioni che altrimenti rimarrebbero nascosti.

Fare comunità significa…

Comprensione. “Prendere l’altro con-me per quello che egli è”. E’ difficile immedesimarsi nell’altro per capire che cosa desidera, come vuole essere ascoltato, di che cosa ha bisogno. E’ anche la condizione previa per entrare in relazione.

Sollecitudine. In parole comprensibili indica la cura affettuosa e operosa dell’altro; caricarsi la storia dell’altro e impegnarsi per lui.

Benevolenza. Favorisce la fiducia e l’affabilità perché nelle parole e nei gesti s’intravvedono le condizioni di essere accolti senza paura.

Cortesia. Non un formalismo di buona condotta, ma disposizione dell’anima.

Mitezza. Virtù molto rara: atteggiamento dialogante, disponibile, mai impositivo.

Gratuità. Generosità, donazione, fiducia nel bene di là dei risultati. In un mondo dove tutto sta diventando merce; persino le relazioni.

Gratitudine. E’ la risposta alla gratuità e alla benevolenza. Non riguarda solo chi deve ricevere il grazie, ma anche chi deve esprimerlo.

Perdono. E’ una grande capacità che confida nella comprensione degli errori; sorge dalla certezza che l’altro può cambiare.

Testimonianza. E’ importante dare esempio concreto dei valori in cui si crede.

Nuove comunità nascono in Italia.

Dopo il periodo epico degli inizi della Comunità, verso il 1972 si fa sempre più forte il desiderio di ritornare alle “proprie terre”. Un processo che nel tempo si allunga fino alle soglie degli anni ’90. Le Comunità di Sestu e di Udine saranno le prime a diventare autonome. Seguirà la nascita della Comunità di Roma, di Bergamo, di Lamezia e man mano tutte le altre. Nel 1984, con la riforma dello Statuto della Comunità, si cristallizza la situazione. Esiste un Ente Morale, denominato “Comunità di Capodarco” cui aderiscono le singole Comunità che conservano una propria autonomia amministrativa e gestionale. Ha lo scopo di mantenere unite le comunità, permettendo l’evolversi dei singoli gruppi, conservandone i principi ispiratori. Nel tempo alcune si distaccheranno dall’adesione a Capodarco, altre scompariranno, altre aderiranno. Oggi le comunità sono 14 in 8 regioni e 3 all’estero.

I servizi, dallo spontaneismo all’accreditamento.

Le Comunità locali di Capodarco nel tempo sono “costrette” a misurarsi con il proprio territorio. L’ambito delle azioni comunitarie si mantiene all’interno di due grandi capitoli: la disabilità (sia fisica che mentale); il mondo dei minori, ivi comprese le famiglie composte da figli minori con le proprie madri. Alcune comunità si misurano con i problemi della dipendenza patologica, della malattia psichiatrica, degli immigrati. Le forme d’intervento vanno dalla riabilitazione ai centri diurni, dalle comunità residenziali ai cosiddetti “dopo di noi”. Nuovi orizzonti si disegnano nel futuro delle comunità. Da una parte garantire progetti di vita autonoma con inserimenti abitativi e lavorativi; dall’altra garantire una risposta appropriata ai bisogni “estremi” delle malattie invalidanti progressive o di disabilità gravi e gravissime. L’esigenza di specialità si fa sempre più forte ed esigente: le istituzioni pubbliche tendono a delegare le forme che esigono molta attenzione e dedizione. Non sempre il rapporto è leale e coeso; non mancano situazioni di conflittualità di competenze, aggravate da risorse sempre più esigue.

Il futuro, un dovere.

Pensare futuro è un dovere, oltre che una necessità. I fronti che si prospettano sono molteplici.

Occorre impedire prima di tutto la medicalizzazione dell’assistenza. Il prevalere degli standard ospedalieri è una iattura, oltre che uno spreco di risorse e di energie. E’ importante invece raffinare le conoscenze, le terapie, le scienze umane che permettono di comprendere meglio la persona, di raffinare i programmi personalizzati, di scoprire tecniche e capacità che hanno al centro dell’attenzione la storia di chi è affidato. Ogni persona ha diritto a mantenere, fino all’ultimo istante della sua vita, una dignità che offra rispetto anche quando i parametri della cosiddetta “normalità” sono saltati. Chi soffre di una malattia progressiva invalidante non può essere trattato come “un corpo” da assistere senza più sogni, speranze, futuro. In conclusione, la Comunità di Capodarco deve continuare la sua storia. Da certi punti di vista la sfida, oggi quanto ieri, è diventata ardua: coniugare i suoi principi ispiratori con un assetto assistenziale raffinato e complesso. Rimane intatto l’obiettivo di accogliere e accompagnare le persone verso la vita felice.

COMUNITÀ DI CAPODARCO IN ITALIA E NEL MONDO

VENETO

COMUNITÀ DI CAPODARCO - CAVASO DEL TOMBA (TV)

COMUNITÀ DI COSTO - ARZIGNANO (VI)

UMBRIA

COMUNITÀ DI CAPODARCO - PERUGIA

COMUNITÀ DI CAPODARCO - GUBBIO (PG)

MARCHE

COMUNITÀ DI CAPODARCO “LA BUONA NOVELLA” - FABRIANO (AN)

COMUNITÀ DI CAPODARCO - FERMO

LAZIO

COMUNITÀ DI CAPODARCO - ROMA

ASSOCIAZIONE L’AQUILONE ONLUS - FORMIA (LT)

CAMPANIA

COMUNITÀ DI CAPODARCO - TEVEROLA (CE)

PUGLIA

COMUNITÀ DI CAPODARCO P. GIGI MOVIA - NARDÒ (LE)

CALABRIA

ASSOCIAZIONE COMUNITÀ PROGETTO SUD - LAMEZIA TERME (CZ)

SICILIA

ASSOCIAZIONE CAMPUS CONCETTINA - LINGUAGLOSSA (CT)

ASSOCIAZIONE IL FAVO - CALTAGIRONE (CT)

COMUNITÀ PROGETTO SICILIA - PALERMO

AFRICA

CASA DI ACCOGLIENZA SAN FRANCESCO D'ASSISI - CAMERUN

ALBANIA

CENTRO SOCIO-EDUCATIVO PRIMAVERA - TIRANA

ECUADOR

COMUNITA’ DI CAPODARCO - PENIPE

Numero accolti:1.226

Addetti: 626

Volontari: 430

Prestazioni riabilitative: oltre 30.000
Utenti in riabilitazione: 1.100

(Dati 2015)






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-11-2016 alle 11:49 sul giornale del 08 novembre 2016 - 2108 letture

In questo articolo si parla di attualità, fermo, Comunità di Capodarco

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aDbL





logoEV
logoEV