Sgominata la banda del bancomat: avevano la base a Porto Sant'Elpidio

4' di lettura 29/09/2016 - Si è conclusa la carriera criminale della banda dei bancomat. A porvi fine i carabinieri di Osimo dopo lunghe indagini. Sono finiti in stato di fermo l’intero commando pluripregiudicati pugliesi : C.I. , 41 anni, O.B. 27anni, M.S. 25 anni, V.S. 38 anni , tutti provenienti dalla provincia di Brindisi.

La banda sarebbe responsabile di almeno 20 colpi nell’ultimo anno e mezzo tra Puglia, Marche ed Emilia Romagna. Le indagini sono partite dopo il furto del bancomat Unicredit del 2 gennaio scorso a Polverigi e di quello di Padiglione del successivo 9 aprile in danno della Banca Popolare di Ancona.

Il lavoro è stato condotto in collaborazione con Procura di Ancona e con i colleghi dorici e maceratesi. La svolta nell’ operazione ‘Cashpoint’ lo scorso 24 settembre dopo l’individuazione da parte dei militari dell’appartamento e garage a Porto Sant’Elpidio , utilizzati dalla banda come covo e garage per il nascondiglio dell’Audi AUDI RS6 nera con la quale si garantivano la fuga.

In quella data la banda era giunta nelle Marche con l’intento di compiere una serie di furti ai bancomat. Durante notte sono stati due i colpi messi a segno: uno alla Carifermo di Villa Musone, l’altro alla MPS di Monteurano prima del ritorno al covo dell’Audi nera. Immediato l’intervento dei carabinieri e l’arresto dei banditi.

La successiva perquisizione ha consentito di rinvenire varie bombole con ossigeno e acetilene, attrezzature da scasso, mefisti, guanti, giubbetto antiproiettile, fotocopie di documenti di terze persone per nascondere le loro generalità, chiodi a tre punte per ostacolare l’inseguimento delle forze dell’ordine. nonché, in un garage ubicato in una zona tranquilla di Porto Sant’Elpidio.

L’AUDI RS6 era dotata delle blindature tipiche dei contrabbandieri pugliesi , qauli pannelli con lastre di acciaio posti dietro agli schienali dei sedili e la parte posteriore. La vettura aveva inoltre le targhe e telaio contraffatti ma non tali da nasconderne la provenienza, i militari osimani hanno infatti accertato che si tratta di un’auto rubata a Porto San Giorgio il 28 giugno 2015.

Nel modus operandi dei banditi prevedeva la preparazione a tavolino nei minimi particolari dei colpi, gli obiettivi, le vie di fuga, le caratteristiche culturali e morfologiche del territorio, il tutto poi supportato da specifici sopralluoghi e da una base operativa che veniva utilizzata come covo” quasi sempre risultata un’abitazione affittata in nero nel comune di Porto Sant’Elpidio.

L’obbiettivo veniva attaccato con la tecnica dello sradicamento: in questo caso il commando era composto da più di 4-6 soggetti che si occupavano, con compiti ben assegnati, di rubare un veicolo industriale tipo escavatore che serviva per sventrare la banca (così come successo ad Osimo) e di conseguenza asportare materialmente il bancomat; rubare un autocarro utilizzato per il trasporto dell’ATM; rubare altresì’ delle auto vicino all’obiettivo da utilizzare come ostacolo per sbarrare la strada ai carabinieri che intervenivano (così come accaduto a Polverigi).

Un’ulteriore tecnica era quella dello scoppio a mezzo deflagrazione di una miscela di ossigeno e gas acetilene iniettata nello sportello erogatore delle banconote, utilizzando come innesco una scia di benzina e poi asportare le cassette con il denaro; in questo caso bastavano quattro soggetti del commando. In entrambi i casi il commando si assicurava la fuga anche attraverso i chiodi a tre punte, poi rinvenuti nell’Audi, che venivano lanciati sulla strada per bloccare ogni tipo di inseguimento dei carabinieri.

I quattro pluripregiudicati fermati e arrestati lo scorso 25 settembre, dopo le disposizioni della Procura di Fermo hanno l’obbligo di dimora presso i comuni propria di residenza con firma presso i rispetti Comandi Arma Carabinieri, poiché ritenuti responsabili in concorso di tentato furto pluriaggravato su bancomat a mezzo materiale esplodente e sono a disposizione della magistratura.

Le indagini della Procura di Ancona, sono ancora tutt’ora in corso e sono volte ad attribuire al commando la paternità di tutti i furti commessi nelle Marche e in alcune provincie pugliesi (circa 20 colpi), nonché l’individuazione del resto dei componenti dell’organizzazione, già noti alle cronache giudiziarie.








Questo è un articolo pubblicato il 29-09-2016 alle 20:52 sul giornale del 30 settembre 2016 - 1396 letture

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