Dieta, stato nutrizionale e attività fisica al giorno d’oggi

7' di lettura 10/09/2016 - Rispetto al passato, le abitudini alimentari e l’attività fisica sono cambiate. Secondo i dati raccolti dal Report Istat nel 2015, il 32% degli adulti è in sovrappeso, mentre l’11% è obeso (1 su 10), complessivamente, quindi, più di quattro adulti su dieci (42%) sono in eccesso ponderale .

I dati confermano livelli preoccupanti di eccesso ponderale anche nei bambini: il 22,9% dei bambini misurati è risultato in sovrappeso e l’11,1% in condizioni di obesità quindi circa 1 milione e centomila bambini in eccesso ponderale, di cui quasi 400 mila obesi. Questo perché lo stile di vita dei nostri giorni è caratterizzato da grande disponibilità di cibo e da una sempre più diffusa sedentarietà, che portano a vivere in una situazione di apparente benessere psico-fisico il quale, spesso, non corrisponde con lo stato di salute e così, le abitudini alimentari caratteristiche dei popoli mediterranei, si sono progressivamente modificate impoverendosi di fibra e arricchendosi di cibi ad alto contenuto di proteine, grassi saturi e di zuccheri, fino a superare l’apporto di nutrimento necessario.

Nell’alimentazione di oggi si ha inoltre una destrutturazione del pasto, soprattutto causata da un aumento dei consumi di pasti fuori di casa e di cibi pronti e/o precotti. Infatti, il pasto principale della giornata molto spesso è la cena e raramente si torna a casa per la pausa pranzo. Durante la giornata le occasioni per consumare cibo si moltiplicano, mentre è difficile trovare tempo per il movimento: all’esercizio fisico, infatti, sono dedicati solo pochi minuti al giorno o qualche ora alla settimana. Anche dai dati del Progetto di Okkio alla Salute del 2015 si evince che i bambini fanno sempre meno attività fisica, passano più ore davanti alla televisione, saltano la colazione, fanno una merenda abbondante, non consumano quotidianamente frutta e verdura ma fanno invece un consumo eccessivo di bevande gassate e zuccherate. Questo nuovo stile di vita ha portato ad uno squilibrio nutrizionale, in particolare tra il valore calorico del cibo ingerito (entrate) e il dispendio energetico (uscite) che si manifesta con un aumento del peso. Viviamo, quindi, in un’epoca di “apparente benessere” ove all’allungarsi dell’aspettativa di vita si registra anche la crescita del rischio di patologie quali:

· Obesità.

· Malattie metaboliche.

· Malattie cronico degenerative.

I cosiddetti “cibi spazzatura” contenenti un’eccessiva quantità di grassi saturi, grassi idrogenati, conservanti e carboidrati ad alto indice glicemico fanno male ad adulti e bambini. E quest’ultimi, proprio perché tali, possono e devono essere educati ad aver cura della propria salute attraverso uno stile di vita sano nel quale rientrano la corretta alimentazione di cibi sani e genuini opportunamente variati .

“Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute” Ippocrate.

Fare attività fisica è un’arma veramente potente di prevenzione delle patologie cronico degenerative come tumori e patologie cardiovascolari, ed è sempre più spesso consigliata come coadiuvante del trattamento farmacologico e dietetico delle malattie. Inoltre, sono moltissimi gli studi che hanno rivelato che un’alimentazione corretta, unita ad un allenamento quotidiano, aumenta la longevità. Usare lo sport a scopo salutare rappresenta infatti il vero segreto per stare in salute; ciò si traduce in una migliore efficienza cardiovascolare (abbassa il colesterolo LDL e i trigliceridi e contribuisce a mantenere nei limiti fisiologici la pressione) ed in un controllo il peso, promuovendo la perdita di massa grassa e aumentando la massa attiva cellulare. Inoltre favorisce l’efficienza muscolo scheletrica, stimola e regola l’attività ormonale (ad esempio consente la regolazione della glicemia) ed ha un effetto anche psichico, aumentando il tono dell’umore grazie alla produzione di endorfine. Fare attività fisica è veramente importante negli adulti e lo è ancora di più nei bambini. Il principale effetto dell’attività fisica nei bambini è di favorire la perdita di eccesso ponderale, prevenendo cosi il sovrappeso e l’obesità. Numerosi studi hanno dimostrato gli effetti deleteri dell’obesità nei bambini, inoltre essere obesi da bambini significa avere un elevatissimo rischio di essere obesi in età adulta. Uno degli aspetti in assoluto più interessanti di quest’argomento riguarda la formazione in numero delle cellule adipose che avviene proprio durante l’età pediatrica. Un’iperalimentazione nei primi 18 anni di vita comporta non solo un aumento del volume delle cellule adipose (obesità ipertrofica) ma anche e soprattutto un aumento del loro numero (obesità iperplastica). Dopo il 18° anno, il numero delle nostre cellule adipose resta pressoché invariato ed è per questo che è di estrema importanza arrivare a tal età in condizioni di normopeso, per non ritrovarsi poi tutta la vita a combattere con l’ago della bilancia .

L’attività fisica quindi non può essere considerata un metodo che si limita a promuovere il dimagrimento, ma è anche un mezzo per mantenersi in buona salute e per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Sotto, la Piramide dell’attività motoria consigliata dall’Organismo Mondiale della Sanità (Figura 1).

La dieta Mediterranea per prevenire l’obesità.

La dieta (dal Latino “diata” e a sua volta dal Greco ΔΊΑΙΤΑ) ovvero “stile di vita” in particolare nei confronti dell’assunzione del cibo, è l’insieme degli alimenti che gli animali, essere umani compresi, assumono abitualmente per la loro nutrizione. Questo indica diete per attenersi a prescrizioni relative a particolari quadri clinici (come diminuire o aumentare di peso corporeo) o per ottenere differenti risultati sul proprio fisico. La dieta pertanto non è esclusivamente privativa, ma può essere anche una scelta di “stile di vita” che magari si abbina a pratiche sportive o ricreative. Nel valutare l’adeguatezza di uno stile di un modello alimentare quindi, si dovranno considerare una serie di parametri che determinano lo stile di vita del soggetto interessato come: 1. Fattori genetici.

2. Fattori Epigenetici.

3. Condizione (accrescimento, senescenza etc…).

4. Disponibilità di alimenti.

5. Presenza di patologie.

La dieta può rappresentare un fattore di rischio o uno strumento di prevenzione per patologie degenerative. La prima regola per mantenere e avere una vita sana è quella di fare una dieta corretta, ciò vuol dire introdurre le giuste calorie, tenere varia e controllata la dieta.

Con il termine Dieta Mediterranea si intende definire un modello alimentare sviluppato sulla base delle abitudini tradizionalmente riconducibili alle popolazioni dell’Area Mediterranea che si basa su alimenti tipici di questa area: olio extra vergine d’oliva, pesce azzurro, cereali, legumi, verdura e frutta. Tale modello è stato definito da Angel Keys, in seguito alle sua esperienza nelle Regioni Mediterranee dove fece il primo studio scientifico (Seven Countries Study) le cui conclusioni dimostrarono che c’era una stretta correlazione tra dieta, ipocolesterolemia e rischio cardiovascolare. 14 Studi successivi come Framingham Heart Study, Nurses' Health Study, Women's Health Initiative, hanno confermato non solo l’importanza di una healthy diet per mantenere una buona salute generale ma hanno anche correlato l’esercizio fisico e il consumo di fibra alla riduzione dell’obesità.

Nel 1992 L’United States Department of Agriculture (USDA) ha introdotto il concetto di Piramide Alimentare per illustrare graficamente la composizione ottimale dei macronutrienti nella dieta mediterranea. La sua interpretazione è di frequenza, e il suo scopo è di prevenire l’insorgenza delle malattie del benessere come aterosclerosi, infarto, diabete, ipertensione e dell’obesità. Nel novembre del 2009, il Centro universitario Internazionale di Studi sulle Culture Alimentari Mediterranee ha presentato una prima versione della Piramide Alimentare della Dieta Mediterranea Moderna (Figura 2), elaborata in collaborazione con INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti).


da Dott.ssa Sonia Bolognesi
biologa-nutrizionista







Questo è un articolo pubblicato il 10-09-2016 alle 14:06 sul giornale del 12 settembre 2016 - 3499 letture

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