I vincitori della XII edizione del Premio nazionale “Paolo Volponi - Letteratura ed impegno civile”

Premio nazionale “Paolo Volponi - Letteratura ed impegno civile” 7' di lettura 08/09/2015 - La giuria tecnica del Premio nazionale “Paolo Volponi - Letteratura ed impegno civile”, composta da Andrea Bajani, Enrico Capodaglio, Angelo Ferracuti, Massimo Gezzi, Massimo Raffaeli ed Emanuele Zinato, ha scelto i testi vincitori della XII edizione del Premio.

La terzina è composta da Romolo Bugaro, autore di "Effetto domino" (Einaudi), Marco Balzano con "L'ultimo arrivato" (Sellerio) ed Andrea Caterini con "Giordano" (Fazi).
L’opera prima “Stefano Tassinari” è andata all'esordiente Marco Peano, autore di "L'invenzione della madre" (minimum fax).

L’associazione Il Circolo di Confusione, insieme alle altre realtà sostenitrici del Premio, è già al lavoro per organizzare al meglio questa edizione, che vedrà alcune novità a cominciare dal parziale rinnovamento della giuria popolare.
Come tutti gli anni, le iniziative si svolgeranno nella seconda metà del mese di novembre.

LE SCHEDE DEI LIBRI

“EFFETTO DOMINO” (Einaudi) di Romolo Bugaro
Può una catastrofe finanziaria essere raccontata come una catastrofe naturale? Un'onda grandiosa e terribile che travolge le vite di tutti, potenti e umili, indistintamente. Non resta che seguirle una a una, quelle vite, entrando nelle stanze in cui si prendono le decisioni o nello spazio deserto in cui un uomo cerca una via di fuga alla sua disperazione. Un romanzo potentemente contemporaneo: un duello western, nell'Italia di oggi, tra individui disposti a tutto. E, intorno a loro, qualcosa di piú grande: una luce molto terrena che abbaglia il mondo.

Ci sono uomini abituati a esprimersi solo attraverso il denaro. Uomini che non vanno liquidati con facili parole: lo sa bene Romolo Bugaro, che - oltre a essere uno scrittore ipnotizzato dal mondo - è un avvocato che conosce da vicino, per lavoro, le traiettorie di ascese e fallimenti. Ritrarli con verità, nel bene e nel male di cui sono capaci, è la scommessa di questo suo romanzo. Perché la verità non indebolisce il giudizio etico, anzi lo rafforza proprio nella misura in cui lo complica. Quando uomini come questi si mettono in testa di concludere un grande affare - ad esempio di costruire una città di lusso nella provincia veneta, facendola spuntare come un fungo dall'oggi al domani - niente può fermarli. O forse sí. Forse può accadere che il semplice «no» di una banca produca un effetto domino senza fine, travolgendo le esistenze di tutti. Grandi costruttori, piccoli imprenditori, camionisti, casalinghe, bambini ignari di ogni cosa. Perché quando la valanga comincia a rotolare non c'è salvezza per nessuno. Ma non tutto è come sembra, in una storia di uomini ossessionati dal lavoro, dal denaro e dal potere al punto da apprezzare l'abilità di chi è riuscito a fregarli. E forse l'espressione tecnica «segnalazione a sofferenza» può diventare per molti una metafora perfetta.

“L’ULTIMO ARRIVATO” (Sellerio) di Marco Balzano
Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all’esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell’emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro,di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Come racconta lui stesso, «non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattr’otto. Prima mi hanno fatto venire a schifo tutte cose, ho collezionato litigate, digiuni, giornate di nervi impizzati, e solo dopo me ne sono andato via. Era la fine del ’59, avevo nove anni e uno a quell’età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi». Ninetto parte e fugge, lascia dietro di sé una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro.

Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è «picciriddu» o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di sé. Ad aiutarlo c’è poco o nulla, forse solo la memoria di lezioni scolastiche di qualche anno di Elementari. Ninetto si getta in quella città sconosciuta con foga, cammina senza fermarsi, cerca, chiede, ottiene un lavoro. E tutto gli accade come per la prima volta, il viaggio in treno o la corsa sul tram, l’avventurarsi per quartieri e periferie, scoprire la bellezza delle donne, incontrare nuovi amici, esporsi all’inganno di chi si credeva un compagno di strada, scivolare fatalmente in un gesto violento dalle conseguenze amare. In quel teatro sorprendente e crudele, col cuore stretto dalla timidezza, dal timore, dall’emozione dell’ignoto, trova la voce per raccontare una storia al tempo stesso classica e nuova. E questa voce, con la sua immaginazione e la sua personalità, la sua cadenza sbilenca e fantasiosa, diventa quella di un personaggio letterario capace di svelare una realtà caduta nell’oblio, e di renderla di nuovo vera e vitale.

“GIORDANO” (Fazi) di Andrea Caterini
In un romanzo denso e coraggioso, che trasforma in simbolo i non luoghi delle nostre città, Andrea Caterini percorre un “viaggio al termine della notte” insieme a un uomo che, nonostante e sconfitte, lotta per trovare la forza di andare oltre la rassegnazione e il senso di colpa e guardare il mondo con occhi nuovi.
Giordano non si trova in un punto dello spazio come il resto dell’umanità ma in un garage, che se per il mondo non è che un luogo di transito, un pezzo morto nel tessuto della metropoli, per lui è tutto quello che c’è, perché quella di Giordano è una notte a cui non seguirà il giorno, ma un’altra notte, un’altra e un’altra ancora…

All’estrema periferia di una grande città, nell’aria umida di un garage sotto il livello della strada, Giordano lavora come guardiano notturno per pochi euro al mese.
Sposta auto e furgoni per persone che lo salutano a malapena, di ritorno dalle loro notti bianche o appena svegli, mentre ancora storditi vanno al lavoro. Come sia finito lì non interessa a nessuno, e Giordano passa il tempo nel suo gabbiotto, seduto davanti alla stufetta, con in mano un mazzetto di fotografie, mentre il chiarore lunare filtra dalle finestrelle alte del garage.
Fotogrammi, istantanee: il tentativo di fare il salto di qualità nel lavoro e mettersi in proprio, trasformatosi in un volo di Icaro, la morte dei sogni, e con essi lo sfaldarsi del rapporto con Marilù, sua moglie, e Sandro, il suo migliore amico. E infine suo figlio, l’unico a cercare di capire davvero cosa sia successo, che interroga il padre con pietà e rabbia, in bilico tra la comprensione e il rancore, alla ricerca della ragione - quella vera - del fallimento della sua esistenza.

“L’INVENZIONE DELLA MADRE" (minimum fax)
di Marco Peano
Questa è una storia d’amore. Si tratta dell’amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio. Lei è malata, ha poco tempo, e lui, Mattia – sapendo che non potrà salvarla, eppure ostinandosi contro tutto e tutti – dà il via a un’avventura privatissima e universale: non sprecare nemmeno un istante. Ma in una situazione simile non è facile superare gli ostacoli della quotidianità. La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia. Un rifugio sicuro sembrano essere i ricordi: provare a riavvolgere come in un film la memoria di ciò che è stato diventa un esercizio che gli permette di sopportare il presente. Ma è davvero possibile sfuggire a se stessi?

In questo viaggio dove tutto è scandalosamente fuori posto, è sempre il rapporto con la madre a far immergere Mattia nella dimensione più segreta e preziosa in cui sente di essere mai stato. Raccontando di questo everyman, grazie al coraggio della grande letteratura, Marco Peano ridà senso all’aspetto più inaccettabile dell’esperienza umana: imparare a dire addio a ciò che amiamo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-09-2015 alle 17:34 sul giornale del 09 settembre 2015 - 1263 letture

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